Lazio e Immobile, prossimi al capolinea

È proprio un finale da favola, l’happy end di stampo disneyano, come no: Ciro Immobile, miglior cannoniere nella storia della Lazio, con un personale di 206 gol, con tutte le carte in regola per diventare l’idolo immortale, da giorni braccato nel virtuale e nel reale, via social e lungo la strada, dagli allupati tifosi a caccia di capri espiatori. 

A quanto pare, lui è la preda ideale, la più appetitosa di tutte: sarebbe la figura di spicco del tradimento ordito ai danni di Sarri, il Giuda che ha costretto l’allenatore a scappare. Uno dei, perché pare che la dotazione di Giuda in questa storia molto poco evangelica sia piuttosto copiosa. Ma a prescindere: è possibile, è accettabile, è giustificabile che un calciatore – popolare o sconosciuto, cambia poco – non possa più portare il bambino a scuola senza essere investito dall’odio e dalle minacce della gentaglia? In un mondo normale non si porrebbe neanche la domanda, in questo mondo pervertito dei social sembra l’inevitabile conseguenza. Li chiamiamo leoni da tastiera, ma sarebbe ora di porgere sentite scuse al nobile felino: il coraggio di queste bestie non è da re della foresta, è il coraggio degli sciacalli, delle iene, degli avvoltoi, fuori dall’allegoria faunistica di chi infierisce su una preda in chiara difficoltà. Naturalmente, dentro la corazza dell’anonimato (fino a un certo punto: occhio ragazzi, la polizia postale può arrivare a stanarvi, il vostro bunker non è antiatomico). 

Però c’è un però: senza neanche tanto brillare per fantasia, il comunicato stampa in cui il clan Immobile denuncia questa indecenza concentra le colpe sulla solita, scontata, immancabile campagna di certi giornalisti. Non è giusto, non va bene. Tanti giornalisti sono responsabili delle loro brave carognate, non ci piove: ma non sono i soli. Stavolta sono in grande compagnia. Troppo facile battere la sella per non battere il cavallo. Uscendo definitivamente da allegorie e metafore bestiali, è pura realtà che a divulgare certe versioni e certe spiegazioni, creando un certo clima, sia anche e soprattutto la figura apicale dell’intera faccenda, direttamente il numero uno, sua diplomazia Claudio Lotito. 

Lasciando a casa eufemismi, aforismi, giri di parole in cui solitamente eccelle, stavolta il capo ha spiegato papale papale che Sarri è vittima di un tradimento della squadra, comunque di una parte della squadra. Allora: se la curva social, istigata dai luridi giornalisti della peggior specie, rende la vita di Immobile un simpatico inferno, se questa curva ormai lo aspetta sotto casa, la colpa va almeno equamente distribuita. I pidocchi da tastiera fanno il loro, giornalisti compresi, ma non è trascurabile nemmeno il colpo di tacco del presidente. Magari l’operazione è scaltra e strategica, perché devia e scarica l’ondata di piena del livore, ma dire apertamente che Sarri è vittima del tradimento risulta in certe situazioni, in certe epoche, né più né meno come lanciare una bistecca sanguinolenta in una baia infestata dai pescecani, con Immobile nella parte della bistecca. 
Morale? Come da tradizione, in tutti i luoghi e in tutte le squadre: quando gira bene e si vince, parte la pirotecnica narrazione dell’isola felice, affollata di splendidi personaggi, con i social che pompano like e i campioni che aggiungono tatuaggi, ma quando gira male e si perde, via col verminaio, con i social che pompano odio e i campioni costretti a barricarsi in casa. È il bel mondo che ci siamo costruiti. È il nostro punto d’arrivo. Ha tutte le sembianze di un capolinea. 


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