Lautaro-Giroud, De Ketelaere-Calha e Ibra-Lukaku: 10 motivi per cui è già derby

Quante ragioni caricano la sfida di un’importanza particolare: dai duelli individuali fino a quello in panchina

Luigi Garlando

3 settembre – Milano

Siamo all’inizio, ma la sfida di San Siro è già importante per 10 buone ragioni: Pioli può sorpassare, Inzaghi allungare. E il campionato osserva.

“Siamo forti e vogliamo dimostrarlo”, ha detto ieri Stefano Pioli in conferenza stampa. Lo pensa anche Simone Inzaghi. Un derby non vale mai solo 3 punti. È sempre una prova di forza che porta euforia a chi lo vince e carica di dubbi chi lo perde. È un’onda lunga che condiziona le partite successive. Il derby del 5 febbraio scorso, quello ribaltato dalla doppietta di Olivier Giroud, è un caso scuola: è lì che i nerazzurri hanno cominciato a perdere uno scudetto che sentivano già in tasca ed è lì che i rossoneri hanno cominciato a credere di poterlo vincere. Siamo appena usciti dai blocchi di partenza, la situazione è molto diversa, ma entrambi i tecnici conoscono bene le luci e le ombre che può proiettare nel futuro prossimo un derby vinto o perso. Cercheranno di imporre la stessa prova di forza. E poi è uno scontro diretto e in un campionato spaccato brutalmente tra grandi e piccole, gli scontri diretti pesano di più. L’Inter ha già perso quello con la Lazio; il Milan ha lasciato due punti all’Atalanta, sconfitta due volte nel torneo scorso. Ora Pioli e Inzaghi vogliono il pieno.

GIROUD-LAUTARO

Tra i tanti duelli, quello tra i due attaccanti potrebbe essere decisivo

Curiosamente, nelle conferenze di ieri, Pioli e Inzaghi hanno sottolineato con l’evidenziatore la stessa frase: “Saranno decisivi i duelli individuali”. Entrambi hanno dato un’identità tattica precisa alle loro squadre, ma hanno preferito sottolineare il peso delle faide personali. Questo derby vale come primo fixing stagionale: più salvifico Maignan, il para-rigori, o Handanovic? Più veloce Theo Hernandez o Dumfries che s’incroceranno sugli stessi binari? A centrocampo chi spingerà di più tra Tonali o Barella, bandiere futuribili alla Rivera-Mazzola? Chi sfregherà meglio la lampada alla ricerca del genio, tra De Ketelaere o Calhanoglu, i creativi? Leao volerà via o Skriniar scivolerà di lato per bloccarlo? E, soprattutto, i gol li farà Giroud o Lautaro? La doppietta del francese ha fatto storia nell’ultimo derby di campionato, ma nell’ultimo derby assoluto, in Coppa Italia, la doppietta l’ha firmata l’argentino. Assenti Ibrahimovic e Lukaku, l’area di rigore è roba loro. Il Toro ne ha già buttati dentro 3, a Olivier serve un’altra doppietta per pareggiare.

Pioli

Dopo il pari di Reggio Emilia, il tecnico rossonero vuole rimettere il Milan in carreggiata

Questo derby serve a Pioli per dare una prima sterzata al suo Milan, dopo le brutte risposte ricevute contro il Sassuolo. Il tecnico rossonero, nella conferenza di ieri, ha escluso che la cattiva prova di Reggio Emilia potesse dipendere dal pensiero alle partite successive, ma ha riconosciuto i limiti di lucidità nella manovra, per frenesia e troppa foga di vincere. Il Milan, si sa, ha vinto lo scudetto pur non avendo l’organico più attrezzato, grazie alla qualità del suo gioco e alle motivazioni feroci. A Reggio sono apparsi appannati entrambi: gioco e spirito. Il derby, emozionante per costituzione, è una scossa elettrica che può aiutare Pioli a rimettere subito in carreggiata il suo Milan. Nella stagione scorsa, dopo ogni minima sbandata, il tecnico è riuscito sempre a raddrizzare la rotta. Il derby ci dirà se la magica empatia, che ha portato al titolo, è rimasta intatta. Ibra spiegò che Leao era stato l’unico compagno cui non era riuscito a comunicare e si era arreso. Ora ci sta provando Pioli per avere più continuità dal suo talento più puro. Come ha spiegato Kjaer in modo ruvido: “Uno con le sue qualità deve decidere sempre, non ogni tanto”. In genere il clima di un derby eccita i grandi, è una musica che fa uscire dalla cesta i cobra del gol. Rafa in 3 stagioni non ha mai segnato all’Inter. Pioli attende il primo morso.

Leao? Uno con le sue qualità deve decidere sempre, non ogni tanto

Simon Kjaer

INZAGHI

Il tecnico dell’Inter vuole vincere per allontanare le critiche, e rinsaldare la sua panchina

È stata carica di orgoglio la conferenza stampa di Simone Inzaghi, ieri. Ha ricordato che l’ultimo derby giocato non è stato quello di Giroud, ma quello vinto 3-0 dall’Inter in Coppa Italia. Ha ricordato le “due notti con i trofei sollevati davanti ai nostri tifosi” e osservato che “si è parlato troppo della sconfitta di Roma”. Orgoglio legittimo perché la prima stagione nerazzurra di Inzaghi è stata positiva e perché l’Inter questa sera affronta i Campioni d’Italia con un punto di vantaggio ed è a un solo punto dalla vetta. Però non possiamo nascondere che i tifosi nerazzurri, oltre alla soddisfazione per la Coppa Italia e la Supercoppa, hanno in memoria l’amarezza per uno scudetto che, a un certo punto, sembrava più che a portata di mano e alcune sostituzioni discutibili del loro mister nel derby di Giroud. Nelle “troppe parole sulla sconfitta di Roma” rientrano anche le critiche per la sostituzione di Dumfries, il migliore, nel momento chiave. Insomma, una vittoria nel derby servirebbe molto di più a Inzaghi per saldare il patto con il suo popolo. Pioli e i suoi tifosi, dopo lo scudetto, sono in prolungata luna di miele.

LE PROPRIETÀ

La prima di Cardinale e il riscatto di Zhang dopo un mercato al risparmio: il derby si gioca anche in tribuna

Questo derby non solo è importante. A suo modo è storico, perché vede il debutto di Gerry Cardinale, numero uno di RedBird Capitale, nuovo proprietario del Milan. Il popolo rossonero si augura che il battesimo nel derby dell’americano sia più fortunato di quello di Silvio Berlusconi che, nell’aprile ‘86, debuttò assistendo al gol beffa del piccolo Minaudo. E’ un derby molto significativo anche per Steve Zhang, che ha dovuto guidare un mercato al risparmio e ha appena ricevuto dalla Uefa la bolletta del Fair Play finanziario, ma a San Siro potrà godersi Skriniar che ha negato a El-Khelaifi in persona. A gennaio la pratica Skriniar-PSG potrebbe riaprirsi, ma intanto stasera Zhanghino vedrà il difensore sloveno correre dietro a Leao. Derby della Madonnina, ma anche Stati Uniti contro Cina.

CHAMPIONS

Il derby può dare una spinta decisiva nella settimana che porta alla Champions: l’Inter ospiterà il Bayern, il Milan vola a Salisburgo

Questo derby è importante anche perché introduce ai primi turni della Champions League che Inter e Milan vogliono onorare meglio della stagione scorsa. L’Inter ospita l’avversario peggiore (Bayern Monaco), il Milan affronta la prima trasferta (Salisburgo). Non esiste spinta migliore di una stracittadina vinta. Ne ha bisogno in modo particolare l’Inter. Una vittoria nel derby infiammerebbe l’ambiente e spingerebbe il popolo nerazzurro a riempire San Siro per evocare l’impresato “impossibile” contro una delle favorite alla vittoria finale. Il Milan nella stagione scorsa ha ritrovato la Champions dopo molti anni. Ne ha preso contatto, ha piantato un campo base. I giovani rossoneri di Pioli hanno imparato a respirare a quelle quote, hanno fatto esperienza e qualche buona partita. Quest’anno si arrampicheranno con una diversa consapevolezza. Milan e Inter, per la loro storia, non potranno mai ridursi al giardinetto della Serie A. Anche perché poi non è vero che restare in coppa fa male alla corsa scudetto: la Champions logora chi non la fa. Il prossimo 22 maggio saranno 60 anni giusti dalla Coppa Campioni del Milan (‘63). Nelle edizioni successive arrivarono quelle dell’Inter (‘64, ‘65). Milano si prepara a festeggiare il suo Trienno d’Oro, sul trono d’Europa. Non dimentichiamolo: quello di stasera è il derby di due regine.

De Ketelaere

Nel solco di Rivera e Kakà, il Principino belga cerca il decollo in rossonero nella partita più sentita

Questo derby è importante anche perché rappresenta il battesimo di Charles De Ketelaere in una stracittadina e, più in generale, in un duello contro una grande. Il Principino belga ha già lasciato intravvedere le sue nobilissime potenzialità nelle prime uscite, fatta eccezione per Reggio Emilia, coinvolto nella giornata storta di tutto il Milan. Pioli ne ha curato il lancio, dosando le presenze. Sembra arrivato il momento del decollo. Il derby è un fuoco che da sempre fa emergere le qualità dei metalli preziosi. Gianni Rivera debuttò in una stracittadina a 21 anni e, nell’anno dei 21, il ’64, realizzò il suo primo gol all’Inter. Aveva 21 anni anche Ricky Kakà quando, ottobre 2003, deposito nella rete nerazzurra un cross di Gattuso. Il suo primo in un derby milanese era anche il suo primo gol da milanista. È l’accoppiata che i tifosi rossoneri si aspettano questa sera da De Ketelaere che, guarda caso, ha 21 anni. Sballottato nel paragone con Rivera e Kakà, per ragioni di classe, tocco, corsa o capelli in ordine, il Principino proverà a imitarli, perché in genere i predestinati non perdono tempo.

Calhanoglu

Hakan si porta dietro i veleni della scorsa stagione, e l’Inter senza di lui non gira

È anche il derby di Hakan Calhanoglu per una serie di motivi. Dopo aver strappato con il Milan e attraversato il Naviglio, ha segnato al Diavolo, su rigore la prima volta che se lo è ritrovato di fronte, con tanto di mani portate alle orecchie. Il popolo milanista non ha apprezzato e Ibrahimovic, che in queste cose ha memoria di elefante, si è fatto un nodo al fazzoletto. Al momento di festeggiare lo scudetto, Zlatan ha istigato un pensierino per il turco che ha risposto in modo duro. Stasera Ibra sarà a bordocampo e San Siro a maggioranza rossonera. Ma Calha è anche un fattore tattico. La sua assenza ha pesato contro la Lazio, con polemiche a traino. Giocò Gagliardini. In coppia con Brozovic, nel derby di Giroud, dettò legge finché non venne sostituito. Nella battaglia per il possesso, ma anche nella rifinitura alle punte, l’opera di Calhanoglu è fondamentale. Contro la Lazio, Lukaku restò a lungo irraggiungibile. Il fascinoso romanzo del derby è ricco di ex orgogliosi, affamati di occasione per scrivere la storia. Hakan Calhanoglu è solo l’ultimo, nel primo derby milanese della stagione.

Ibra-Lukaku

La rivalità tra i due aveva animato i derby del passato, ora entrambi non saranno in campo e la loro assenza si farà sentire

“Milano ha un nuovo re”, annunciò Romelu Lukaku. “Milano non ha un re. Ha solo un dio”, gli mandò a dire Zlatan Ibrahimovic. In campo e fuori i due pianeti entrarono in clamorosa rotta di collisione, arginata a stento tra minacce e insulti: gennaio 2021, Coppa Italia. Nella sua biografia “Adrenalina” Ibra ha spiegato che avrebbe risolto la questione in campo, alla prima occasione. Lukaku è tornato dopo un anno di Premier. Questo avrebbe dovuto essere il loro derby. Ibra ci sarà, in zona panchina. Più difficilmente Lukaku, in uno stadio “milanista”. Meglio comunque non vicini… Condizionano comunque il match. Il giovane Milan ha già dimostrato di saper camminare da solo anche senza il suo totem in campo. Deve ribadirlo in un derby. L’Inter, che si stava riabituando a vivere sulla profondità di Romelu, dovrà recuperare il palleggio del torneo scorso, con Dzeko o con Correa che nel 3-0 di Coppa Italia tolse i riferimenti a Tomori e Kalulu, e semplificò il successo dei nerazzurri, su bella intuizione di Inzaghi. Ibra e Lukaku, nella buca del suggeritore, si faranno sentire.

ORGOGLIO MILANO

Per somma di punti le romane sono avanti, Inter e Milan inseguono e vogliono allontanare le altre concorrenti allo scudetto

Il derby di Milano si gioca a sud di Roma, nel senso che i giallorossi di Mourinho sono in testa alla classifica e che, per somma di punti, al momento le romane (18) stanno davanti alle milanesi (17). Milan e Inter non giocano solamente contro, giocano anche insieme, per orgoglio cittadino. Se nel finale del campionato scorso hanno dato l’impressione di poter ridurre la corsa scudetto nel Palio di Milano, quest’anno la concorrenza sembra molto più attrezzata. Acquisti di campioni già affermati come Dybala, Matic, Wijnaldum, Pogba, Di Maria, Paredes… sono stati altrettanti guanti di sfida. Al di là del ritorno di Lukaku e dell’investimento sul giovane De Ketelaere, le milanesi si sono dedicate a un mercato di conservazione. Il Principe belga questa sera dovrebbe essere l’unica novità di mercato a partire da titolare e anche questo fa capire i limiti forzati degli investimenti estivi. Un gran derby giocato con qualità tecnica e intensità agonistica, nella sfarzosa cornice di un San Siro tutto esaurito, sarebbe un messaggio di forza a doppia firma, spedito da Milano al campionato.

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