L’archeologo Mancini, la ricerca e l’anello di congiunzione azzurro

Come i ritrovatori delle statue di 2300 anni fa vicino Siena, così ora anche il c.t. dovrà tirare fuori la bellezza dal fango

Sono 24, più o meno come i giocatori di una rosa al Mondiale. Ventiquattro bellissime statue di bronzo, in perfetto stato di conservazione, tornate alla luce dopo 2.300 anni dalle vasche sacre di un santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena. L’acqua calda e il fango le hanno protette e accompagnate attraverso i secoli. Risalgono a un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il II d.C., cioè all’epoca della nostra ultima partecipazione a un Mondiale di calcio. Per lo meno, la distanza percepita è questa. Nei giorni in cui le varie nazionali rendono note le rose dei giocatori che parteciperanno alla competizione in Qatar, sono spuntati fuori i nostri convocati di bronzo che giocano in ruoli diversi: divinità, imperatori, matrone, fanciulli… In Toscana, la regione di Coverciano. In fondo, al nostro c.t., Roberto Mancini, è richiesta un’operazione archeologica del genere: tirare fuori la bellezza dal fango, ricostruire una Nazionale affascinante dalle macerie di due eliminazioni mondiali.

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