La sfida di Abraham: “Ho imparato più in poche settimane con Mou che in tutta la vita”

L’attaccante della Roma è il primo nazionale inglese a dichiarare pubblicamente di essere vaccinato e si confessa al Guardian: “Potevo fare panchina al Chelsea, ma ho scelto di mettermi alla prova”

“Vuoi venire a goderti un po’ di sole o restare sotto la pioggia?”. È questa la frase che, Josè Mourinho, ha detto al telefono a Tammy Abraham per convincerlo, in estate, ad accettare la Roma. Concetto legato al tempo, ovviamente, perché la Capitale non è Londra, ma anche al calcio. Al Chelsea, con Tuchel, per Abraham c’erano solo nubi, a Roma con lui poteva davvero splendere il sole. E di questo, dal ritiro della Nazionale inglese, Abraham parla al Guardian, mettendo bene le cose in chiaro: “Voglio essere tra i primi attaccanti al mondo e non mi fermerò fino a che non sarò lì”.

Grazie Mou

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Il numero 9 della Roma, punto fermo di Lampard al Chelsea, racconta come per lui sia stato difficile andare in panchina con Tuchel, che lo ha utilizzato in sole sette partite, facendolo partire solo tre volte titolare in Premier League e sostituendolo all’intervallo due volte. “È stata dura – l’ammissione di Abraham -. Allora non lo capivo davvero. Segnavo, venivo da una tripletta e, ovviamente, quando arriva un nuovo allenatore le cose cambiano. Penso che fasi come questa debbano capitarti per farti capire davvero cosa sia il calcio. Non puoi essere sempre in alto. A volte hai bisogno di toccare il fondo, quei momenti mi hanno davvero sollevato e spinto a essere ancora più affamato”.

La scelta

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Ora è diventato il primo nazionale inglese a dichiarare pubblicamente di essersi vaccinato, ma un anno fa Abraham ha pagato la violazione delle norme Covid per aver festeggiato il suo compleanno con gli amici – alla festa organizzata dall’ex compagno di club al Chelsea Ben Chilwell e da Jadon Sancho c’erano più delle persone consentite – con l’esclusione dalla nazionale, adesso, grazie a Mou e alla Roma, si sta prendendo le sue rivincite: “Sono arrivato a un punto in cui dovevo fermarmi e parlare con me stesso. Volevo allenarmi e lo stavo facendo per me, per migliorarmi. È facile essere arrabbiato perché non giochi, per me è stato il contrario. Ho imparato a conoscere me stesso e penso che questo abbia rafforzato la mia mentalità”. Abraham ammette che è stato difficile guardare la corsa dell’Inghilterra verso la finale di Euro 2020 dal divano anche se, a quel punto, era stato ovvio che non avrebbe fatto parte della spedizione. Quello che vuole è continuare a migliorare con Mourinho tanto che dice di aver imparato da lui in poche settimane “tanto quanto ho imparato in tutta la mia vita. L’opzione più semplice sarebbe stata quella di restare e sedersi in panchina al Chelsea. Ho capito che dovevo mettermi alla prova. Certo, dovevo mantenere i nervi saldi, cambiare Paese è sempre una cosa coraggiosa da fare. Ma lo consiglierei ai giovani giocatori inglesi. Direi loro di non aver paura. Impari su te stesso. È dura, ma mi ci sto abituando. Sono andato alla Roma ed è ora di farmi vedere di nuovo”. Felice e sorridente.

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