"La Serie C è solo l'inizio": 'l'urlo del Campobasso, il Lupo sogna in grande

Il presidente Matt Rizzetta, a capo della North Sixth Group specializzata nel campo della comunicazione, e il vice Nicola Cirrincione non si nascondono, hanno piani ambiziosi e il popolo già sogna il ritorno in quella B che negli Anni 80 era la casa del Campobasso, capace di sfiorare persino la Serie A per l’allegria dei suoi tifosi, come il piccolo Gigi Buffon. Poi i fallimenti, le recriminazioni, le battaglie condotte anche solo per convincere una piazza ferita da troppe illusioni a riaffezionarsi alla squadra. Un gruppo che a stagione in corso è stato trasfigurato da brusche partenze e acquisti determinanti, a gioco lungo. Come il difensore Nicolas Di Filippo, la classe ’93 al top, o il franco-guadalupense Mathieu Coquin. Il bomber si chiama Antonio Di Nardo, 12 reti stagionali, perdonato per un paio di rigori sbagliati in momenti clou, epperò autore del gol che con quello di Romero ha sigillato la promozione. Tra i più decisivi c’è il franco-senegalese Mady Abonckelet, con il suo iconico tuffo vincente sull’erba di San Benedetto, e poi l’assistman ecuadoriano Luis Maldonado. E le parate di Manuel Esposito? Un 2005 di altra pasta rispetto alla categoria.

In testa, un allenatore, Rosario Pergolizzi palermitano di sangue e con trascorsi sul campo da difensore di Ascoli, Bologna e del Napoli campione d’Italia di Maradona, subentrato dopo cinque giornate al posto di Andrea Mosconi dopo il tonfo con il Roma City. Dal 13 ottobre il tecnico siciliano ha cominciato a ristabilire l’ordine dal caos, spargendo ottimismo anche quando la piazza tremava. Come dopo l’1-1 del 21 aprile contro il Notaresco, con L’Aquila a due passi. «Io dico che ce la faremo», il pensiero declinato pubblicamente e nello spogliatoio. Risultato? Il Campobasso non perde da fine gennaio, ha il migliore attacco con 54 gol segnati e da metà dicembre si è preso la vetta e non l’ha più mollata. «Umiltà, lavoro duro, perseveranza»: parole che accomunano Pergolizzi al patron Rizzetta, personaggio instancabile. Origini pugliesi da parte dei nonni, ma con chiaro ascendente molisano, ha intercettato il bisogno collettivo di tornare a emozionarsi per qualcosa di straordinario. Ha pure ampliato il ‘portafoglio soci’, facendo conoscere il Campobasso negli Stati Uniti: prima tappa New York, casa sua. «Il meglio deve ancora venire», è il refrain del club. Sì, gli underdog sono tornati.

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