La Roma da Gasperini: codice giallorosso

De Rossi da Gasperini a Gasperini, dalla battuta sul codice giallo, decisamente sgradita ai romanisti, a un codice giallorosso che – come l’altro – non prevede sospensioni, in particolare quella di un sogno. Dopo appena quattro mesi da allenatore di serie A Daniele è atteso a un appuntamento che può pesare sensibilmente sul futuro della Roma, il secondo nel giro di soli tre giorni: affronta un avversario che ha appena conquistato la finale a lui mancata, oltretutto più carico e superiore per completezza dell’organico e cilindrata, il Leverkusen de’ noantri. 
Subentrato a un gigante come José Mourinho, De Rossi ha subito confermato di essere un professionista intelligente, risolto, fresco, sensibile e insomma capace: non potendo, né volendo, misurarsi con lo Special sullo stesso terreno tattico e strategico, e avendo una diversa idea di calcio – De Zerbi il suo modello -, ha alzato l’asticella investendo su un gioco più offensivo e restituendo centralità ai tre, quattro delusi. Due dei quali (Pellegrini e Spinazzola) hanno risposto positivamente. 
La manovra è risultata senza dubbio più piacevole, sono però aumentati notevolmente i rischi: Svilar, sul quale Daniele ha puntato con decisione, è stato troppo spesso salvifico. Le prime vittorie hanno comunque consentito alla Roma di recuperare posizioni in classifica e guadagnare in ottimismo. Ma nel momento in cui la squadra si è ritrovata con due obiettivi a vista e le tre partite a settimana, sono riemersi i problemi di tenuta fisica dei giocatori più importanti (Dybala, Spinazzola, Pellegrini e ci infilo pure Smalling) e si sono nuovamente evidenziate le fragilità di Zalewski e Karsdorp, così come le debolezze di Kristensen, Celik, Aouar e l’inutilità di Renato Sanches.  
Quella che a gennaio appariva una scelta soltanto furba, la sostituzione dell’amatissimo (solo dal tifoso) Mou con un’icona romanista, un intoccabile, si è rivelata centrata. La spiegazione più efficace l’ha fornita Spalletti quando ha sottolineato proprio al nostro giornale che «il principale merito di Daniele, per quanto sta dando alla Roma, deriva dal fatto che fin dal primo giorno non si è voluto approfittare dell’immenso amore che i tifosi nutrono nei suoi confronti. Ha capito subito che quello poteva essere un vantaggio-boomerang e l’ha messo da parte per investire totalmente nel lavoro sul campo».  
Tutto questo discorso, che andava fatto, porta a una conclusione positiva: alla lunga il gruppo squadra, provati due differenti metodi di gestione e accorciatasi la linea di frattura, ha mostrato le stesse, identiche crepe. Il futuro non può che partire dalla completa conoscenza delle esigenze tecniche da soddisfare per consegnare a De Rossi una squadra più competitiva di quella attuale. Tiago Pinto non c’è più e questo è un altro punto a favore di Daniele e della Roma. 


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