La riforma sospesa: Serie A da 20 a 18 squadre. Club divisi, ma i no prevalgono

Nei prossimi giorni i tavoli tecnici continueranno la discussione Il presidente federale Gravina è atteso il 26 per la prossima assemblea

Andrea Ramazzotti

9 gennaio – 09:50 – milano

Per il momento è stato un assaggio, ma sufficiente per capire che le posizioni all’interno della Serie A sulla riforma del campionato sono molto distanti. Da una parte ci sono le grandi che sono favorevoli a ridurre a diciotto il numero delle formazioni, dall’altra le medio-piccole, che sono prevalenti, decise a mantenere l’attuale format a venti. All’apparenza si tratta di due punti di vista inconciliabili e sembra complicato ipotizzare che a breve venga raggiunta una maggioranza qualificata (14 voti) per esprimere la posizione della Lega Serie A. Anche perché è necessario convocare un’assemblea e mettere l’argomento all’ordine del giorno. Ieri non c’era e per questo la chiacchierata è stata, diciamo così, informale.

riforma

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Le lancette dell’orologio però corrono e i giorni passano. Il numero uno della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha chiarito che è necessario riformare il calcio italiano e nell’ultimo Consiglio federale ha dato un’accelerata, mettendo per iscritto le tappe e fissando una data precisa, quella dell’assemblea straordinaria dell’11 marzo. Lì, senza un accordo tra le componenti, sarà tolto l’obbligo d’intesa, che permette alle singole componenti di bloccare la riforma. A quel punto, in teoria, la strada sarà più sgombra. Nel frattempo i tavoli tecnici sono al lavoro per individuare una soluzione condivisa e la Serie A, essendo… la locomotiva del sistema, deve inevitabilmente recitare un ruolo chiave. Perché incassa la stragrande maggioranza dei soldi e, nell’ottica di una riforma, li dovrà ridistribuire in maniera diversa. Al suo interno e alle altre componenti, aumentando la mutualità. Discorso complesso e delicato. Ecco perché tutto non può essere ridotto solo al numero dei club professionisti in Italia (100). Troppi rispetto alle altre Federazioni europee e considerando che il nostro calcio è in crisi perché ha fatto i conti con il Covid, ha perso i sostegni del Decreto Crescita, ha impianti vecchi e finora non ha avuto aiuti dal Governo. Anche nei prossimi giorni i tavoli tecnici continueranno a discutere dei format dei campionati, delle retrocessioni e di tutto il resto. Con la A che naturalmente sarà protagonista, ma che al suo interno è divisa come inevitabile quando gli interessi sono molto diversi. Gravina ne è al corrente e probabilmente se ne renderà di nuovo conto se il 26, in occasione della prossima assemblea in via Rosellini, sarà presente per confrontarsi con i club.

posizioni

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È evidente che le grandi della Serie A puntino al taglio da 20 a 18 delle formazioni al via. Perché dalla prossima stagione ci sarà anche la riforma delle coppe europee, con l’aumento delle gare nella fase a gironi della Champions League, perché è nato il Mondiale per club a 32 partecipanti (dall’estate 2025) e perché il calendario non ha più finestre libere complici gli impegni delle nazionali (soprattutto dopo la nascita della Nations League). La Ligue 1 e la Bundesliga del resto, sottolineano le grandi, sono già a diciotto squadre. Le medio piccole, che inevitabilmente avrebbero due posti in meno (perché è difficile ipotizzare la retrocessione delle big…), sono contrarie, ribadiscono che la Premier League e la Liga (cioè i campionati più importanti) sono a 20 e tagliare le partecipanti alla A farebbe perdere di valore al prodotto in fase di vendita dei diritti tv. Soprattutto di quelli domestici. Nell’ottobre 2021, quando Dal Pino era presidente della Lega, il tema del “taglio” delle formazioni della A era già stato trattato e in via Rosellini l’orientamento era stato quello di restare a 20. Trovare un punto d’intesa diverso adesso, e più in generale tra le varie categorie per la riforma generale, non sarà semplice. E l’11 marzo si avvicina…

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