La Lega di A vince ancora. Anche il Tar boccia la Figc

ROMA- Una vittoria giuridica, quasi ideologica, sicuramente politica. La Lega Serie A fa scacco matto alla Federcalcio (nonostante una minoranza netta in consiglio, dove via Rosellini rappresenta l’unica forza di opposizione a Gravina) e il sistema si spacca davanti ai giudici, aprendo scenari preoccupanti in un momento storico nel quale il pallone avrebbe dovuto viaggiare compatto (era l’auspicio post eliminazione Mondiale del presidente del Coni Malagò) remando nella stessa direzione. L‘indice di liquidità, cioè il rapporto tra attività e passività correnti, non diventerà quindi un parametro ammissivo per l’iscrizione al campionato di A. Lorenzo Casini batte Gravina in tribunale per la seconda volta in dieci giorni; e dopo la decisione del Collegio di Garanzia di accogliere parzialmente l’istanza della Lega Calcio contro la delibera del CF del 26 aprile (rifacendosi soprattutto alle tempistiche dell’approvazione del parametro), ieri il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della Figc. Non sembrano esserci i presupposti per un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato, ma sull’asse Roma-Milano i rapporti sono talmente tesi che nulla va escluso. A luglio, in qualsiasi caso, la Federcalcio intende tornare alla carica: l’indice, anche in virtù delle indicazioni Uefa, secondo Gravina è la prima riforma per indirizzare il calcio verso una nuova sostenibilità

I contenuti

Entro la mezzanotte i club del massimo campionato hanno dovuto presentare la domanda d’iscrizione e, al netto di quanto deciso dal giudice amministrativo in mattinata, tutti sono in regola coi conti. Anche la Lazio di Lotito, il quale ha ricapitalizzato i 2 milioni necessari per riportare l’indice in equilibrio (0,5) giusto in tempo per far arrivare sul tavolo del Tar un’udienza vuota di contenuti. A cosa è servito, quindi, finire a carte bollate? Per ribadire delle posizioni di principio, ma anche perché la Serie A intendeva dare una dimostrazione di forza (e ci è riuscita) nell’ambito di equilibri sempre più tesi tra una parte dei presidenti e la governance di Gravina. I giudici si sono trovati quindi a discutere con i legali delle due parti circa l’importanza di un parametro che però tutti avevano già rispettato ancora prima che iniziasse l’udienza. La mossa di Lotito ha funzionato: il tema ha perso di “urgenza” e, in parte, di significato.

L’obiettivo

Il Tribunale amministrativo ha dato ragione alla Figc su un solo punto: il dispositivo del Collegio di Garanzia, contrariamente a quanto sosteneva la Lega, era impugnabile. Impossibile però esprimersi sul merito: la Cassazione dello Sport non ha pubblicato le motivazioni (sono trascorsi 10 giorni ed è abbastanza curioso) e dunque restano sospesi anche i presunti vizi procedurali segnalati da via Allegri, come l’eventuale incompetenza delle Sezioni Unite del Collegio (che hanno giudicato al posto della Sezione sulle controversie in materia di ammissione). Al di là dei tecnicismi, il presidente della sezione “Prima Ter” del Tar, Francesco Arzillo, ha fatto presente nel dispositivo che «non risulta dimostrato alcun pregiudizio grave e irreparabile in ordine ai futuri adempimenti amministrativi e all’avvio del campionato di Serie A». Domanda cautelare respinta, quindi. Anche se la Figc fa sapere che, al di là della sconfitta in aula, l’obiettivo di sostenibilità è stato comunque raggiunto se tutti i club di A si trovano adesso “dentro” il contestato 0,5. «La Figc prende atto che il Tar del Lazio ha ritenuto insussistente il pregiudizio grave e irreparabile come richiesto dall’impugnazione della decisione del Collegio di Garanzia del Coni – si legge in una nota – in quanto tutte le Società di A risulterebbero in regola con l’indice di liquidità. Le finalità sottese all’introduzione di tale indice sono, quindi, di fatto raggiunte».

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