La Juve di Andrea Agnelli: 19 trofei ma quanti casi spinosi

Il ciclo leggendario in Italia e le due finali di Champions. Poi il crollo, dall’azzardo Ronaldo al progetto Superlega

Regno lungo e vincente, probabilmente irripetibile in Italia. Andrea Agnelli è stato presidente della Juventus dal 19 maggio 2010 allo scorso mercoledì (18 gennaio), quando ha chiuso ufficialmente la sua era dopo le dimissioni dal Cda del 28 novembre. Dei 4627 giorni trascorsi alla guida del club, ben 3282 li ha vissuti da campione d’Italia (il 71%). Merito dell’incredibile ciclo dei 9 scudetti consecutivi inaugurato dalla tripletta di Conte (2012, 2013, 2014), portato nella leggenda da Allegri (2015, 2016, 2017, 2018, 2019) e rifinito da Maurizio Sarri (2020), il grande rivale dei tempi di Napoli ingaggiato dal Chelsea dopo il trionfo in Europa League per provare a rivoluzionare stile e gioco della Signora. Sarri ha vinto, ma il progetto è imploso (quasi) sul nascere.

Così Agnelli, dopo l’esperimento Pirlo – catapultato in panchina da debuttante assoluto – ha optato per la restaurazione e il ritorno di Allegri, il tecnico per eccellenza della presidenza AA. Nei dodici anni e mezzo di impero, dall’esordio nei preliminari di Europa League in casa del modesto Shamrock Rovers (29 luglio 2010, 0-2 con doppietta di Amauri e Delneri in panchina) al 5-1 subito in casa del Napoli, c’è stato anche tanto altro. I trofei in tutto sono 19 (9 scudetti, 5 Coppe Italia e 5 Supercoppe) e ne fanno il presidente più titolato della storia del club. Anche senza la Champions League, sfumata nelle due finali contro Barcellona (2015) e Real Madrid (2017).

Un’escalation vissuta da Agnelli a braccetto con il vice Nedved e costruita anche sul mercato, colpo su colpo, prima grazie alla coppia Marotta-Paratici, dall’affare CR7 in poi con il solo Paratici e infine da Cherubini, l’architetto del progetto “seconda squadra” considerata un’eccellenza della società al pari della squadra Women, fondata nel 2017.

I dolori

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In mezzo a tanti successi, non a caso cominciati con l’inaugurazione dello Stadium (8 settembre 2011), non sono mancati i momenti duri. Più fuori dal campo che all’interno: dalla gestione di alcuni tesserati in seguito alle squalifiche per il “calcioscommesse” (2012) all’esame farsa di Luis Suarez (2021), che ha creato più imbarazzi che altro , passando per il processo per le plusvalenze e la questione Superlega. Il 27 marzo la Juve, Agnelli e gli altri undici indagati (tra cui gli ex Nedved, Arrivabene e Paratici) si troveranno davanti al Gup Marco Picco per l’udienza preliminare relativa all’inchiesta Prisma condotta dalla Procura di Torino. Secondo i pm la Juve avrebbe truccato i bilanci dal 2018 al 2021 attraverso “plusvalenze fittizie” e “manovre stipendi” (differimento delle mensilità dovute ai calciatori durante il periodo Covid). Quest’ultima ha coinvolto anche Cristiano Ronaldo, il colpo del secolo firmato in prima persona dal presidente assieme a Paratici e all’agente Mendes, e la tesi dei magistrati è che Cristiano vanti ancora un credito di 19,9 milioni nei confronti del club. Non a caso i legali del portoghese hanno chiesto – e ottenuto – gli atti dell’inchiesta nei giorni scorsi.

CR7 ha rappresentato l’apice dei botti dell’era Agnelli (in precedenza Bonucci, Barzagli, Pirlo, Vidal,Pogba, Tevez, Khedira, Mandzukic, Pjanic, Higuain, De Ligt, Chiesa, Vlahovic…) e ha segnato 101 gol. A conti fatti un lusso eccessivo, anche a causa del Covid e della chiusura degli stadi.

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