La dinastia dei Capitoni, i bookmaker della camorra

Fanno le quote, accettano scommesse, si infilano tra le pieghe piene di soldi del pallone, possiedono panfili e poltrone nei teatri importanti. Hanno un solo neo: una brutta figura con Maradona

Se fosse un film, questa storia comincerebbe così. Napoli, ottobre 1989, paranza di rapinatori al lavoro al Banco di Napoli. Entrano in banca di notte, aprono il caveau, da una cassetta di sicurezza trafugano oro, gioielli, i famosi orecchini che il campione porta ai lobi e poi, alt, sorpresa generale, si fermano tutti, scambiano rapidi cenni d’intesa, salto temporale, cambio di scena. Più di trent’anni dopo, arriva la confessione di Michelangelo Mazza, pentito, all’epoca di fatti nella paranza della rapina, diventato poi killer di camorra.

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