La crisi della Juve comincia da lontano. Dopo due rivoluzioni, una restaurazione

La responsabilità maggiore è della società: 3 allenatori in 3 anni, completamente diversi tra loro. Ma sa come si fa per risalire. Milan davanti all’Inter, che ha dovuto reinventarsi. Nella fantastica estate italiana, manca la Ferrari…

Se è troppo presto per emettere sentenze, di tempo ne è passato però abbastanza per dare qualche giudizio. Intanto possiamo dire che se la Juve è in crisi la responsabilità maggiore è della società. Tre allenatori cambiati in tre anni sono tanti. Tre allenatori completamente diversi tra loro, da Allegri a Sarri, da Sarri a Pirlo, da Pirlo ad Allegri. Due rivoluzioni e una restaurazione, anche per la Juve dei record è francamente troppo. Nel frattempo l’azionista ha messo nelle casse 700 milioni di euro, tra i dirigenti sono usciti Marotta prima e Paratici poi. Infine, a completare il quadro, la Juve si è messa nella scia del Real Madrid partecipando da protagonista alla disfatta della Superlega. Se ora ha un punto soltanto in classifica, possiamo dire che è una crisi che parte da lontano.

ripresa

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Intendiamoci, la Juve ha storia, capacità, uomini e capitali per riprendersi quello che ha dilapidato. E alcune decisioni forti, secondo me giuste, sono state prese. Ha fatto bene a lasciar partire Ronaldo accettando un altro anno difficile, liberando però il bilancio della società di un peso gravoso e nello stesso tempo liberando Allegri di un problema gestionale che è sempre esistito, da quando CR7 è sbarcato a Torino come il Messia. La Juve ha cominciato a vincere scudetti molto prima di Ronaldo, nella storia bianconera sarà un capitolo, non sarà la storia. Quanto in fretta la Juve possa riprendersi dipenderà dal blocco degli italiani. Se riusciranno a tenersi la squadra sulle spalle, a far diventare di nuovo un gruppo la Juve, allora anche la risalita sarà possibile in tempi ragionevolmente rapidi. Dybala non è un leader, Chiellini sì.

milan

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Il Milan oggi è meglio dell’Inter. Non sorprende visto che i campioni d’Italia hanno dovuto smontare la squadra un minuto dopo aver vinto lo scudetto. Il rimontaggio non è stato facile, ma tecnicamente regge. Non era scontato. In campionato certamente basterà, ma è sulla qualificazione agli ottavi di Champions che Inzaghi punta per dare un segno forte alla propria avventura nerazzurra. La stagione scorsa gli riuscì con la Lazio, può riuscirci anche in questa. All’Inter la cessioni di Lukaku e Hakimi consentiranno un anno economicamente meno difficile, ma è un club che perde soldi strutturalmente, non sarà con i token che invertirà la tendenza. Sarebbe meglio dire sì all’ingresso dei fondi, come d’altronde il club nerazzurro aveva fatto inizialmente, prima di ripensarci perché vedeva nelle clausole poste sulla governance un ridimensionamento della libertà d’azione dei club. Proprio il cambio di governance è invece uno dei motivi per accettare di corsa l’ingresso di capitali che impongano regole e risultati. Nel calcio italiano ci sono imprenditori importanti, ma anche presidenti che hanno trovato l’America, che senza il pallone non sarebbero niente. Si capisce che alcuni di loro non vogliano cedere una fetta di quel potere. Si capisce meno che difendano le beghe da cortile società che hanno una vocazione internazionale.

ferrari

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La grande assente nella fantastica estate italiana è la Ferrari. C’era la speranza che la magia azzurra contagiasse Maranello, ma non è così. Nella Formula 1 non esistono magie. Monza è stata meno deprimente dell’anno scorso, ma non ha esaltato nessun altro ferrarista. Sapevamo quanto fosse lungo il cammino, sapevamo quanto fosse duro, ma vedere anche le due McLaren davanti al Cavallino fa un certo effetto. Quando rivedremo finalmente competere una rossa per il Mondiale? Gli sforzi sono concentrati sul prossimo anno, quando la Formula 1 cambierà molto per avere gare più combattute con investimenti più bassi. Una svolta, anzi, un’occasione che la Ferrari non può perdere dopo le delusioni dell’era ibrida. Certo non è l’unico team che sta lavorando per il 2022 e l’affollamento di squadre in grado di vincere un Gran Premio crescerà. Sarà fondamentale l’aerodinamica, specialità inglese più che nostra. Resta il dubbio che un semplice cambio di regole, mantenendo gli stessi uomini, basti a riportare la Ferrari a vincere un Mondiale.

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