Khedira, ciao Juve: adesso il mercato in entrata potrebbe riaprirsi in extremis

Il centrocampista va all’Hertha Berlino e i bianconeri risparmiano circa 6 milioni: sul taccuino c’è sempre il nome di Scamacca, che potrebbe diventare caldo nelle ultimissime ore di mercato

Ci sono date che restano, per sempre, e che non puoi cancellare nei secoli. Sami Khedira alla Juve: una fantastica operazione a parametro zero annunciata il 9 giugno 2015. Fantastica perché, quando ingaggi un centrocampista che è appena uscito dal Santiago Bernabeu e in giovane età, significa che sei davvero in una lista ristrettissima di privilegiati. Sami Khedira via dalla Juve: la svolta di una domenica mattina, l’ultima di gennaio e a poco meno di 35 ore dalla conclusione della sessione invernale di calciomercato, l’Hertha Berlino lo convince a tornare a casa. Già, perché casa sua è la Bundesliga: tutto nacque lì con lo Stoccarda, il più grande trampolino per andare al Real, un sogno che si realizzò. Insomma, la triangolazione è semplice: Bundesliga-Liga-Serie A, normale che il tramonto o quasi della sua bella carriera sia ancora là, nel campionato che gli ha consentito di andare in orbita. Questa è una storia non solo di mercato, e quindi di risoluzioni che permettono di risparmiare, ma anche di sentimenti e di un ritorno al passato che inevitabilmente procura qualche rimpianto. Come spesso accade quando ci si saluta facendo calcoli strettamente economici piuttosto che tendersi la mano nel rispetto di una storia lunga e ricca – almeno per una buona parte – di soddisfazioni.

Juve più leggera

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Questa è anche una storia che stava andando avanti almeno dallo scorso luglio. Un’azione che avrebbe permesso, e che permetterà, di liberarsi di costi enormi, a maggior ragione se razionalizzi di aver continuato a pagare un tuo ex grande acquisto che non ha avuto la possibilità più di giocare. Un po’ alla Mandzukic, sappiamo bene come è finita. Sei milioni netti per l’ultima stagione, dodici al lordo, ecco perché la Juve avrebbe voluto chiuderla già a settembre, magari individuando una soluzione. Ma Khedira disse no, avrebbe voluto lui individuare l’alternativa giusta, la più gradita, altrimenti non avrebbe aggiunto la sua indispensabile firma sulla risoluzione. Si è discusso molto sull’opportunità o meno di metterlo a disposizione di Pirlo, un’esclusiva tutta italiana: soltanto noi ci poniamo il problema se utilizzare un tesserato che viene regolarmente retribuito, in qualsiasi altra realtà – tranne qualche eccezione – si arriva alla fine dell’impegno contrattuale senza polemiche. Fatto sta che i dodici milioni lordi che la Juve avrebbe voluto risparmiare all’inizio della stagione, diventano sei (tre netti), ovvero gli emolumenti che Khedira avrebbe dovuto percepire fino al prossimo 30 giugno. Con l’aria che tira e con i problemi che assillano tutti, sono tantissimi soldi risparmiati. E che magari consentiranno alla Juve di fare qualche altra valutazione sull’opportunità o meno di prendere un attaccante, sul monitor c’è sempre la sagoma di Scamacca, nelle ultimissime ore di mercato.

I rimpianti tecnici

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Khedira non è più un ragazzino ma neanche un trentottenne: ne compirà 34 il prossimo 4 aprile, restiamo dell’idea che – se stesse bene – sarebbe in grado di aiutare squadre in lotta per obiettivi importanti e non semplicemente in corsa per evitare la retrocessione in Bundesliga. Khedira era stato proposto all’interno di alcune operazioni che avrebbero potuto comportare qualche scambio. Se ci fossero stati i margini per inserirlo in qualche trattativa, forse la Juve avrebbe potuto risolvere meglio il problema del centrocampista di qualità rinviato alla prossima estate (Locatelli del Sassuolo in cima ai desideri). Ma ormai è andata, inutile guardare alle spalle, a maggior ragione se i riscontri recentemente arrivati da McKennie e Arthur possono consentire di guardare al resto della stagione con ritrovata fiducia. Khedira verrà memorizzato come il centrocampista che ha dato a lungo una mano, con un senso tattico e degli inserimenti non comuni a tanti nel suo ruolo. Siamo ai saluti, il bilancio applaude semplicemente perché respira meglio, una salutare boccata di ossigeno. La Juve avrebbe voluto e vorrebbe fare la stessa cosa con Maurizio Sarri, ma in questo caso non ci sono gli stessi margini di manovra. Anche perché le cifre in ballo sono diverse, superiori, e quindi la Juve deve aspettare: non si può volere tutto dalla vita.

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