Juve, un punto in 3 partite: non è la prima volta e c’è il precedente che fa sperare

Come sei stagioni fa, quattro gol subiti solo per errori propri. La squadra di Allegri si fa nuovamente male da sola

Un’impresa che via via viene rispolverata come feticcio ogni volta di fronte al peggio, come se esserci riusciti una volta fosse garanzia di farlo ancora. Ecco, garanzia proprio no. Speranza certo, legittimamente. Il precedente a cui è andata la mente di tutti a fronte di quest’avvio della Juve è quello del 2015-16. Anche allora un punto in tre gare alla prima partita dopo la sosta per le nazionali: sconfitta subito con l’Udinese, poi contro la Roma e alla terza il primo punto in casa col Chievo. L’unica altra volta negli ultimi 52 anni in cui dopo tre partite la Juve non aveva ancora vinto.

IL PRECEDENTE

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Alla quarta giornata arrivò la prima vittoria, in casa del Genoa, ma ancora dopo dieci giornate (il famoso k.o. col Sassuolo) la Juve aveva 12 punti ed era 11esima a -11 dalla Roma capolista. Il resto è storia: una serie di 15 vittorie di fila e 25 in 26 partite (con un pari). Quella rincorsa si concluse con uno scudetto, al secondo anno con Allegri, con 9 punti di vantaggio proprio sul Napoli e 11 sulla Roma (che nel frattempo aveva salutato Garcia per riprendere proprio Spalletti).

EPISODI E CORTO MUSO

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Per dire che c’è il margine perché non sia solo questione di aritmetica la narrazione di una Juventus ancora da scudetto, a -8 dalla vetta dopo tre giornate ma con 35 partite ancora davanti. Ma di certo quello che invece affossa ogni ragionamento in questo momento è invece l’evidenza opposta del campo: nell’anno del ritorno del “risultatismo” e della filosofia storicamente vincente del “corto muso”, ad affossare la Signora sono proprio gli episodi più che vuoti di sceneggiatura nel gioco, spiegabili dalle assenze oltre che in un progetto tecnico ancora in fasce.

RESISTENZA VANIFICATA

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La Juve è andata al Maradona a giocare un primo tempo da protagonista, confortata dal gol regalato subito da Manolas a Morata, votandosi anche nell’atteggiamento a un secondo tempo non proprio di mentalità, più di resistenza nel fortino, motivata dal debito d’ossigeno per le assenze e la mancanza di ricambi. Una resistenza vanificata da errori individuali che sono tutti lì a scolpire la classifica di Allegri: dei cinque gol subiti in tre partite, quattro sono arrivati su disastri di cui incolpare solo se stessi (tre di Szczesny, uno di Kean).

IN CONTINUITÀ

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L’ultima volta in cui la Juve aveva subìto gol in tutte le prime tre partite di Serie A fu proprio quel 2015-16, il problema è che questa striscia arriva in scia a una serie arrivata a quota 18 gare consecutive senza lasciare immacolata la propria porta. Perché va bene il nuovo progetto tecnico, ma con un mercato con un solo acquisto (Locatelli, in attesa di Kaio Jorge) a rinforzare la squadra che aveva fatto il peggior risultato dell’ultimo decennio, rientrando in Champions League solo dalla finestra all’ultimo tuffo, è inevitabile ripartire da lì, in continuità con gioie e dolori dell’era Pirlo. Anzi, oltretutto nel frattempo si è anche perso un certo attaccante da 101 gol in tre stagioni. No, la bacchetta magica non ce l’ha neanche Max.

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