Juve sul carro di Allegriland. Quanti elogi per il tecnico, decisivo con le sue invenzioni

TORINO – L’altra sera – e che sera! – i tifosi bianconeri hanno riprovato una sensazione che si era persa, tra uno scudetto non festeggiato e un quarto posto afferrato all’ultima curva: godere per una vittoria firmata dal tocco del proprio allenatore. Con Sarri prima e Pirlo poi, era successo raramente; e per chi sette anni fa era stato accolto con un lancio di uova il senso dell’ennesima rivincita è palese. L’altra sera Massimiliano Allegri l’ha rifatto: ha incartato l’avversario con una moss a delle sue e questa volta la missione era un filino più complicata. Vuoi per il valore dell’avversario – il Chelsea campione d’Europa – vuoi perché questa Juventus si sta ancora costruendo sulla base di precisi obiettivi: cambiare la rosa, ringiovanirla, edificare un pezzo di futuro per volta per acquisire di nuovo una mentalità vincente.

Quella che – parola di Bonucci – se ce l’hai ti fa «vincere certe partite, anche se a volte sbagliamo tecnicamente». Vale pure per il derby, ovvio. Qui non si tratta soltanto di aggiungere allegrata ad allegrata. Il punto è che la Juve si sta ritrovando anche di «testa». Altra parola chiave: è l’attitudine che ti convince a riprendere un discorso interrotto, che ti fa tornare cattivo – in allenamento e in partita -, che ti consente di mirare a traguardi straordinari ma alla portata, che ti fa sentire di nuovo una squadra vera, solida, carica di autostima. E di lavorare per fare in modo che la prestazione contro il Chelsea possa diventare «la normalità». Poi è chiaro che altre componenti meritino la giusta considerazione. E quindi, tornando a mercoledì sera, la scelta di Bernardeschi falso nove con Cuadrado e Chiesa ai fianchi in partenza, con il figlio d’arte poi trasferito sulla mattonella del centravanti da opporre a Thiago Silva e il carrarino alle sue spalle.

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