Juve, oltre a un direttore sportivo serve un profilo top del calcio

La società bianconera affronta le emergenze fuori dal campo, però non può trascurare la gestione sportiva

Quest’anno la Juve festeggerà i cento anni della famiglia Agnelli al timone del club. Nel luglio del 1923 Edoardo Agnelli, figlio di Giovanni fondatore della Fiat, diventò presidente della società. Gianni Agnelli, il futuro Avvocato, a sua volta figlio di Edoardo e nipote del senatore Giovanni, aveva due anni. Una lunga storia di vittorie e di passione, ma il 2023 del centenario degli Agnelli sarà un anno difficile, di ricostruzione. Domani l’assemblea degli azionisti ratificherà il nuovo consiglio di amministrazione, disegnato da John Elkann. Gianni Agnelli aveva scelto il nipote John come suo erede alla guida della famiglia e della relativa cassaforte di controllo dell’impero.

Il nuovo cda juventino abbonda di figure tecniche e non può essere altrimenti.

La Juve fronteggia varie emergenze economico-legali, un bilancio brutalmente in rosso e il coinvolgimento in due inchieste, una sportiva e una penale, tra plusvalenze discutibili, conti controversi e accordi maldestri con i giocatori per la spalmatura o la riduzione degli stipendi durante l’emergenza Covid. Uno scenario aggrovigliato, che richiede competenze specifiche. Il neopresidente, Gianluca Ferrero, dirige uno studio da commercialista e lavora da tempo per la famiglia Agnelli. Il nuovo amministratore delegato e direttore generale, Maurizio Scanavino, è un manager di fiducia della galassia di John Elkann ed è anche a.d. del gruppo editoriale Gedi.

Gli altri consiglieri Florianna Vittoria Negri, Laura Cappiello e Diego Pistone sono professionisti dell’economia, del fisco e del diritto. Un cda ristretto, strutturato per ridurre il disavanzo e disinnescare le mine delle inchieste.

Non è obbligatorio che il cda di una società di calcio contenga una figura calcistica, però è importante che l’organigramma esprima profili adatti allo scopo. Allo stato attuale il dirigente sportivo più alto in carica è Federico Cherubini, il “diesse”. Con massimo rispetto parlando, non siamo sicuri che Cherubini abbia il peso specifico necessario per rifondare la Juve, intesa come squadra. Pare di capire che Elkann non consideri una priorità la rinascita sportiva. Prima la messa in sicurezza, poi i risultati, ma la Juve è la Juve, “risponde” a milioni di tifosi disseminati ovunque in Italia e nel mondo, e l’aspetto calcistico non può essere congelato. L’Avvocato, nonno di John Elkann, non aveva mai permesso che la Juve cadesse in basso, al di là dei fisiologici cali tra un ciclo e l’altro. L’idea di affidarsi a Massimiliano Allegri anche per il mercato è malsana, in Italia non esiste il manager all’inglese, tipo Alex Ferguson, in grado di districarsi tra campo e trattative. E poi le direttive estive di Allegri non hanno funzionato.

Meglio andare sul certo e Cristiano Giuntoli, l’uomo che ha costruito il Napoli capolista, che ha preso Kvaratskhelia quando il georgiano lo conoscevano in pochi e aveva un prezzo accessibile, Giuntoli, dicevamo, andrebbe bene come nuovo direttore sportivo al posto di Cherubini. Giuntoli, però, è un d.s., un uomo di mercato e di “scouting”, sa scovare talenti nascosti.E lo stesso può dirsi di Frederic Massara, braccio operativo di Paolo Maldini al Milan. Alla Juve però non basta un dirigente del genere, serve la figura di un grande manager sportivo, capace di muoversi nelle stanze del potere calcistico, specie in Europa, anche se presumiamo che l’Uefa gradisca e si faccia bastare l’uscita di Andrea Agnelli, uno degli artefici del progetto Superlega e, come tale, nemico del presidente Aleksander Ceferin. Il totem Alessandro Del Piero potrebbe avere un senso, anche se la sua esperienza come dirigente è nulla, finora ha fatto soltanto l’opinionista tv. Per rianimare la Juve sul campo non basta un d.s., ci vuole altro. I tifosi si augurano che non prevalga una linea alla Churchill, lacrime e sangue, ma chissà che cosa ne pensano Elkann e il nuovo cda.

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