Juve, nella testa di Giuntoli e Motta: ecco il piano scudetto ed Europa

“Thiago, hai presente Aristotele?”. Giuntoli deve averla buttata sulla filosofia per spiegare a Motta che qualsiasi storia di successo si divide in tre atti: inizio, svolgimento e fine. Lo pensano anche quelli abituati alla concretezza: “Stiamo portando a termine l’aumento di capitale – aveva spiegato a marzo l’ad Scanavino – un’iniziativa fondamentale per porre le basi di un progetto di sostenibilità e competitività nel prossimo triennio”. La rigida dieta economica, necessaria per far tornare a respirare bilanci in grande sofferenza, ha avuto pesanti ripercussioni sulle ambizioni tecniche della formazione di Allegri, ma nel prossimo triennio la cinta tornerà lentamente ad allentarsi. Il 2027 è l’orizzonte verso il quale tendono un po’ tutti alla Continassa: da Motta, che ha firmato un contratto giust’appunto triennale, alla proprietà Elkann che ha chiesto a Giuntoli di competere fino alla fine per il tricolore nel 2025, di vincerlo entro il 2026 e di raggiungere il livello delle big della Champions per l’ultima delle tre stagioni. Il mercato in tre atti ha già una direzione chiara: il rinforzamento del centrocampo resta la priorità di questa sessione estiva, la prossima si concentrerà sull’attacco per risolvere il nodo Vlahovic (12 milioni netti di stipendio sono considerati un lusso), mentre nel 2026, l’anno in cui presumibilmente il reparto perderà capitan Danilo, avverranno le grandi manovre in difesa. Questo non significa che Giuntoli ragionerà per compartimenti stagni: la sua tela viene tessuta continuamente anche grazie al supporto dei fidatissimi collaboratori Pompilio e Stefanelli, che lo hanno raggiunto da Napoli, e ogni possibile occasione verrà valutata di volta in volta. 

Le manovre a centrocampo

Douglas Luiz è stato il primo colpo, un affare da 50 milioni complessivi che ha coinvolto anche i cartellini di Iling-Junior e Barrenechea, approdati all’Aston Villa per abbassare il costo del brasiliano. Presto alla Continassa farà capolino anche Khephren Thuram dal Nizza, un calciatore che con il suo dinamismo può garantire alla mediana (considerata il punto debole della rosa) di mettere la marcia più alta possibile dando la possibilità a Motta di adottare vari piani tattici, dal 4-2-3-1 al 4-3-3. Senza dimenticare la duttilità di Fagioli e l’abitudine di Locatelli, oltre che di McKennie (se resterà), a interpretare diversi compiti. Thiago non avrà Rabiot, ma ha chiesto a Giuntoli di fare uno sforzo per acquistare Koopmeiners: l’olandese è valutato 60 milioni dall’Atalanta e sarebbe la ciliegina sulla torta del mercato, ma il dt bianconero rimanderà l’ultimo assalto ad agosto inoltrato, quando cioè la Dea potrebbe – il condizionale è d’obbligo – abbassare leggermente le pretese. A queste cifre Koop è una speranza, più che un obiettivo. Motta però è sicuro che se la Juve riuscisse a prenderlo, la distanza dall’Inter si assottiglierebbe al punto da poter dichiarare immediatamente l’obiettivo scudetto. 

Da Chiesa a Morata, le altre strategie

Non è un segreto che la Juve stia sondando il mercato dei difensori e pure degli esterni. Calafiori ormai viaggia a cifre inavvicinabili per la Signora e al tecnico, che lo chiedeva espressamente, è stato ricordato come il reparto abbia già due titolari (Danilo e Bremer) più le alternative Gatti e Rugani. Un’ala arriverebbe se Chiesa trovasse una sistemazione gradita per sé stesso (più di 6,5 milioni d’ingaggio) e per la società (25 milioni per il cartellino); altrimenti Motta dovrà accontentarsi di Fede, Soulé, Yildiz, Weah, più Kostic e Cambiaso che possono intendere il ruolo in modo più difensivo. Discorso simile per l’attacco: senza più Kean restano Vlahovic e Milik. L’allenatore ha suggerito Morata, che costa sostanzialmente poco (clausola da 12 milioni) e ha una voglia matta di tornare; Alvaro però guadagna troppo (6 milioni) per una società che sta tagliando il monte ingaggi con l’accetta. 


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