Juve mai così giovane: si può chiudere un’era

La gioventù fa girare le gambe, alimenta le motivazioni e fa volare la fantasia, ma è tramite l’esperienza che si vincono i campionati. E quando la benzina finisce – perché finisce, prima o poi – la tecnica e la tattica finiscono nel cassetto dal quale esce fuori l’abitudine a vivere certe tensioni e a respirare l’aria rarefatta dall’alta quota. E se la crisi di febbraio-marzo, quella che ha fatto diventare irragiungibile per la Signora il sogno scudetto, fosse spiegata con la leggerezza dell’età? 

I giovani della Juve

I dati dicono che questa Juventus non ha soltanto la quarta rosa del campionato in termini di valori assoluti dei cartellini (Inter, Napoli e Milan le sono davanti), ma in una gara contro sé stessa e la propria luminosa storia stravince pure la classifica della gioventù: la Juve di Max e pure di Miretti, Cambiaso, Iling Junior, Nicolussi Caviglia, Vlahovic, Nonge è la più piccola per età media delle ultime 30 stagioni, inclusa quella in Serie B nel 2006-07. L’età media della rosa attuale è di 26 anni e 111 giorni, quella in campo scende addirittura a 25 e 8 mesi. Significa che i ragazzi passano più tempo in campo che in panchina. I bianconeri sono più esperti solamente di Frosinone, Lecce, Bologna, Udinese, Empoli, Sassuolo e Hellas Verona e pagano un gap con Torino, Milan, Monza, Atalanta, Cagliari, Salernitana, Fiorentina, Napoli, Genoa, Roma, Lazio e Inter, tutte più esperte. I nerazzurri dominano il campionato con 28 anni e 7 mesi di media.  

L’età media per vincere: i numeri

Il primo dei 9 scudetti consecutivi, nel 2011-12, lo ha vinto una Juve che messa tutta insieme di anni ne faceva 28, l’ultimo tricolore con Sarri è arrivato con 28 anni e 4 mesi di media; è come se ogni interprete di quella squadra avesse 2 anni e mezzo in più di ogni componente di questa. Nelle stagioni delle due finali di Champions Allegri ha scherierato formazioni con 28,2 anni (2014-15) e, come l’Inter di Inzaghi, con 28,7 (2016-17). Il picco? I 28 anni e 8 mesi raggiunti l’anno successivo (2017-18) con i vari Buffon, Khedira, Higuain, Douglas Costa, Matuidi, Barzagli e Mandzukic ad alzare l’asticella esperienziale del gruppo. A quella rosa venivano pagati 150,6 milioni lordi di stipendi, con un +16% rispetto al roster approdato alla finale di Cardiff contro il Real Madrid. Oggi questa cifra è scesa a 122,1 milioni e continuerà a decrescere con le uscite di Pogba (4 anni di stop per doping) e Alex Sandro (scadenza) e più in generale grazie a una politica societaria improntata alla competitività senza dimenticare il taglio degli emolumenti. Il nuovo piano triennale che pare accantonare la stagione della spending review non dimenticherà di certo la sostenibilità. 

Juve, uno sguardo al passato

Puntare sui giovani è ormai una tendenza. In cinque stagioni il minutaggio degli over 30 alla Continassa è sceso dal 36,7% al 23,6%, mentre l’l’Inter – a proposito di esperienza – sta conquistando la seconda stella con il 40% di calciatori dai 30 anni in su. I ragazzi tra i 21 e i 25 anni nella Juve sono passati, di conseguenza, dal 30,1% di impiego al 42,8% e in proporzione si è moltiplicato di circa sei volte l’utilizzo degli U21. Per trovare una Signora più giovane di questa di Allegri bisogna arrivare al 1993-94. Era la Juve dei 23enni Conte, Peruzzi e Torricelli, di Andrea Fortunato (21), Ravanelli (24) e del 19enne Alex Del Piero, trascinata dal 26enne Baggio: età media 25 anni e tre mesi. Un’altra

epoca calcistica. 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Precedente Inter, per Zhang ora c’è il nodo presidenza Successivo Atalanta, Musso cambia maglia e guanti: la destinazione in Serie A

Lascia un commento