Juve, l’iniezione di risorse è decisiva

L’Assemblea della Juventus ha approvato un bilancio di sofferenza e non deve fuorviare il miglioramento ravvisabile nella riduzione della perdita rispetto all’anno precedente, da un “rosso” di 238 a uno di 123 milioni. Il miglioramento si deve, sul fronte dei ricavi, alla riapertura completa degli stadi nel 22/23 (+29 milioni) e a maggiori proventi dalla cessione di calciatori (+30) mentre il miglioramento nei ricavi commerciali è quasi neutralizzato dal calo nei diritti UEFA dovuto all’eliminazione ai gironi contro gli israeliani dal Maccabi.

Sul versante dei costi, il miglioramento (-55) negli stipendi si deve in buona parte (30) a minori premi variabili più che a una riduzione strutturale del monte ingaggi, che pure vi è stata, ma in misura troppo timida per avviare un efficace risanamento dei conti.

I problemi si ripresenteranno nella stagione in corso, di cui un assaggio si trova nella relazione trimestrale al 30 settembre 2023, con ricavi quasi dimezzati rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e costi addirittura incrementati.

Juve, aumento per tamponare una difficoltà di cassa

L’iniezione di capitale approvata dall’Assemblea diviene indispensabile perché il patrimonio netto della capogruppo, eroso a 44 milioni dalle perdite dell’ultimo biennio, sarebbe già negativo con la perdita netta di 75 milioni nel primo trimestre 23/24. Segnalare agli azionisti la necessità di ricostituire il patrimonio diventa, in questi casi, un obbligo degli amministratori. L’aumento non serve solo a sistemare conti martoriati dai deficit delle ultime gestioni, ma a tamponare una difficoltà di cassa. Nonostante la cessione di crediti da cessioni di calciatori abbia generato 42 milioni di cassa nel primo trimestre le casse si sono pressoché svuotate, tanto che la liquidità al 30 settembre era di 8 milioni, dai 48 di giugno e non a caso Exor ha versato anticipatamente gli 85 milioni di sua competenza. La Juve rimborserà le obbligazioni da 175 milioni in scadenza a febbraio 2024 (il cosiddetto Ronaldo-bond) senza emetterne di nuove ma – dice il CFO bianconero – “utilizzando i proventi dell’aumento di capitale”. Se così fosse, l’operazione comporterebbe una forte riduzione dell’indebitamento attraverso una sostituzione di passività con capitale degli azionisti. In soli tre mesi, il debito finanziario è però schizzato di 70 milioni (tutti a breve termine) evidenziando una vistosa sofferenza gestionale, dovuta al vuoto di ricavi dalle competizioni europee. Pare difficile che i 200 milioni in procinto di essere versati (e in parte già corrisposti) dagli azionisti possano essere utilizzati interamente per il rimborso del prestito, perché la gestione assorbirà molta cassa. Più plausibile che la Juve farà ricorso alle linee di credito (oltre 500 milioni) disponibili ma che l’indebitamento complessivo a fine esercizio sia destinato a crescere, anziché ridursi.

L’esclusione Uefa è un duro colpo per la Juve che tentava di avviare il risanamento dei conti e l’osservazione del presidente Ferrero in risposta alla domanda di un azionista (“non avremmo potuto permetterci due anni di esclusione”) non è peregrina. Con queste premesse, pare improbabile che la Juve possa realizzare colpi di mercato nella sessione di gennaio (se non con prestiti e operazioni smart) e anche quella estiva sarà probabilmente austera. La società bianconera dovrà, prima o poi, avviare una massiccia riduzione dei costi, anche in funzione del vuoto di ricavi che si produrrà quest’anno per la mancanza di premi Uefa. Diversamente, questo aumento di capitale potrebbe non essere l’ultimo.


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