Juve-Inter, molto più di una coppa. Allegri rischia “zero tituli”, Inzaghi cerca il secondo trofeo

Dybala attacca il suo possibile futuro, Lautaro ci riprova dopo gli 11 gol nelle ultime 11 partite

La cornice è dorata: tutto esaurito all’Olimpico e incasso record oltre i 5 milioni di euro. Auguriamoci che il quadro sia all’altezza. La premesse ci sono, perché la rivalità tra Juve e Inter è a tinte forti e perché, se in altri tempi, la Coppa Italia ha avuto un calo di fascino, stavolta è Sandy nel finale di “Grease” che fa girare la testa a Danny Zuko. Ieri Max Allegri ha spiegato bene il concetto: “E’ la torta, non la ciliegina”. Simone Inzaghi non la desidera di meno. I due tecnici sanno che il trofeo inciderà significativamente nella pagella stagionale.

il bis di Simone

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Nelle conferenze di ieri, entrambi hanno messo le mani avanti. Si sono affrettati a definire positiva e costruttiva la propria annata, a prescindere dalla finale. Inzaghi ha buone ragioni per sostenerlo. Con il felice innesto di Calhanoglu ha migliorato la qualità del gioco. Può ridare all’Inter una Coppa Italia (l’8ª) che manca da 11 anni, come mancava la Supercoppa. A prescindere dallo scudetto ancora in ballo, due trofei nella stagione dell’annunciato ridimensionamento, dopo le partenze di Conte, Lukaku e Hakimi, non sarebbero un bilancio negativo, anche perché Simone ha dato alla squadra un’identità forte, su cui costruire il futuro con opportuni rinforzi, a cominciare dalla mediana. Certo, se lo scudetto che aveva in tasca ora sta nella tasca di Pioli, errori ne sono stati commessi. Ma chiedersi se Conte avrebbe difeso il vantaggio ha senso come chiedersi se l’avrebbe ottenuto quel vantaggio con un gioco meno dominante.

L’occasione di Max

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Più acrobatica la difesa di Allegri, che sa già di non poter pareggiare i trofei del debuttante Pirlo (Coppa Italia, Supercoppa) e neppure il bottino di punti: 78. Max, ora a 69, non può più arrivarci. Ancora più significativi i 15 gol in meno segnati rispetto al predecessore che raccontano bene gli affanni di gioco dell’ultima Juve. Le difficoltà di Vlahovic e Kulusevski, rifiorito a Londra, si spiegano anche così. Un notevole deficit offensivo, compensato minimamente dalla fase difensiva: Pirlo aveva subito solo 2 gol in più. Che questa Juve, con così poche certezze nel gioco, sia già pronta per vincere il prossimo anno, come sostenuto ieri da Allegri, è tutto da dimostrare. Con il mercato necessario e i rientri (da Chiesa in giù) è destinata a tornare in cantiere, senza l’aiuto delle conoscenze che hanno fatto grande un umanissimo Milan. La sensazione è che avesse più logica e futuro la Juve di Pirlo che, dopo aver pagato dazio all’inesperienza, chiuse la stagione con un calcio moderno e riconoscibile. Avessero dato fiducia alla sua crescita, con il Locatelli che gli mancava e con un Vlahovic più connesso alla manovra di CR7, Pirlo avrebbe fatto belle cose. In ogni caso, una Coppa Italia serve ad Allegri per mascherare le crepe di una stagione sofferta, inferiore alle potenzialità della rosa, e per non chiudere la prima stagione juventina a zero tituli dal 2012. Il trofeo gli consentirebbe di staccare Eriksson e Mancini e di issarsi solitario con 5 Coppe Italia vinte. Dovesse vincere invece Inzaghi, l’Inter metterebbe in fila tre vittorie ufficiali sulla Juve (dopo Supercoppa e ritorno di campionato), come non le è mai riuscito nell’era del Girone Unico (1929-30). Allegri non sembra voler riproporre la Juve a tutte stelle che schierò il 3 aprile allo Stadium: Cuadrado, Dybala e Morata a sostegno di Vlahovic (4-2-3-1). I bianconeri furono sconfitti da un rigore di Calha, ma dominarono e giocarono una delle partite più belle e coraggiose. Max dovrebbe rinculare in un più cauto 4-4-2, con Bernardeschi esterno tattico e Morata in panca.

tango argentino

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Inzaghi sembra aver recuperato Bastoni e preferire Dumfries a Darmian. Il suo lavoro di vigilia è stato più psicologico che tattico: disinnescare i pensieri neri dopo l’abbagliante vittoria del Milan a Verona e concentrarli sulla finale, senza farli volare a Cagliari dove ci sarà da combattere contro una squadra armata dalla forza della disperazione. Come sempre, molto dipenderà dalla capacità di Brozovic e Calhanoglu di liberarsi dalla morsa dei pressatori (Zakaria, Rabiot) e far girare la giostra nerazzurra. Nella partita d’andata di campionato e in Supercoppa ci riuscirono: l’Inter giocò di più e meglio. Nel ritorno allo Stadium molto meno. Dybala, 11 gol su 23 partite di Coppa Italia, più di ogni altro juventino dall’inizio del decennio scorso, attacca il suo possibile futuro. Lautaro: 11 gol negli ultimi 11 match. Tira aria di tango. Delle ultime 23 reti nerazzurre in una finale di Coppa Italia, 9 sono state argentine: Crespo (3), Cruz (3), Milito (2), Cambiasso. Senza dimenticare l’orgoglioso Vlahovic, in cerca di rivincite, e Dzeko, che ritrova il suo ex castello. Regalateci un bel quadro nella cornice dorata.

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