Juve-Inter, Allegri riparte dalla difesa

TORINO – Parola alla difesa. C’è qualcosa che funziona nella Juve in questa stagione disgraziata e può sembrare paradossale che il record migliore arrivi dal reparto arretrato per una squadra che è a -10 dal Napoli capolista dopo sole dodici giornate ed è appena stata spazzata via dalla Champions League. Ebbene, la retroguardia bianconera è la migliore del campionato e una delle migliori d’Europa. Le statistiche confermano: 7 gol al passivo in serie A, meglio di Atalanta e Lazio (8) e Napoli (9); meno della metà dell’Inter (17), avversaria domani sera. A livello continentale, nei principali dieci campionati europei solamente il Barcellona (4 reti in 12 gare) e il Benfica (5 in 11) hanno subito meno gol della Juve. L’anomalia è che la squadra di Allegri ha ritrovato certezze soltanto in Italia perchè in Champions League, non appena il livello si è alzato, il trend è stato assolutamente negativo, come ha confermato l’eliminazione senza attenuanti arrivata in capo ad un girone ai minimi termini, chiuso con cinque sconfitte in sei partite. In Europa, la Juve ha incassato ben 13 gol in 6 gare: sesta peggiore difesa tra le 32 partecipanti ai gironi e anche delle italiane. In pratica i bianconeri hanno subito il doppio rispetto a Napoli (6 reti incassate), Inter e Milan (7 a testa) e sei volte più del Bayern Monaco che ha le migliori statistiche del continente (2 soli gol subiti).

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Solidità

La parola magica è solidità, caratteristica che la difesa bianconera ha sempre avuto nel ciclo vincente dei nove scudetti consecutivi e che, da tre anni a questa parte, è progressivamente scemata. L’avvio choc di stagione ha riproposto il tema delle disattenzioni e degli errori gratuiti, che si è mantenuto in Europa diventando invece più sporadico in campionato dove sono arrivati 6 clean sheets in 12 partite, tre dei quali nelle ultime tre partite. I progressi del reparto almeno in Italia coincidono – e forse non a caso – con il ritorno al 3-5-2 e alla difesa a tre, il marchio di fabbrica degli anni d’oro, che è stata rispolverata da Allegri nel momento più duro della crisi. La linea a tre è stata il salvagente cui aggrapparsi nelle difficoltà e la squadra ne ha beneficiato proprio in termini di solidità e di meccanismi mandati a memoria. Come nel caso di Bonucci, rilanciatosi con il gol al Paris Saint Germain dopo un periodo di difficoltà dovuto principalmente alla condizione fisica non ideale per i tanti impegni, che da centrale del terzetto difende e imposta il gioco. Non solo il capitano, in ogni caso. Pure Danilo, il nuovo leader del gruppo, si è giovato del reparto a tre nel quale può occupare tutte le posizioni. Stesso discorso per Bremer, cresciuto per l’abitudine ad interpretare questo sistema di gioco, e Alex Sandro che ha svoltato dopo le difficoltà di inizio stagione fornendo le prestazioni migliori proprio da difensore puro. Adesso l’Inter sarà la prova del nove per certificare la nuova tendenza, in attesa di svoltare anche a livello continentale sul palcoscenico dell’Europa League. Danilo riparte dalla preziosissima vittoria di Lecce: «Stiamo tornando a fare le cose per bene, a stare sempre in partita, a stare concentrati. A Lecce ho visto una dimostrazione di forza: nel calcio, come nella vita, ci sono i momenti brutti ma è sempre più importante la voglia di rialzarsi. Al di là della vittoria, l’importante è stato l’atteggiamento, che è stato quello giusto». La risalita della Juve riparte (anche) dalla difesa. 

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