Juve, gli obiettivi sono chiari

È facile immaginare Allegri che durante il primo tempo se la rideva, di quelle risatine furbe da ardenzino: “Cari viola, vi piace tanto la palla? Eccola, è vostra. A me basta un po’ di spazio e qualche angolo”. Del resto, se su otto sfide dirette Max ne ha vinte sei contro Italiano un motivo ci sarà, al di là del differente valore tecnico delle due squadre. Alla fine del primo tempo, 66 per cento di possesso palla della Fiorentina e uno, uno di numero, tiro verso la porta di Szczesny. In quegli stessi 45 minuti, la Juventus ha colpito una traversa, centrato un palo e segnato quattro gol, però solo uno era buono. Ecco una cosa che non si può dire della scombinata e scialba e lenta e approssimativa Fiorentina del primo tempo di ieri sera, non si può dire che non sia stata capace di fare il fuorigioco: tre reti bianconere annullate per questo. Un po’ poco per consolarsi, visto come la Juventus ha saputo metterla sotto. Sul piano tattico prima di tutto, ma anche su quello fisico e tecnico. Poi però nel secondo tempo ha cominciato a ridere Italiano. È entrata la Fiorentina e uscita la Juve. È successo quando i viola hanno continuato a palleggiare, ma dentro la metà campo avversaria, sempre più vicini all’area bianconera e sempre più minacciosi. La Juve ha inciampato nelle solite difficoltà di un atteggiamento che le suggerisce sempre di ritirarsi, di difendere a due passi da Szczesny, è come se perdesse fiducia in se stessa, va in affanno, non raggiunge più l’attacco e soffre troppo. Stavolta ha retto grazie a una prodezza del suo portiere, al diciottesimo legno colpito dalla Fiorentina in questo campionato, il sesto firmato da Nico Gonzalez, e a una respinta a due passi dalla linea di… Nzola sulla palla-gol di Beltran. Quello della Juve non è un difetto, è un limite diventato insuperabile.

Juve, la Champions è un obbligo

Ora le scelte delle due squadre sono chiare. La Juventus doveva vincere perché la Champions è un obbligo, una necessità assoluta specialmente sul piano economico, e i tre punti le hanno permesso di restare sulla scia del Milan, staccare il Bologna ora a -4, rintuzzare l’attacco della Roma rispedita a -7 e togliere di mezzo anche l’Atalanta (che deve recuperare una gara) ruzzolata a -12. Zona-Champions e Coppa Italia, le due vittorie di fila di Allegri restituiscono un po’ di serenità e di fiducia in un finale di stagione che altrimenti sarebbe diventato un tormento alla Continassa e dintorni. Anche la Fiorentina torna da Torino con le idee più chiare, pure se con zero punti. Il decimo posto sarebbe niente se per avanzare fino al settimo non dovesse superare tre squadre (Torino, Lazio e Napoli) rimontando cinque punti. Certo, anche i viola hanno una gara da recuperare (quella di Bergamo), ma la partita di ieri dimostra, ancora una volta, la loro difficoltà a mantenere un rendimento continuo. Un tempo disastroso, un altro ambizioso. In altri periodi, una partita buona e quella dopo pessima. Su e giù, questa è la regola. Dopo Torino, gli obiettivi della Fiorentina sono scontati: allenarsi in campionato per dare il massimo nelle due coppe. E, chissà, la rivincita sulla Juve può prendersela in Coppa Italia.


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