Juve, da Chiesa a Vlahovic: il destino dei senatori in 7 giorni

Certi nodi si sciolgono solo quando la corda si consuma. Nel caso della Juve, occhio alle trattative portate per le lunghe: rischiano di complicare piani e progetti, lasciando il direttore tecnico Giuntoli con la polvere tra le dita. Il mandato pubblico di John Elkann, del resto, impone di perseguire una doppia direzione: rinforzare la squadra per renderla adatta a giocare non più due bensì cinque diverse competizioni nel 2024-25 (Serie A, Champions, Mondiale, Coppa e Supercoppa) e districare al tempo stesso quei fili intrecciati tra scadenze imminenti e urgenze di budget, tagliando costi di gestione ancora elevatissimi. La chiamano sostenibilità e spesso fa a pugni con la competitività.
L’aumento di capitale e i premi generati dai risultati stagionali rappresentano un bel gruzzoletto di partenza – almeno 40 milioni saranno destinati al mercato – prima però bisognerebbe fare i conti con le spine di quei nove calciatori con il contratto in scadenza nel 2025. Più in generale, almeno quattro assi della squadra sono considerati in bilico per varie ragioni: Szczesny, Rabiot, Chiesa e Vlahovic. Parliamo dell’architrave della formazione titolare, un muro portante che attraversa da porta a porta tutto il campo. Sul fronte Allegri, invece, l’incontro con Giuntoli si terrà dopo la finale di Coppa Italia di mercoledì prossimo. Nonostante l’addio di Max sia più pronosticabile di una sua permanenza, tra una settimana l’allenatore potrebbe presentarsi al colloquio con la Champions in tasca e un trofeo in bacheca. Chissà. Il destino della Signora, in qualsiasi caso, sarà noto tra sette giorni.

Juve, un attacco da reinventare

Per ripartire ci vorrebbe prima di tutto Fede. Eppure su Fede Chiesa s’è acceso l’interesse della Roma, come raccontavamo ieri. Il legame con De Rossi è nato nei giorni dell’Europeo 2021 vissuto insieme (DDR era nello staff del ct Mancini) e sembra essersi rinsaldato dopo i contatti delle ultime settimane. Chiesa approderebbe nella Capitale da semidio, come Dybala e Lukaku prima di lui. Di sicuro la Juve sta provando a rinnovare il suo contratto da 5 milioni più uno di bonus, ma la distanza tra le parti resta ampia perché il calciatore vorrebbe un ritocco verso l’alto mentre il club spinge per un prolungamento alle cifre attuali. Occhio all’Europeo di giugno: potrebbe trasformarsi in una vetrina per il ragazzo. Un’alternativa conveniente per lui sarebbe arrivare a scadenza, giocando magari il Mondiale per club del 2025 con la proroga che la Fifa dovrà prevedere per i contratti che terminano il 30 giugno di quell’anno. Il compagno d’attacco Vlahovic sta per diventare nel frattempo il calciatore più pagato della Serie A con 12 milioni netti d’ingaggio, cifra figlia di accordi stipulati al momento del trasferimento da Firenze. Dusan ha un’intesa fino al 2026 ma anche per lui questa estate potrebbe assumere i connotati di un bivio esistenziale: Giuntoli ha più volte proposto al suo agente Ristic un rinnovo al 2028 alle cifre attuali (7 milioni annui), operazione funzionale anche alla riduzione della quota di ammortamento a bilancio. La proposta però non è stata accettata e la trattativa risulta in una fase di stallo. Se però il buon avvio stagionale e quei 9 gol segnati tra gennaio e febbraio non hanno ovviamente agevolato il gioco a ribasso del club, quell’unico centro del serbo in campionato da marzo a oggi potrebbe portarlo a riconsiderare la proposta.

Juve, Rabiot resta un dilemma

E poi c’è Rabiot. Un anno fa, di questi tempi, il francese si accordava sulla sua permanenza (una sola stagione) legandola al destino di Allegri. Su Adrien la Juve si ritrova punto e a capo: resterà o andrà via? Il suo futuro è come sempre nelle mani di mamma Veronique, che nell’estate del 2019 portò il cartellino del figlio a Torino a parametro zero, conducendo una trattativa segretissima al sole di un resort di lusso a Porto Ercole; sempre a zero potrebbe riprendersi l’intero carteggio e offrirlo in Premier, dove le porte sono spalancate. Le tentazioni non mancano e il probabile cambio tecnico potrebbe favorire la separazione. Di sicuro Giuntoli, che può cedere Bremer incassando i 61 milioni della clausola meno il 10% da destinare al Torino, tenterà finché potrà di far firmare al centrocampista un nuovo contratto. Dopo il quasi ex Pogba (il contratto, già messo ai minimi sindacali, verrà rescisso per il caso doping), Vlahovic e Rabiot, nella classifica dei più pagati c’è Szczesny, uno dei reduci dal ciclo vincente, destinato però a chiudere la sua esperienza per far posto a un portiere più giovane. Di Gregorio è in pole. Il polacco, 34 anni, guadagna 6,5 milioni più bonus fino al 2025. Infine c’è capitan Danilo, anche lui con un orizzonte temporale fissato alla fine della prossima stagione; nel caso del brasiliano, però, una clausola permetterebbe l’estensione dell’accordo al 2026 al raggiungimento di un numero definito di presenze.

Allegri, il parafulmine

Mica facile dare un senso compiuto a tutto questo e innalzare al tempo stesso la competitività. Perché una cosa è certa: a chiunque siederà in panchina o scenderà in campo, i tifosi chiederanno di tornare a vincere o quanto meno di provarci fino alla fine. Forse sarà proprio questo il prezzo più oneroso da pagare per la possibile separazione da Allegri, il parafulmine ideale di una società che nell’ultimo triennio ha allestito squadre che potessero realisticamente competere per la Champions (la Juve è la quarta rosa del campionato per valore dei cartellini) sperando poi che dal cilindro di Max uscisse qualcosa in più.


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