Juve, Bonucci dice tutto: le stoccate sull’addio e i piani sul futuro

“Addio alla Juve? Sono dovuto scappare per la manifestazione di potere di un singolo”

Bonucci ha poi proseguito sull’addio alla Juventus nel 2023: “Questa ferita rimarrà perché quando dai tanto ti aspetti anche tanto. Chiudere in questa maniera è stato un colpo che mai mi sarei aspettato, che mi ha fatto male. Ancora oggi parlarne mi dà un po’ di dispiacere. Vedo giocatori che hanno fatto meno di me ricevere il giusto tributo. Io invece me ne sono dovuto andare quasi scappando perché qualcuno aveva deciso che dove andare così. E’ stata una manifestazione di potere di un singolo che non meritavo, se fossero stati chiari avrei accettato di andare. Poi appena arrivato Giuntoli, che non aveva modo di fare diversamente, che mi ha detto che non sarei più stato nei piani del club. All’inizio mi sembrava uno scherzo, dopo più di 500 partite ricevere il ben servito in questa maniera… Invece era tutto reale. Mi allenavo alle 19:30 quando la squadra si allenava al mattino. Non so ancora oggi darmi una spiegazione, o meglio so che è stato un gioco di potere. Mi avrebbe fatto piacere se si fosse conclusa in maniere diversa. Però l’ultimo anno mi ha fatto pensare in maniera diversa: forse il mio percorso alla Juve non è ancora terminato. Quando penso a voler fare l’allenatore, penso a quella panchina lì. Mi piace pensare che questa storia non sia finita. E’ stata dura da digerire e la rabbia che avevo dentro mi ha fatto fare scelte sbagliate perché avevo la forza di un contratto firmato per andare contro la Juve, ma alla fine non era la Juve il problema di tutto. Se avessi proseguito la battaglia legale avrei vinto, perché era mobbing. La rabbia era per chi mi aveva messo fuori rosa, non per la Juve. Poi nei mesi successivi ho parlato con Giuntoli, che era d’accordo con me, e mi ha detto che si poteva gestire diversamente. Juve A contro Juve B poteva essere l’occasione giusta per salutare, eravamo tutti felici. L’ultimo rapporto che ho avuto lui (Allegri, ndr) è stata dopo la partita di Udine, anche al centro sportivo non c’è mai stato un confronto in un mese e mezzo, come se fossi per lui un estraneo. Un confronto sarebbe stato il minimo”.

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