Juve, afflittività e modelli: la difesa per restare in Europa

Dall’Europa alle aule di tribunale: lunedì la Juventus finirà per la quinta volta sul banco degli imputati in merito al caso plusvalenze, dopo due sentenze favorevoli nella primavera del 2022, il -15 del 20 gennaio e l’annullamento con rinvio firmato dal Collegio di Garanzia il 20 aprile. La famosa “afflittività” è un punto centrale nella memoria difensiva consegnata mercoledì dai legali del club. «Se la penalizzazione sul punteggio è inefficace in termini di afflittività nella stagione in corso – dice il codice di giustizia sportiva all’art. 8 – è fatta scontare nella stagione sportiva seguente».

Penalizzazione afflittiva

Non significa cioè prendere la classifica e in base alla graduatoria produrre la stangata più efficace. Rendere afflittiva una penalizzazione vuol dire, viceversa, quantificarla in base alla colpa (si ripartirà dai -9 chiesti dal procuratore federale Chiné) e poi valutare se crea un danno “qui ed ora”; se non lo fa, trasla alla stagione successiva. Facciamo un esempio: se il Napoli, oggi a +14 dalla 2ª, venisse condannato per un fatto X a un ipotetico -2, sconterebbe la penalità nel 2023-24 essendo già aritmeticamente prima. Bellacosa e gli altri avvocati del club fanno notare che sarebbe afflittivo, ad esempio, anche far scendere la Juve dal 2° al 4° posto; la società, pur restando in zona Champions, perderebbe infatti tra i 10 e i 12 milioni tra posizionamento, diritti domestici e market pool. Nella peggiore delle ipotesi la società punta ad avere una sanzione ridotta che tenga comunque il club in lotta per la zona nobile, al verificarsi di due condizioni: la squadra continua a vincere e i giudici decidono per lo sconto. Nella memoria si richiede anche una «maggiore proporzionalità» rispetto ai fatti contestati, valutando troppo severo quel -15 che i giudici potrebbero sempre confermare motivandolo meglio. Il Collegio ha respinto 9 motivi su 9 del ricorso bianconero, evidenziando però una lacuna nella sentenza della Corte: non sarebbe stato spiegato bene il contributo al “dolo” dei consiglieri d’amministrazione (8 mesi di squalifica a testa) né come questo abbia contribuito alla penalizzazione. Nonostante le condanne di Agnelli, Paratici, Arrivabene e Cherubini, la Juve ritiene che il rinnovamento della governance debba essere considerato come un elemento a favore.

I modelli adottati dalla Figc

L’1 ottobre 2019 la Figc ha approvato le linee guida per l’adozione di modelli «idonei a prevenire atti contrari ai Principi di Lealtà, Correttezza e Probità». L’obiettivo? Svincolare sempre di più le società dai comportamenti dei singoli. La Vecchia Signora si è attivata subito. «Perché non è stato valutato come esimente?» si chiede oggi. Tramite il modello (codice etico, sistema di segnalazione interno, commissione di garanzia), la Juve ritiene di aver attivato un presidio sui comportamenti illeciti, pur continuando a professare la propria innocenza circa quel «sistema volto ad alterare la lealtà sportiva» che anche il Collegio ha riconosciuto, lasciando appartentemente poco spazio a una sentenza favorevole nella giornata di lunedì. C’è poi il modello gestionale ex dl 231/2001 che solleva le aziende dalla responsabilità dei dipendenti. Per il Collegio manca «la dimostrazione che l’adozione del modello sia idoneo a prevenire i comportamenti contestati». La difesa della Juve, però, insiste sul punto.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Precedente Lazio, il casting per il vice Immobile: ecco i nomi Successivo Bayer-Roma, le pagelle dei giallorossi: Pellegrini non si ferma mai