Juve 2022, istruzioni per l’uso: 3 cose tenere e 3 da buttare dell’anno concluso

Dalla solidità difensiva alla crescita dei giovani, dalla mancanza di continuità all’assenza di un vero leader: la Juve sa da cosa deve ripartire e cosa eliminare per puntare a una stagione di soddisfazioni

Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà bene che la Juve parta con elmo scudo e corazza. Il 2021 si è chiuso infatti con una rimonta culminata nella conquista del quinto posto, ma anche con la positività di Pinsoglio e Arthur e l’inatteso invito del Barcellona a Morata, mentre il 2022 è iniziato con il contagio di Chiellini e la prospettiva, già nota, di un calendario impervio per densità e grado di difficoltà dei match in programma. Insomma, è ora di passare dai brindisi alle istruzioni per l’uso di un 2022 che si prospetta come un anno fondamentale per il presente e il futuro a medio e lungo termine della Signora.
E, come da tradizione, è giunto pure il momento di fare ordine, ammucchiando da una parte le cose da tenere e quelle da buttare, in vista del nuovo anno da affrontare. Una pratica sana, di consapevolezza, che ognuno fa per sé e per gioco può fare anche mettendo la Juve al centro, sulla scorta di quanto ha mostrato e dimostrato in un 2021 fatto di luci e ombre, passi avanti e dietrofront, exploit e ricadute.

Cosa buttare

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Partendo dalle cose da buttare, c’è quella mancanza di continuità, che tanto ha penalizzato la squadra, classifica alla mano derubricandola da grande a formazione di medio calibro. La Juve è partita al rallentatore, riuscendo a ingranare solo dopo aver conquistato un unico punto nelle prime tre gare. Poi è arrivata la serie positiva al momento più lunga: 6 risultati utili di fila in campionato – cui si aggiungono le prime due vittorie in Champions, fra cui quella sul Chelsea -, interrotta da un inatteso, bruciante, doppio k.o. con Sassuolo e Verona, a fine ottobre. Una doccia gelata da cui la Juve ha faticato a riprendersi: 2 vittorie ed altra caduta (la terza in casa), stavolta con l’Atalanta, diretta concorrente. Il resto è storia recente, con l’infilata degli ultimi 5 match che hanno portato 13 punti: nello stesso arco temporale Inter a parte nessun’altra squadra ha avuto questo passo, anche se lasciare due punti al Venezia…
Altra zavorra di cui Allegri si libererebbe volentieri è la scarsa percentuale realizzativa: i numeri dicono che la Juve conclude tantissimo ma segna pochi gol. E in effetti 27 reti sono bottino esiguo: peggior attacco fra le prime dieci in classifica, nonché undicesimo attacco della serie A, al pari di Samp e Bologna. E un terzo aspetto finora negativo è l’assenza di un vero leader: non che la Juve non abbia giocatori di personalità, ma in campo ancora non si è visto un trascinatore capace di caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti di difficoltà. Un elemento che non manca in ogni grande squadra che punta ai più alti traguardi.

Cosa tenere

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Dalle cose da eliminare ai punti saldi che il 2021 lascia in eredità al Nuovo Anno, e che costituiscono ora i perni su cui innestare la fiducia e ripartire: la solidità difensiva, un incubo per Pirlo e una méta raggiunta dopo settimane di travaglio da Allegri, ha portato la Juve ad incassare alla fine del girone d’andata solo 17 reti: meglio hanno fatto soltanto Napoli (14) e Inter (15). Non solo, la difesa ha anche dato un grande apporto in fatto di lanci e persino di reti (dalle 3 di Bonucci alle 4 di Cuadrado, anche se il colombiano ha giocato anche a centrocampo). Il 2021 ha visto la crescita di parecchi giovani della nidiata bianconera, pietra miliare della nuova strategia societaria e precisa mission di Allegri. De Ligt, attraverso un percorso non sempre in discesa, è diventato solidissimo pilastro della retroguardia, per non parlare dell’inamovibile Locatelli, l’unico giocatore ad aver timbrato il cartellino di tutti i match. Più altalenante la crescita degli altri giovani, ma la conferma di Chiesa e le prestazioni in crescendo di sicurezza e personalità di De Sciglio e Pellegrini sono ormai punti fermi, accanto ai lampi di McKennie, Kean e Kulusevski, non sempre affidabilissimi ma comunque con segnali di crescita. Per non parlare degli Under 23 che hanno trovato spazi e minuti di visibilità, da Soulé a De Winter. E per finire la carrellata delle cose positive, una nomination è per l’assetto consolidato nell’ultimo ciclo di gare: che sia 4-2-3-1 o 4-3-3, la Juve ha preso forma (e sostanza). Ora c’è l’incognita legata ai movimenti di mercato che si profilano già da gennaio e gli imminenti rientri di Chiesa e Dybala. Ma ora che la quadra è stata trovata, sarà più facile mantenerla.

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