Jorginho: “Il Pallone d’oro? Sì, ci penso. E se andiamo in Qatar…”

Il centrocampista azzurro a Globoesporte: “Sarei un ipocrita se dicessi che non penso al premio, ma non mi creo grosse aspettative. Il mio Chelsea ha una qualità tale che anche cambiando i giocatori resta forte”

Lucido, equilibrato, ambizioso. Come quando governa le partite in mezzo al campo. Al Chelsea o con la maglia dell’Italia. Jorginho sta per chiudere un anno d’oro (Champions ed Europeo in bacheca) sperando in un premio dello stesso, prezioso, metallo. “Il Pallone d’oro? Cerco di non crearmi troppe aspettative ma sarei ipocrita nel dire che non ci penso, perché è impossibile – confessa l’azzurro, ospite del podcast “Gringolandia” su Globo Esporte -. Se succederà, sarà una grande cosa, altrimenti non mi lamenterò. Resto con i piedi per terra e mi concentro su altro, e poi ho comunque ricevuto il premio di miglior giocatore dalla Uefa. Non spetta a me dire se il Pallone d’Oro arriverà o meno ma credo che dimostrerebbe che oggi vengono presi in considerazione anche altri tipi di giocatori e la loro importanza. Sarebbe una sorta di incentivo, è come se dicessero: ‘guardiamo tutto, non solo il numero di gol’”.

Sogno Mondiale

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Il centrocampista italobrasiliano intanto guarda avanti. Il menù scodellato dal 2022 è altrettanto ricco: Inghilterra, Europa ma, soprattutto, il Mondiale in Qatar: “Il Chelsea non può concentrarsi su un solo obiettivo ma deve pensare giorno dopo giorno, partita dopo partita, perché ha una rosa capace di arrivare in fondo a tutte le competizioni. Per esempio, non ho mai vinto ancora la FA Cup. Abbiamo una squadra tale che, pur ruotando i giocatori, il livello non si abbassa. Vincere il Mondiale in Qatar? Non sarebbe male – ride -. Di sicuro Champions ed Europeo non sono da buttare ma il Mondiale è qualcosa che va al di là di tutto, è il top. Non posso lamentarmi ma c’è sempre spazio per qualche altro trofeo. Se l’Italia ci arriverà non sarà la favorita, ma dopo quello che ha fatto all’Europeo non passerà inosservata”. La sconfitta con la Spagna in Nations League è invece già metabolizzata: “Era inevitabile, abbiamo perso dopo 37 partite, con un uomo in meno e contro la squadra peggiore da affrontare quando sei in dieci. Fra l’altro all’Europeo la Spagna ci è stata superiore, in campo pensavo ‘Mio Dio, il tempo non passa’. E invece in Nations League non ho avvertito quelle difficoltà, è stata una sfida più equilibrata, poi a questi livelli sono gli episodi che decidono”.

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