Jorginho-Berardi, è bell’Italia. Batte la Polonia e ora è prima del girone

Dominio degli azzurri, che vanno in vantaggio dal dischetto e poi, con i polacchi in dieci, chiudono la gara nel finale. Decisiva la partita di mercoledì a Sarajevo contro la Bosnia-Erzegovina

Dal nostro inviato Andrea Elefante

15 novembre – REGGIO EMILIA

Dominata eppure sofferta fino a 7’ dalla fine, strameritata, un inno al calcio che Mancini ha iniettato nelle vene di questa squadra, chiunque giochi: una vittoria che consente all’Italia di essere padrona del suo destino: vincendo mercoledì in Bosnia, vincerà il suo girone e dunque potrà giocare in casa, il prossimo ottobre, la Nations League. Una squadra che è stata più forte di un’emergenza mai vista (oltre venti giocatori indisponibili), di una settimana attraversata fra mille difficoltà e anche di una direzione arbitrale che, non sostenuta dalle immagini Var, ha graziato la Polonia di un rosso a Lewandowski, uno probabile a Goralski (poi espulso per doppia ammonizione) e di un rigore che avrebbe portato l’Italia sul 2-0, prima del raddoppio decisivo di Berardi.

le scelte

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Il tandem Mancini-Evani risolve i tre dubbi della vigilia a favore di Florenzi (con la fascia da capitano), Bastoni e Bernardeschi, preferiti a Di Lorenzo, Romagnoli (in panchina, ma sicuramente non al top) e Berardi. Difesa completata da Acerbi e Emerson, a centrocampo Locatelli e Barella ai fianchi di Jorginho, davanti Belotti stringe i denti e Insigne ritrova il suo posto sulla fascia sinistra. Il c.t. polacco blinda il centrocampo: coppia centrale solida davanti alla difesa (Krychowiak e Moder) e Linetty agisce alle spalle (a volte accanto) di Lewandowski, con Szymanski e Jozwiak sulle fasce. Difesa “italiana” per tre quarti: Bereszynski e Reca sulle fasce e Glik in mezzo accanto a Bednarek.

primo tempo

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Per 45’ è solo Italia, Donnarumma può limitarsi a guardare lo spauracchio Lewandowski molto isolato e un po’ svogliato, mai messo in condizioni di far male da una squadra timida, che sembra solo voler capire come andranno le cose. Vanno che l’Italia aggredisce la partita come al solito, la gestisce con il suo possesso palla e i suoi dialoghi di qualità, sostenuti da un pressing alto che cerca subito il recupero del pallone. Già dopo 7’ Szczesny capisce che non sarà una serata tranquilla, quando deve distendersi per deviare un sinistro di Bernardeschi. Passata la paura per lo juventino, che ferma il gioco toccandosi il piede sinistro mentre cade a terra, l’Italia ricomincia a ricamare come prima. E passa, anzi passerebbe, al 20’: da Bernardeschi a Barella, dentro per Insigne che segna un gol che il francese Turpin annulla perché c’è Belotti – impossibilitato a spostarsi – a ostacolare il tentativo di parata del portiere. Si invoca la Var che non c’è, ma le immagini chiariscono da sole che effettivamente la partecipazione all’azione del centravanti non è ininfluente. Invece la Var servirebbe eccome, subito dopo, quando a Lewandowski scappa una gomitata su Bastoni a centrocampo che avrebbe meritato il rosso. Ma l’Italia non si scoraggia: un tiro di Insigne deviato in angolo (26’) è l’antipasto immediato del vantaggio azzurro. Che arriva su rigore per una trattenuta in area su Belotti, che prende meravigliosamente il tempo a Krychowiak su cross di Bernardeschi: al 27’ Jorginho “saltella” implacabile il suo rigore. E il raddoppio potrebbe arrivare al 35’, quando su splendido invito di Insigne è alta la girata di sinistro del Gallo.

secondo tempo

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Un’altra Polonia, non solo perché Brzeczek con Zielinski aumenta un po’ la trazione anteriore, avvicinando il napoletano a Linetty, per lasciare meno isolato Lewandowski. Ma dura poco, perché l’Italia già dopo 4’ torna a spaventare la Polonia (da Bernardeschi a Barella, girata alta) e all’8’ va vicinissima al 2-0, con un destro a giro – il suo tiro – di Insigne, deviato da Bereszinski quanto bastava per indirizzare la conclusione in calcio d’angolo. Ma l’Italia si costruisce comunque la chance per il 2-0, cancellata dall’arbitro francese che non vede un fallo di mano di Bednarek (di spalle, ma con il braccio decisamente largo) su tiro di Belotti. Quando Brzeczek, alla ricerca dell’1-1, aggiunge Milik a Lewandowski, la Polonia resta in dieci per l’ennesimo fallo durissimo di Goralski, espulso. In undici contro dieci, l’Italia nasconde il pallone alla Polonia, esalta ancora di più il suo fraseggio e proprio un lunghissimo dialogo fatto di 27 passaggi, rifinito da Insigne per Berarsi, che aveva preso il posto di Bernardeschi, chiude la partita al 38’. In gloria, com’era giusto che fosse, per come l’aveva gestita e dominata.

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