Italia, nuova sfida alla Spagna: a noi la palla per arrivare in finale

Gli azzurri vogliono imporre il possesso ai maestri del palleggio: anche questa è rivoluzione. Fino a non troppo tempo fa il centrocampo era il loro regno inattaccabile. Ora non più

Spiegava Steve Jobs: “Non mi interessa diventare il più ricco del cimitero. Mi interessa addormentarmi ogni sera con la sensazione di aver fatto qualcosa di meraviglioso”. Venerdì notte Roberto Mancini si è addormentato con una sensazione del genere. Non tanto perché la sua Nazionale ha sconfitto il Belgio e si è qualificata per la semifinale di Wembley contro la Spagna, ma perché ha visto i suoi ragazzi fare la partita dall’inizio alla fine contro la prima squadra del ranking mondiale; perché Martinez e De Bruyne hanno riconosciuto di aver perso contro un avversario superiore; perché, mentre piovevano complimenti dappertutto, l’Équipe mandava in stampa una prima pagina con scritto: “Lezione d’italiano”. Quel “qualcosa di meraviglioso” che gli ha addolcito il sonno non è stato il risultato, ma il modo con cui l’ha ottenuto. Non abbiamo citato Steve Jobs a caso. Ricordate la sua raccomandazione più famosa ai giovani: “Siate affamati e folli”? La giovane Italia di Mancini sarebbe piaciuta al fondatore di Apple. Appariva folle il c.t. azzurro quando, tra le macerie dell’Apocalisse, raccolse la Nazionale e promise: “Possiamo vincere Europeo e Mondiale”. E sembrava ancora più folle quando ordinava ai suoi ragazzi: “Osate anche a costo di sbagliare. Divertitevi e divertite gli italiani. Attaccate sempre, anche senza palla, anche se siamo già in vantaggio”. Ma come? In Italia, dove il risultato non è la cosa più importante, ma la sola che conta; dove le tavole delle legge prescrivono: “Non avrai altro schema che difesa e contropiede”. Un pazzo, quel Mancini, che venerdì notte chiosava: “Meritavamo un gol in più”. Non gli basta una vittoria di corto muso, vuole il pieno riconoscimento del merito. Steve Jobs diceva un’altra cosa: “La differenza tra un leader e un follower è l’innovazione”. Non aver mai fatto una cosa, non esclude la possibilità di farla.

Bob a 4

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La Giamaica ha sempre espresso grandi velocisti, ma un giorno ha deciso di partecipare alle Olimpiadi invernali nel bob a 4. Innovazione, genio, divertimento, non follia. Chiellini non si sarebbe divorato Lukaku in quel modo, se non gli fossero arrivate per via ereditaria, attraverso generazioni di marcatori, le nostre inarrivabili conoscenze difensive. La tradizione serve, ma può essere arricchita. È qui che entra in gioco il leader innovatore. Mancini ha insegnato a Bonucci il coraggio di spostare la linea in avanti e di lasciarsi tanto campo alle spalle. Ha insegnato a Verratti e Jorginho a tenere palla e dominare. Ha insegnato a tutti a divertirsi. Dopo la partita, Bonucci spiegava fiero: “Noi giochiamo sempre” e Insigne confessava: “Mi sono divertito come al calcetto con gli amici”. Non c’è più bisogno della mistica della sofferenza per vincere, possiamo farlo anche con il sorriso. L’ultimo nostro Pallone d’oro è sceso dalle barricate di Berlino, Cannavaro; il prossimo potrebbe uscire dal centrocampo, Jorginho. Ora ci lodano perché creiamo, non solo perché sappiamo distruggere. L’ultima volta che abbiamo battuto l’Inghilterra a Wembley, nel ’97, un difensore, Costacurta, saltò il centrocampo con un lancio e mandò in porta Zola. Ora torniamo a Wembley per dettare legge a centrocampo, la nostra nuova comfort zone; non lo saltiamo più, è lì che costruiamo la vittoria e sarà lì che Jorginho proverà a meritarsi un Pallone d’oro. Lo abbiamo fatto contro il Belgio, possiamo farlo anche con la Spagna.

V come Vittoria

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Il senso della squadra raccolta in cerchio a fine match e l’arringa di Mancini era questo: “Visto? Il gioco che abbiamo studiato per tre anni funziona anche con i più grandi”. E poi il dito indice e il medio issati per significare due ma anche vittoria: “Ci mancano solo due vittorie!”. Dopo averne ammassate 15: 10 su 10 nel girone di qualificazione e 5 su 5 a Euro 2020. La ciurma, che ha creduto con fede al folle volo del leader, non vuole fermarsi, perché vede terra ed è ancora affamata. Rotta sulla Spagna di Luis Enrique, non con il solito proposito di incartarla, ma di rubarle la palla e tenercela. I bobbisti di Mancini vogliono imporre il possesso ai maestri del palleggio: anche questa è rivoluzione. Scambiereste Barella, Jorginho, Verratti con la loro mediana (Koke, Busquets, Pedri)? Noi no. Fino a non troppo tempo fa quello era il loro regno inattaccabile. In difesa stiamo meglio noi, in attacco hanno i nostri problemi con il centravanti. Finora abbiamo giocato meglio, ma non è il caso di sentirci troppo favoriti. Ricordiamoci che volpi come Busquets, pluri-campione d’Europa e del mondo con nazionale e club, in certe partite si esaltano. E soprattutto ricordiamoci che la cultura ha radici profonde: chi è abituato a tenere palla, non la cede facilmente. Restiamo umili. Senza la spinta di Spinazzola, il migliore finora, perdiamo tanto. Ma ieri, prima di lasciare Coverciano sventolando la stampella, ha abbracciato ogni compagno nella sala ristorante e gli ha lasciato dentro qualcosa che lo renderà più forte, così come Eriksen, con altra drammaticità, ha gonfiato il cuore della Danimarca semifinalista. Le immagini del saluto di Spina a Coverciano sono state emozionanti, spontanee e promettenti perché storicamente tutte le volte che l’Italia ha raggiunto una magia di gruppo del genere, poi ha battuto tutti.

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