Italia, il vero valore di quella impresa

Oggi apprezzo più di allora ciò che i nostri hanno combinato tra giugno e luglio. Mi sento di amare senza riserve l’Italia di Mancini proprio perché riuscì a essere più forte dei propri limiti. Lo ripeterò all’infinito: non è una grande squadra – e per quello che esprime il campionato non potrebbe nemmeno esserlo – ma ha dei princìpi sani, un’idea positiva, prova sempre a giocare e palleggia, palleggia con ostinazione e crea, talvolta sbaglia cose elementari, e subisce, tribola, si riprende e in qualche modo la porta a casa. Il titolo di campioni d’Europa adesso pesa un po’ e mette in soggezione gli avversari oggettivamente più deboli: abbiamo faticato con la Bulgaria, talmente scarsa da difendersi “a muro” perfino nel momento in cui è andata sotto. E anche con una Svizzera impoverita dalle assenze di Xhaka, Freuler, Embolo, Gavranovic e Shaqiri, non ci siamo ritrovati. Vero: abbiamo fallito un paio di occasioni con Berardi e Insigne e un rigore con Jorginho, ma lo spirito vincente è rimasto a Wembley. A Basilea il solo Chiellini ha dato una buona prova di sé. Tutti gli altri, in particolare gli esterni di attacco e difesa, non mi sono piaciuti.

Questo pari potrebbe metterci nella condizione di dover inseguire la Svizzera, il record mondiale appena conquistato – la serie utilissima – ci consente tuttavia di guardare con speranza al futuro e prolungare un’estate italiana indimenticabile. Per dirla alla Egonu, dopo tutta la m… versata sulla Nazionale nell’autunno del 2018, e anche in seguito, e quella che si continua a buttare sul Paese e sullo sport; dopo tutta la m…, ripeto, siamo comunque campioni, è arrivata la stagione felice e della gloria. Un periodo risarcitorio cominciato verso metà giugno e che non accenna a concludersi, tre mesi in cui abbiamo raccolto un Europeo di calcio dopo 53 anni e uno di pallavolo femminile dopo dodici, ma anche 109 medaglie, 40 dalle Olimpiadi e 69 dalle Paralimpiadi: 24 d’oro, 39 d’argento e 46 di bronzo, il dettaglio. Teniamoceli stretti.

Su Gazidis non mi sbagliavo

La lettera con la quale Ivan Gazidis, che da metà luglio lotta contro un problema serio e personale, si è rivolto ai tifosi rossoneri promettendo di correggere i prezzi dei biglietti per la Champions, potrebbe rappresentare un passaggio fondamentale nel percorso di crescita del calcio italiano, se tale percorso figurasse nell’agenda dei nostri dirigenti. Scrive l’ad del Milan: «Ho compreso chiaramente le vostre preoccupazioni e mi rendo conto che non siamo allineati nel modo equilibrato che auspichiamo. Pertanto, abbiamo rivalutato la nostra decisione e adegueremo i prezzi delle partite di Champions League a un livello che riteniamo comunque corretto. La vendita dei biglietti sarà quindi temporaneamente sospesa e riaperta a tempo debito con un approccio tariffario rivisto, occupandoci anche di tutti gli aspetti procedurali e amministrativi correlati». E conclude così, ed è musica per le mie orecchie: «Per mantenere un rapporto onesto e trasparente, se facciamo scelte discutibili, è nostro dovere ammetterlo, ma è altrettanto importante sentire la vostra fiducia e il vostro sostegno per qualsiasi decisione presa, attraverso un dialogo costruttivo, poiché queste decisioni sono sempre prese esclusivamente per il bene del Milan».

Oggi si riunisce l’assemblea di Lega. Mi auguro che i concetti ad alta definizione morale espressi da Gazidis possano essere assimilati dai suoi colleghi e diventino il manifesto di una nuova sensibilità con cui costruire il futuro dello sport più popolare del mondo e meno popolare del momento.

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