Italia, che delusione: fa 0-0 in Irlanda del Nord e va agli spareggi

A Belfast Azzurri poco brillanti e quasi mai pericolosi: ai Mondiali va direttamente la Svizzera

dal nostro inviato Marco Pasotto

15 novembre – BELFAST (Irlanda del Nord)

Il Windsor Park ci punisce ancora. Questa volta, come dice Mancini, ci restano a disposizione gli esami di riparazione, ma i Mondiali azzurri di certo non passano da Belfast: rispediti a casa nel ’58, costretti agli infidi playoff stavolta. Perché la Svizzera ha fatto ciò che tutti si attendevano, passeggiando sulla Bulgaria, mentre l’Italia ha fatto tutto il contrario rispetto a ciò che ci si aspetterebbe – e sarebbe giusto pretendere – dai campioni d’Europa: una figuraccia. E’ finita zero a zero, ma avrebbe potuto finire peggio (non sarebbe cambiato nulla, peraltro) perché nella ripresa le palle gol più pulite le ha avute l’Irlanda del Nord. Squadra onesta, volenterosa e nulla più. E allora così fa ancora più male. Un’Italia irriconoscibile nei principi di gioco, nello spirito e in quasi tutti i protagonisti. A partire da Jorginho, giusto per citarne uno. Ma la lista è lunga e a salvarsi sono poche anime. Di Lorenzo, Bonucci, e finisce lì. Il problema del gol ormai ha assunto proporzioni bibliche: non siamo riusciti a segnare nemmeno con cinque attaccanti in campo. In questo momento la Nazionale che in estate ci ha fatto divertire e godere, non esiste più. Arrivederci ai playoff di marzo dunque: ci sarà da riorganizzarsi parecchio.

LE SCELTE

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Rispetto alla Svizzera ci sono state due novità. Quelle immaginate alla vigilia. L’attacco, nel tentativo di curare la stitichezza, è cambiato negli interpreti e nel concetto: fuori Belotti e dentro Berardi, con Insigne falso nove e Chiesa dirottato a sinistra. L’altra variazione è stata Tonali per Locatelli. Ma col milanista sul centrodestra e Barella a sinistra di Jorginho. Tonali e Berardi: la corrente elettrica che aveva rianimato gli azzurri nel secondo tempo con la Svizzera. Linea difensiva identica a Roma con Di Lorenzo, Bonucci, Acerbi ed Emerson. Simile la squadra e purtroppo simili anche le difficoltà. E simili gli errori. Un’Italia spenta, sotterrata dalla pesantezza dell’obiettivo, che non è mai stata in grado di mordere davvero il match. Di trovare in tempi rapidi un gol che avrebbe recapitato a Lucerna timore e sconforto. Freno a mano tirato, gambe contratte, testa piena di nuvoloni. Risultato: una moltitudine di passaggi, anche tecnicamente semplici, sbagliati nella metà campo dei verdi. Un giro palla, proprio come con la Svizzera, lento, compassato, noioso. Persino malinconico, in certi frangenti. L’esatto contrario di ciò che abbiamo ammirato lungo l’estate. Un atteggiamento soffice, senza energia, corricchiando come se il campo fosse una distesa di uova da non rompere. Situazioni già viste all’Olimpico, dicevamo. Jorginho sotto ritmo, Barella a sbattere a ripetizione contro il muro verde, Chiesa praticamente mai servito, Berardi schiacciato sulla linea difensiva irlandese e Insigne a vagare cercando una luce fra le linee trovata solo due volte e non andata a buon fine. Prima ha messo Di Lorenzo – il migliore degli azzurri nei primi 45, e qualcosa vorrà pur dire – davanti alla porta, ma Peacock-Farrell ha smanacciato in angolo. Poi si è ritrovato in area col sinistro armato e pronto all’esecuzione, ma ha commesso l’errore capitale di provare a riportarsi la palla sul suo piede ed è stato rimontato. Intendiamoci, l’Irlanda del Nord non ha fatto nulla più di quanto doveva: difesa attenta, qualche ripartenza muscolare agevolata dalla nostra prevedibilità nella manovra. Le uniche buone notizie all’ora del the arrivavano dalla Svizzera: zero a zero a Lucerna.

ASSALTO DI PANCIA

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La ripresa è iniziata con Cristante al posto di Tonali, con uno squillo irlandese importante – decisivi i riflessi di Donnarumma su Saville – e con la ferale novità dalla Svizzera, passata in vantaggio. Di lì a poco il raddoppio. Ma bastava un gol per risistemare la situazione. Chiesa ci ha provato di sinistro senza trovare lo specchio per pochi centimetri. Mancini ha tolto Barella e inserito Belotti: avanti tutta con un 4-2-4 che ha aumentato la pressione azzurra. Fuori Jorginho e Insigne, dentro Locatelli e Bernardeschi, ma è stato un dominio nervoso, poco ragionato e troppo dettato dal cronometro che correva. Poi, di nuovo pessime notizie da Lucerna: terzo gol svizzero e a questo punto avremmo dovuto farne due. A dieci dalla fine Mancini ha usato la carta della disperazione, ovvero il quinto attaccante. Dentro anche Scamacca, al posto di Emerson. Un assalto di pancia, con la forza dei nervi e quindi poco lucido per un assetto super sbilanciato. Nel finale ci ha salvato Bonucci, che ha respinto sulla linea un tiro di Washington dopo un’uscita a vuoto di Donnarumma. Nella città in cui fu costruito il Titanic, l’Italia sbatte contro l’iceberg nordirlandese. E affonda.

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