Italia, c’è un problema attacco: i gol su palla inattiva non bastano

L’infortunio di Immobile, le condizioni precarie di Belotti, i troppi errori e anche un po’ di sfortuna. L’attacco fatica e nelle sfide con Bulgaria e Svizzera (2) sono arrivate solo due reti

Quello di Roberto Mancini in vigilia somigliava a un appello. Di più: era sembrata quasi una preghiera. “Belotti non sarà al 100 per cento perché viene da un infortunio serio e magari non ha i 90 minuti. Se riuscisse a fare gol nei primi 60-65 sarebbe meglio…”. Nulla da fare. Mancio, come da programma, lo ha tolto di scena intorno all’ora di gioco e il Gallo non ha cantato. Anzi. Si è seduto in panchina dopo aver toccato 26 palloni. Produzione offensiva? Un tiro, respinto da un difensore.

Chiariamo subito: in casa azzurra non c’è uno specifico caso Belotti, c’è un “caso gol”. Nel senso che facciamo una fatica immane a superare quella riga bianca che invece lungo l’estate era un confine senza controlli, senza dogana: si passava con frequenza e con piacere. Poi è diventato tutto più difficile, sebbene già durante l’Europeo il problema covasse sotto la cenere. Semplicemente nascosto dai risultati come la polvere sotto i tappeti. Tanto che Immobile si era sentito tirare più volte per la giacchetta.

SU PALLA INATTIVA

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Manca il centravanti. Ci manca un Lukaku, un Ronaldo. Quante volte lo abbiamo detto e quante volte lo abbiamo sentito dire. E adesso che siamo costretti a stringere faticosamente i denti per acciuffare il Mondiale, il problema emerge in maniera massiccia. Il ragionamento è semplice, basta osservare la partita con la Svizzera: nell’ambito di un primo tempo mal giocato, con un’Italia irriconoscibile e calpestata dalla Svizzera, la mancanza di pericolosità offensiva fa parte del contesto. Ma in una ripresa ben giocata, interpretata tutta all’attacco, con un avversario incapace di uscire dalla pressione, ecco, così non è più normale. Se esprimi il tuo gioco, quel gioco che ti ha portato sul tetto d’Europa, devi essere capace di buttarla dentro. E invece il gol che ci ha consegnato quanto meno il pareggio (senza, saremmo stati virtualmente già condannati ai playoff) è arrivato su palla inattiva grazie alla testa di un terzino.

TENTATIVI VANI

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Tutte le altre occasioni sono evaporate come neve al sole. Barella ha sparato sui guanti di Sommer un rigore in movimento, poi il portiere svizzero è stato baciato dalla buona sorte su un tiro di Insigne deviato da un difensore e infine Chiesa ha sparato verso il cielo dopo essersi liberato alla grande in area. Il rigore paradossalmente, nel contesto di questo ragionamento non fa testo. Dal dischetto si può segnare o sbagliare, ma i gol occorre trovarli con il gioco per chi, come noi, ha una evidente dose di qualità.

E gli accorgimenti, le variazioni di Mancini sembrano non avere effetto. Certo, perdere il centravanti titolare che in campionato vola è un danno evidente, ma le alternative faticano troppo. Mancio dopo aver tolto Belotti ha piazzato per qualche minuto Chiesa al centro dell’attacco, e poi Insigne. Due falsi nove che non hanno trovato la scossa giusta. Poi ha buttato dentro anche Raspadori. Nulla da fare. Se ci ritroviamo a giocarci il Qatar all’ultima giornata è perché non siamo stati abbastanza efficienti là davanti. Certo, con la Lituania è andato in scena il festival del gol, ma nelle tre partite – Bulgaria e due volte la Svizzera – che ci condannano a penare fino alla fine, abbiamo segnato la miseria di due gol: Chiesa alla Bulgaria e Di Lorenzo stavolta. Se voleremo in Qatar, occorrerà trovare una soluzione concreta. Mancini ha un anno di tempo.

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