Inzaghi simile a Conte, Dzeko come Lukaku. Ma senza striscia…

La squadra ha cifre e marcatori simili rispetto a quella dello scudetto. In autunno però Romelu&Co., che dovevano inseguire una sola rivale, cambiarono passo con 8 vittorie di fila. Ora sono fermi a due

La terza e ultima sosta per le nazionali è il momento perfetto per fare un bilancio di inizio stagione. Anche perché le 12 giornate lasciate alle spalle rappresentano quasi un terzo del campionato. La strada da percorrere rimane tanta, ma diverse situazioni e tendenze iniziano a delinearsi.

Manca la striscia

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Quello con l’Inter di Conte destinata a vincere lo scudetto è un paragone pesante per Inzaghi. A livello numerico però l’andamento è molto simile. Con una differenza che salta subito all’occhio. Dodici mesi fa Lukaku e compagni faticarono a trovare la quadra all’inizio, ma dopo l’1-1 in casa dell’Atalanta (settima giornata), piazzarono un filotto di otto vittorie consecutive con cui iniziarono a ridurre il gap sul Milan capolista. Per poi sgasare verso il tricolore da gennaio in poi con un’altra micidiale serie di 11 vittorie. Proprio quello che dovrà fare la banda Inzaghi, anche perché stavolta in fuga sono in due. Ma i nerazzurri non sono ancora riusciti ad arrivare a un tris di successi…

Confronto numerico

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L’anno scorso, dopo 12 turni equamente divisi tra casa e trasferta, l’Inter aveva 27 punti, frutto di 8 vittorie (con una striscia aperta di 5), 3 pareggi e una sconfitta, nel derby casalingo. I gol all’attivo erano 30, quelli subiti 15. Oggi l’Inter è a quota 25 punti, ma ha giocato 5 volte in casa e 7 fuori (derby compreso), per un bilancio di 7 vittorie, 3 pareggi e una sconfitta, all’Olimpico con la Lazio. Il tutto segnando una rete in meno (29), ma incassandone meno (13). Simile anche il calendario, con quattro scontri diretti già disputati: Lazio, Milan e Atalanta avversarie comuni, poi Napoli allora e Juve quest’anno. Una curiosità ulteriore. In entrambe le stagioni, la media punti interna (2,16 allora, 2,2 oggi) è di poco inferiore a quella in trasferta (2,33 e 2,28).

Trascinatori

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Pur in frenata nelle ultime uscite, Dzeko e Lautaro a livello di marcature sono i trascinatori. Edin è a quota 7, ma non segna dal match contro la Juve e tiene in apprensione a causa del risentimento muscolare accusato nel derby. Lautaro è arrivato in fretta a 5 gol, ma non segna su azione dal 25 settembre (poi il rigore al Sassuolo, la settimana dopo) e il rigore sbagliato contro il Milan fa ancora rumore. Un anno fa il Toro era giusto a 5 gol, ma iniziava a montare lo tsunami Lukaku, in doppia cifra grazie al rigore (lui dal dischetto non falliva mai, spiazzando sistematicamente il portiere) proprio contro il Napoli. Per il resto, poca differenza. L’Inter era una cooperativa con Conte e lo è per ora con Inzaghi. Basti pensare che i 9 gol nelle ultime 5 uscite portano otto firme diverse.

Svolte alla nona

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Complicato capire dove porterà il cammino. Nello scorso torneo Conte aveva svoltato dopo la rimonta rocambolesca col Torino (da 0-2 a 4-2 nei 26′ finali). A Reggio col Sassuolo, insieme al trequartista andò in soffitta l’idea del calcio champagne. Tre giorni prima il Real aveva vinto 2-0 al Meazza, Lukaku era out per un fastidio muscolare ma arrivò un 3-0 che diede una prima svolta alla stagione. Soprattutto perché la difesa – complice l’esplosione di Skriniar, prima positivo al Covid – divenne un caveau. Qualcosa di simile è successo a questo giro. L’harakiri contro la “sua” Lazio ha portato Inzaghi e squadra a piccoli accorgimenti, tra attenzione massima, migliori letture, squadra più corta e rapida nelle transizioni difensive. Da quel giorno la difesa ha subito soltanto un rigore molto particolare contro la Juve e l’autogol di De Vrij nel derby. Inzaghi firmerebbe per ripetere il cammino di Conte fino all’epilogo. Evitando sprechi e rimonte subite nei big match, l’impresa non è impossibile.

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