Inzaghi, i segreti della partenza sprint: finora meglio di quella di Conte

Il parallelo dopo le prime 5 giornate tra Simone e il tecnico dello scudetto premia il primo: più punti, più gol fatti e meno subiti. Analisi dei numeri, considerando anche che Antonio aveva già affrontato due scontri diretti

Come in campo con Lukaku e Hakimi, anche il fantasma in panchina di Conte resta ingombrante per il popolo nerazzurro. Lesto però a voltare pagina (senza dimenticare) e a spendersi per i nuovi. L’Inter resta, i giocatori vanno. E i paragoni pure. Quello con la squadra che dopo 11 anni ha vinto lo scudetto è come minimo stupefacente. Anche se i numeri vanno ovviamente maneggiati con estrema cura. Conte ha già dimostrato di essere un luminare nelle corse a tappe, quando le sue squadre azzannano l’osso e non lo mollano per mesi. Inzaghi è alla prima esperienza con una rosa da titolo. E alcuni distinguo sono d’obbligo anche a livello di calendario.

Fronzoli e svolta

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Come ha appena sottolineato lo stesso Inzaghi, metabolizzata la delusione per la partenza di tre colonne dello scudetto i tifosi hanno dato il massimo sostegno alla squadra. Che a sua volta si è meritata questa spinta uscendo dai blocchi alla Jacobs. Tredici punti su 15, con 18 gol segnati e 5 subiti, sono un bottino migliore di quello dello scorso anno. Dopo 5 giornate, la banda Conte infatti era a quota 10, aveva segnato 5 gol in meno (13, con cinque marcatori diversi, contro gli undici attuali) e ne aveva presi di più (8). Va però sottolineato che il tecnico leccese si era snaturato con un tentativo di calcio champagne che poco gli appartiene e nel giro di un mese avrebbe virato sull’assetto più solido e con meno fronzoli con cui poi ha macinato vittorie e punti. Senza dimenticare che il calendario iniziale era meno morbido dell’attuale. Non a caso i 5 punti lasciati per strada un anno fa vanno addebitati a Lazio (1-1 all’Olimpico) e Milan (1-2 nel derby “casalingo”). Prima però l’Inter aveva fatto una fatica terribile anche al Meazza contro la Fiorentina, vincendo 4-3 nel recupero dopo essere stata sotto due volte. E nella sesta e settima giornata erano arrivati i pareggi contro Atalanta (proprio l’avversario di sabato) e Parma. Il 2-2 del 31 ottobre contro gli emiliani tra l’altro è coinciso con l’ultima volta in cui un avversario ha preso punti nel fortino nerazzurro. Dal 4-2 sul Torino (altra rimonta) del 22 novembre l’Inter non si è più voltata indietro, ha sorpassato il Milan a gennaio e la striscia di 18 vittorie interne è tuttora aperta.

Percorso netto, però…

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Interessante anche il raffronto con la prima Inter di Conte. Come al solito il lavoro di Antonio è a presa rapida. Malgrado le stesse Milan e Lazio nelle prime cinque giornate, ma lanciato da tre avversarie soft in avvio, nel 2019-20 arrivò l’en plein con 15 punti, 10 gol segnati (6 marcatori) e appena uno subito (Joao Pedro, nel 2-1 di Cagliari). Il trionfo del pragmatismo che regalò inevitabilmente la provvisoria vetta della classifica ma che non bastò per centrare il bersaglio grosso. Decisivi i due scontri diretti persi con la Juve, perché contro altre big come Milan e Napoli Conte fece percorso netto. La morale? Piano con i peana inzaghiani, siamo soltanto all’inizio e gli incroci delle rivali scudetto devono ancora arrivare. Sabato l’antipasto si chiama Atalanta. Dopo la sosta, Lazio, Juve, Milan e Napoli in un mese dovrebbero bastare per capire l’effettivo spessore di Dzeko e compagni. Però più che la lepre ai nerazzurri negli ultimi anni porta bene fare una partenza ad gli inseguimento.

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