Inter, Zhang condannato a pagare 255 milioni: i dettagli

I problemi finanziari della galassia Suning non sembrano risparmiare il presidente dell’Inter Steven Zhang, dopo aver estromesso il padre dalla governance della società operativa Suning.com. Questo giornale aveva già dato notizia, il 28 settembre dell’anno scorso, di una causa giudiziaria promossa ad agosto da alcuni creditori internazionali – guidati da China Construction Bank – da cui era giunta l’istanza al tribunale di Hong Kong di riconoscere una discriminazione rispetto ai creditori cinesi. Erano così partite le azioni di recupero sulle proprietà estere riconducibili alla famiglia Zhang.
Ieri, come riporta il quotidiano South China Morning Post (SCMP) di Hong Kong, la corte si è pronunciata obbligando Zhang per 255 milioni di dollari di prestiti non rimborsati, concessi (tra gli altri) da China Construction Bank alla società Great Matrix riconducibile a Zhang e controllata da Suning Holdings. Si pensava che l’azione riguardasse solo la società di famiglia: ieri si è appreso che Steven avrebbe responsabilità personali, avendo rilasciato garanzie. Si tratta di una sentenza di primo grado, che Zhang potrà appellare.

Inter, prosegue la preparazione: Skriniar si allena in attesa di novità dal mercato

Guarda la gallery

Inter, prosegue la preparazione: Skriniar si allena in attesa di novità dal mercato

La difesa di Zhang

Secondo il quotidiano, la difesa di Zhang avrebbe opposto argomentazioni ritenute inconsistenti dal giudice dell’Alta Corte, Antony Chan. “Vi sono pochi dubbi” sostiene la sentenza “sul fatto che Zhang abbia partecipato al finanziamento originario del progetto e per il quale aveva rilasciato garanzie personali. In questa luce, il tentativo di Zhang di prendere le distanze dal rifinanziamento ha scarso pregio”. In particolare, i difensori del presidente dell’Inter avevano invocato una presunta falsificazione della firma di Steven e la sua ignoranza degli impegni assunti. Nel corso delle udienze è stata disposta una perizia calligrafica sulle firme apposte sul documento, da cui si è stabilito che cinque su sei erano autentiche mentre la sesta era stata apposta con modalità elettroniche. 
Partendo da questa sentenza, i creditori potranno procedere con azioni di recupero dei 255 milioni dovuti. China Construction Bank aveva già promosso un’azione presso il Tribunale di Milano (oltre che in altre sedi giudiziarie internazionali) per ottenere dall’Inter il pagamento di alcuni compensi per la carica di Zhang, a cui Steven aveva rinunciato nel 2019. Se tale azione fosse coronata da successo, l’Inter dovrebbe versare alla banca cinese i compensi non corrisposti al suo presidente ma dalla sede filtra tranquillità. Pare invece assai remota l’ipotesi che l’azione possa coinvolgere le azioni dell’Inter, messe al riparo dal pegno concesso a Oaktree. Forse nelle azioni di recupero promosse ai danni di Steven Zhang potrebbe risiedere il motivo per cui l’intera catena di controllo lussemburghese (e non solo la società direttamente in possesso delle azioni) è oggi in pegno al fondo americano. Secondo il quotidiano di Hong Kong, la sentenza segna un precedente che potrebbe aprire la strada a tutti gli altri creditori internazionali, innescando un effetto valanga di vaste proporzioni. Jason King, partner dello studio legale Kobre & Kim che rappresenta i creditori ha manifestato il “disappunto per l’atteggiamento di Zhang che ha tentato di sfuggire alle sue responsabilità tentando una strategia difensiva chiaramente non credibile anziché adoperarsi per rimborsare il debito”.

Lukaku a Zhang: "Sono qui per far molti gol"

Guarda il video

Lukaku a Zhang: “Sono qui per far molti gol”

Precedente Wanda Nara, la maglia è trasparente: sui social si vede tutto Successivo Lazio, Zaccagni: "Siamo più forti rispetto allo scorso anno"

Lascia un commento