Inter sprecona in Ucraina, ma il pareggio non è da buttare

Terzo pari senza reti consecutivo contro gli ucraini. Dopo la traversa di Barella e il gol mangiato da Dzeko, nella ripresa un super Skriniar tiene in piedi i suoi, prima di due miracoli di Pyatov

Il terzo 0-0 consecutivo tra Inter e Shakhtar tiene tutti in gioco nel girone D di Champions ma segna un netto passo indietro dei nerazzurri in termini di gioco e brillantezza. E non bastano le due prodezze di Pyatov nel finale a colorare una serata senza lampi. In precedenza infatti era stato Skriniar a tenere a galla i suoi dopo che nel primo tempo la traversa di Barella e il gol mangiato da Dzeko a due metri dalla porta facevano pendere il match per gli ospiti. Eppure l’Inter non ha convinto, come se dal romanzone con l’Atalanta, tutto slanci, prodezze ed errori, la banda Inzaghi fosse uscita sedata, ma comunque ibrida. Limitate la sbavature dietro, Brozo e soci infatti hanno prodotto poco, sono parsi giù di gamba, non hanno quasi mai dato ampiezza, senza riuscire a sfondare nemmeno centralmente.

Le scelte

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De Zerbi disegna un 4-2-3-1 con Stepanenko e Maycon davanti alla difesa, Pedrinho, Alan Patrick e Solomon a muoversi dietro all’unica punta Traoré. Inzaghi cambia tre titolare rispetto all’Atalanta. Vecino manda in panchina Calhanoglu e fa traslocare sul centro sinistra Barella, mentre sugli esterni ci sono Dumfries e Dimarco.

Fiammate

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I piani dell’ex tecnico del Sassuolo cambiano dopo pochi minuti. Il tempo di vedere l’assolo di Solomon, con destro dal limite a fil di palo, che si infortuna Traoré, sfortunatissimo perché il ginocchio gli resta accidentalmente sotto al corpo di Dumfries. Dentro dunque Teté, largo a destra con Pedrinho a fare la punta. Barella al 15′ centra la traversa con un destro a giro, ma la gara vive di fiammate, alternate a fasi con ritmi da subbuteo. Vecino fatica ad entrare in partita e Inzaghi prova anche a scambiargli posizione con l’azzurro. Quando lo Shakhtar recupera palla alto e può scatenare la banda bassotti, l’Inter fatica ad adeguarsi e al 20′, dopo una sgasata di Solomon, serve una chiusura di Dzeko su Patrick per evitare il peggio. Lautaro in compenso non tiene tre palloni consecutivi. E quando fa una cosa da Toro (destro a fil di palo) era scattato in fuorigioco. L’Inter fatica nelle uscite perché Skriniar e Bastoni, spaventati dalle ali avversarie, stanno più bassi del solito, mentre Maycon e Patrick schermano Barella e Vecino, con Stepanenko ad aspettare Brozo. Meno compatta invece la difesa ucraina. Ma al 34′ la maledizione del gol (32 tiri nerazzurri e zero reti nei due incroci dello scorso anno) si materializza sul corner di Dimarco con il destro di Dzeko, che a due metri dalla porta manda in curva. Incredibile ma vero.

Miracolo e sorpresa

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Si riprende senza cambi, ma lo Shakhtar alza le marce e l’Inter faticherà ad adeguarsi. I nerazzurri si fanno schiacciare, Dumfries e Dimarco non tengono gli inserimenti dei terzini ora aggressivi di De Zerbi e al 4′ soltanto un miracolo di Skriniar su Pedrinho evita il tracollo sulla fiammata di Dodo. Inzaghi allora cerca idee e forze fresche con Calhanoglu e Correa. Al 10′ escono a sorpresa Brozovic (che non la prende bene) e Dzeko, con Barella che scala al centro. L’Inter non riesce mai ad abbinare pulizia tecnica e velocità d’esecuzione. Skriniar la tiene in piedi con un’altra chiusura e quando al 20′ Pyatov spadella cercando di costruire dal basso Lautaro tira altissimo un pallone d’oro. Al 25′ il lifting in attacco è completato dall’ingresso Sanchez. Ma sembra proprio mancare energia, anche in Barella, peraltro più bloccato visti i nuovi compiti. Inzaghi inspiegabilmente non cambia gli esterni fino agli sgoccioli e l’Inter sembra accontentarsi. Invece nei minuti finali crea di più che in tutto il tempo, ma Pyatov si esalta prima su Correa e poi su De Vrij.

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