Inter-Milan, un finale perfetto

Così l’Inter ha quello che voleva: la possibilità di incassare uno scudetto, già abbondantemente contabilizzato, proprio nel derby di lunedì prossimo. Premio a vincere: dopo gli scherzi di Shomurodov e Viola il pari non basta. Una prospettiva orgogliosa che scavava da tempo gallerie di calcoli e pronostici all’interno di un calendario ormai friabile. Il calcio ha la sua solida struttura professionale e la sua facciata di manageriale serietà, ma resta sostanzialmente carne, sudore e istinti basici. Da questa stagione, peraltro, Simone Inzaghi ha ricavato quasi il meglio che poteva. Due stelle. Il suo primo titolo italiano. Il suo primo trofeo in assoluto che sia frutto dello sfiancante percorso lungo un’intera stagione regolare, invece che delle programmabili – per un intelletto veloce e sintetico come il suo – partite singole o doppie e delle finali di cui è maestro solista. Neppure con la Primavera della Lazio gli era riuscito alcunché di simile. Adesso gli arriva anche questa chance di alzare le braccia di fronte al Milan, anticipandolo allo sprint sul traguardo psicologico del ventesimo scudetto. Mentre la Juventus si era già accompagnata alla porta da sola pareggiando il suo di derby, sabato sera. Del Napoli tuttora campione in carica neppure parliamo, non qui. È semmai ironico, anche se c’è poco da ridere dopo una domenica angosciante (forza N’Dicka), che le due squadre rimaste in pista, per quanto distanziate tra loro, nella corsa allo scudetto attraversino entrambe una fase di incertezza esistenziale, più o meno gravi crisi di identità.

La forza dell’nter

L’Inter, che sotto praticamente tutti i punti di vista tecnici è oggi paragonabile alle maggiori forze europee, sta conoscendo una transizione, o meglio dubbi da sciogliere, per quanto riguarda proprietà e struttura societaria futura. Il Milan continua a galleggiare, più che navigare, senza strumentazione per quanto attiene al lato tecnico: l’allenatore Pioli è saldo una settimana e pencolante l’altra, di pari passo con gli umori sinusoidali che oscillano con i risultati. Può essere conseguenza della fragilità intrinseca, piuttosto evidente, del nostro sistema oppure un semplice caso. Sta di fatto che è lì, in un incontro tra un colosso con i piedi d’argilla e uno con la testa in bilico, che probabilmente verrà deciso il destino immediato di questa stagione. Come dicevamo, l’Inter ci arriva di slancio e il Milan a ritmi di stop and go. Sono formazioni che appaiono differenti in profondità anche semplicemente a guardarle: l’Inter tempesta di sabbia, fisica e sapiente insieme, Juggernaut travolgente; il Milan astuto e micidiale, imprevedibile, raffinato e insipido in base ai momenti. A differenza di Inzaghi, Pioli ha bisogno di tenere sempre alti i giri e sgombro il pensiero dei suoi, che altrimenti tendono a immalinconirsi e a spegnersi. Ultima dimostrazione, le molte partite in una disputate contro il Sassuolo.

Le scelte di Inzaghi

Penultima, la resa nel quarto di andata in Europa League con la Roma: prova di riparazione questo giovedì. Di bello, buono ed esemplare l’Inter ha mostrato la capacità di porsi sempre obiettivi, giorno dopo giorno, occasione dopo occasione. Lasciamo stare la pennichella di ieri davanti a un Cagliari che avverte sempre alle calcagna l’odore di bruciato della zona pericolo. La determinazione è uno dei fattori che hanno scavato la differenza nel corso del campionato, oltre alla completezza dell’organico e a un allenatore che non ha mai smesso di divertirsi, compiacersi dei miglioramenti della squadra, prepararsi e inventare. Sebbene la questione del match ball fosse comunque a posto, ecco giusto Sanchez e Bisseck per Lautaro e Pavard, squalificati: modifiche emergenziali, per nulla spavalde. Noi salutiamo lo scudetto a due stelle in arrivo e ci concediamo un’ombra di nostalgia per le stagioni in cui i titoli si vincevano con meno anticipo e meno tranquillità. Magari torneranno: le mischie in corso per i piazzamenti europei promettono tempi nuovi.


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