Inter, le 7 carte di Conte per la partita scudetto

Il tecnico ha 7 jolly da giocarsi nelle prossime 7 giornate di campionato per puntare alla vetta. La scorsa stagione dall’8ª alla 14ª fece 6 vittorie e un pareggio

Davide Stoppini

21 novembre – Milano

Il calcio ha votato Inter tricolore, nel sondaggio pubblicato ieri dalla Gazzetta. Ecco i sette jolly di Conte, le carte scoperte e quelle ancora da giocare. Sette, una per ogni partita di campionato fino a Natale: un anno fa dall’8a alla 14a giornata l’Inter fece sei vittorie e un pareggio…

1. Lukaku leader

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Non c’è giocatore dell’Inter che abbia il segno più davanti tanto quanto Romelu Lukaku. Nessuno come lui. E mai neppure Romelu ha raggiunto un livello così alto di rendimento e di consapevolezza tecnica. “È nel miglior momento della sua carriera”, ha detto di lui il c.t. del Belgio Martinez. Il numero di gol è lì a dimostrarlo, il peso specifico dentro l’Inter va persino oltre l’aspetto statistico. Non può sfuggire neppure la carezza dialettica del belga nei confronti di Eriksen: Lukaku non è solo l’unico vero insostituibile della rosa nerazzurra. Ma oggi è anche il leader del gruppo, che è riuscito con i fatti a scrollarsi di dosso il peso dell’investimento finanziario della società e anche il fatto di esser stato richiesto a gran voce dall’allenatore. Logico immaginare che nella corsa per il titolo lui risulti assolutamente centrale. “L’obiettivo è lo scudetto – ha detto lui –, io ho bisogno di vincere”. Se il traguardo diventa una necessità, buon per l’Inter…

2. Il calendario

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Lazio, Milan e Atalanta sono alle spalle. Non è il caso di parlare di pianure, ma ora il percorso davanti agli occhi di Antonio Conte è quantomeno collinare. Niente più salite ripide in calendario fino al Verona, ultima sfida prima di Natale, eccezion fatta per la gara contro il Napoli e in qualche modo anche per la sfida con il Sassuolo tra una settimana. In linea teorica, c’è spazio per accelerare, per prendersi con gli interessi quel che non è stato dopo l’ultima sosta con le nazionali. L’Inter ha bisogno di vittorie come l’ossigeno: nell’ultima porzione di campionato è arrivato solo il successo col Genoa. Peraltro, almeno stando al rendimento dell’Inter della scorsa stagione, i problemi per l’Inter non sono mai state le partite considerate alla portata. Molto difficilmente i nerazzurri sono inciampati, i guai sono arrivati più che altro dagli scontri diretti. Basterebbe…replicare. A partire da domani contro il Torino, che a Conte fa pure tornare in mente qualche derby…

3. La difesa

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Qualcosa s’è mosso, prima della sosta a Bergamo. Il jolly che Conte deve ancora calare, per rincorrere lo scudetto, è un andamento difensivo all’altezza della scorsa stagione. Solo una volta in campionato Handanovic è riuscito a non subire neppure una rete: un anno fa, allo stesso punto del torneo, era già accaduto quattro volte. Mille spiegazioni, qualcuna legata ad alcuni singoli al di sotto del livello abituale – uno su tutti, De Vrij –, altre ancora leggibili tatticamente, con una squadra più portata ad attaccare che a guardarsi le spalle. E poi in qualche modo tira in ballo anche il rendimento molto più ordinario di Handanovic, che un anno fa risultò decisivo in diverse occasioni. Quest’anno lo sloveno, al netto di alcuni errori riconoscibili (Lazio, ad esempio), non ha ancora portato punti alla classifica nerazzurra. Ecco, qui Conte ha diverso terreno da conquistare.

4. Il guerriero Vidal

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Vedi che a parlare male del Cile si fa peccato? Le polemiche su Sanchez hanno fatto discutere. Ma almeno la nazionale sudamericana ha restituito a Conte un Vidal marcatore, tre gol in due partite. Le discussioni sulla posizione in campo relativa al cileno andranno avanti a lungo, almeno fino a gennaio, quando il mercato – forse – potrebbe regalare a Conte il centrocampista di sostanza che chiedeva già in estate. Ma fino ad allora, Conte è obbligato a chiedere un sacrificio al suo guerriero. Quel che piuttosto c’è da aspettarsi intorno a Vidal, da qui alle prossime settimane, è una crescita vera di condizione fisica. “Avrebbe bisogno di due settimane di allenamento”, ha detto di lui Conte. Non le avrà, non può averle. Ma allontanarsi il più possibile da una fine estate passata più ad aspettare l’Inter che ad allenarsi, non può che aiutare Arturo.

5. Ossigeno Sanchez

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Sette milioni netti di ingaggio pesano, in un momento economicamente molto complicato come l’attuale. Rendono bene l’idea dell’investimento del club, che ha scelto con forza di puntare du Alexis Sanchez dopo il buon finale della scorsa stagione. È da qui che si deve per forza di cose ripartire, se si vuole dar retta ad ambizioni da scudetto. Da quel Sanchez che arrivò a mettere in discussione la titolarità di Lautaro. E non certo da questo, che è riuscito a giocare fin qui 90 minuti solo a Benevento. Conte ha bisogno di un titolare, non di un’alternativa alla Lu-La: la rotazione è necessaria. E perché sia produttiva, Conte deve necessariamente ritrovare anche un Sanchez prolifico: zero gol quest’anno e la sensazione che le cose migliori, il cileno, le faccia in fase di assistenza e non di conclusione. Urge una smentita, prima di accendere l’albero.

6. Certezza Bastoni

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Prospetto, si dice così no? Ecco: non fa più per Bastoni, quella parolina. Perché è ormai riduttiva, perché se n’è accorta anche la Nazionale di Mancini, perché Conte non ci pensa neppure a metterne in discussione la titolarità, almeno nelle partite di cartello. La vera partita che preoccupa, intorno al nome di Bastoni, è esclusivamente quella legata al rinnovo di contratto: da un lato la volontà della società di riconoscere un adeguamento, dall’altro l’ambizione del difensore di monetizzare la sua crescita. Dentro il campo, Bastoni è ormai una certezza anche in termini di personalità: il duello con Lewandowski in azzurro è stata la certificazione di quanto Conte aveva imparato ad apprezzare già un anno fa, quando sorprendendo tutti lo schierò titolare un giorno di fine settembre a Genova. Via via, Bastoni ha tolto di fatto il posto a un monumento di nome Godin. Forse oggi è chiaro un po’ a tutti il motivo.

7. Perisic e Sensi

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Non è profonda come vorrebbe il suo allenatore. Ma oggi la rosa dell’Inter è certamente migliore rispetto a un mese e mezzo fa, quando i nerazzurri arrivarono al derby con gli uomini contati. Conte non ha mai usato le assenze come alibi per giustificare il bilancio negativo dell’ultimo periodo, ma certamente Covid e infortuni hanno lasciato il segno. Ora il peggio è alle spalle: Brozovic, se il tampone tra domani e lunedì desse esito negativo, sarebbe in tempo per andare in panchina già mercoledì contro il Real Madrid. A centrocampo, dal match con il Sassuolo in poi, l’allenatore potrà finalmente tornare a contare anche su Sensi, che ora sta ultimando il periodo di ricondizionamento fisico. Sulle fasce Darmian si è rivelato molto più di un semplice cambio per Hakimi e compagni. E lo stesso Perisic, dopo un inizio balbettante, ha mostrato affidabilità anche nelle vesti di attaccante. Non ovunque, certo, ma in alcuni reparti Conte può finalmente scegliere.

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