Inter, la fabbrica del gol: come nascono le reti della squadra di Inzaghi

La capolista viaggia alla media di quasi 2,5 gol a partita in A e complessivamente ha già mandato a segno ben 13 giocatori diversi. Dietro a Lautaro, il braccio armato, c’è un ingranaggio ben oliato che produce occasioni a pioggia. Merito di tanti fattori, dai dribbling (sensibilmente aumentati) all’enorme mole di gioco sulle fasce

Adriano Seu

14 gennaio 2024 (modifica alle 15:25) – MILANO

Tra le tante certezze che la cinquina di Monza consegna a Inzaghi ce n’è una che sicuramente non lascia tranquilli gli avversari: la macchina da gol nerazzurra è tornata in tutto il suo splendore, lasciandosi alle spalle una flessione durata solo un paio di giornate. Il roboante successo dell’U-Power Stadium consolida il primato in campionato di un’Inter che, statistiche alla mano, semplicemente macina gol in ogni modo e a un ritmo di gran lunga superiore rispetto a qualsiasi avversario con un totale di 49 reti all’attivo, 20 in più della seconda (la Juventus) e 14 in più del secondo attacco (quello del Milan, a quota 35) per una media di quasi 2,5 gol a partita.

VARIETà E IMPREVEDIBILITà

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Questi sono solo i numeri più lampanti, la fotografia più visibile della filosofia e dell’impronta di gioco che Simone Inzaghi ha dato alla sua Inter, perfezionandone meccanismi e ingranaggi di giorno in giorno, di partita in partita. Gran parte del potenziale offensivo nerazzurro risiede nel fiuto di un Lautaro Martinez di livello ormai mondiale, ça va sans dire. Lo dicono le 20 realizzate finora, di cui 18 in altrettante gare di campionato. Ma, al di là delle doti del Toro, c’è tutta un’orchestra capace di esaltarlo e, spesso e volentieri, accompagnarlo con assoli altrettanto efficaci. Lo dimostra il fatto che complessivamente siano già 13 i giocatori andati a segno da inizio stagione, di cui due in doppia cifra (Lautaro e Calhanoglu) e un terzo in procinto di arrivarci (Thuram a quota 9 in tutte le competizioni). La varietà di realizzatori è accompagnata da quella dei cosiddetti “assist-men”, già undici a referto da inizio stagione a partire dallo specialista Thuram, che ha servito ben sette palle gol ai propri compagni, l’ultima a Monza tramite un geniale colpo di tacco. Dalle statistiche rilevate da Opta dopo 20 giornate di campionato, emerge anche come rispetto alla scorsa stagione sia sensibilmente alzata la media di dribbling tentati e riusciti, salita da 3,80 a 5,95, così come la quantità di sponde (7 a partita), prove di un gioco più imprevedibile e vario.

AMPIEZZA E STILE – I dati raccolti da Opta dipingono una squadra cortissima, mediamente racchiusa in meno di 34 metri e abituata a sviluppare il gioco in ampiezza coprendo l’intero perimetro del campo, peraltro con un’elevata precisione nella circolazione del pallone. Il 62% delle giocate totali prodotte dai nerazzurri si è infatti sviluppato sulle corsie laterali, mentre l’efficacia è stata finora pari all’83%, a dimostrazione del mix di piedi buoni e meccanismi ben oliati. Quello di Inzaghi è un gioco che si sviluppa a ritmi alti, che impone intensità e movimento costante, e che prevede la partecipazione in fase offensiva dei cosiddetti braccetti di difesa. I loro inserimenti si sommano a quelli degli esterni, anch’essi sistematici, e i numeri relativi ai lanci positivi dimostrano come siano centrali nella costruzione di tante azioni offensive: in cima alla lista, insieme al generatore di gioco per eccellenza della macchina nerazzurra (vale a dire Calhanoglu), c’è infatti Bastoni, a quota 80 lanci positivi proprio come il turco, mentre Darmian (spesso impiegato da braccetto destro) si attesta praticamente sugli stessi livelli di Barella e Mkhitaryan con 38 lanci andati a buon fine.

ELEMENTI CHIAVE – Sponde, dribbling, cross, verticalizzazioni, ripartenze, lanci lunghi: nel campionario nerazzurro di queste prime 20 giornate c’è un po’ di tutto. Abbastanza per capire che quella di Inzaghi è una squadra in grado di colpire in molteplici modi. I cross dalle fasce generati dalla spinta di Dimarco e Dumfries sono tra le vie più battute, ma le armi più preziose (e pericolose) di quest’Inter sono chiaramente due: la prima, la più evidente, è la ThuLa, capace di firmare nel solo campionato la bellezza di 26 reti e 14 assist in 20 giornate, vale a dire due contributi decisivi a partita; la seconda, meno appariscente ma altrettanto fondamentale, il feeling e la partecipazione del trio di centrocampo. Da Barella, Calhanoglu e Mkhitaryan passano quasi tutte le trame offensive, basti pensare che in quanto ad azioni create i tre precedono sia Lautaro che Thuram. Primo fra tutti, manco a dirlo, quel Calhanoglu che dopo aver raccolto l’eredità di Brozovic si è trasformato nel perfetto direttore d’orchestra: primo per occasioni create (33, il doppio del Toro), passaggi andati a buon (1155), lanci positivi (80), e terzo per tiri dietro ai due attaccanti titolari.

POTENZIALE – Nonostante il miglior attacco del torneo, attualmente a segno da 28 giornate consecutive (considerando anche il finale della scorsa stagione), la percentuale realizzativa dei nerazzurri si è finora attestata intorno al 20%, valore che dà la dimensione del potenziale offensivo ancora inespresso. Basti pensare che da quando Inzaghi siede sulla panchina nerazzurra, il numero delle palle gol create in ogni singola partita di campionato dall’Inter è stato solo una manciata di volte inferiore alla doppia cifra e, solitamente, chi più crea finisce anche per segnare di più. Finora, sempre guardando i freddi numeri, sono semmai venuti meno gli apporti di Arnautovic e soprattutto di Sanchez, autori in campionato di appena un gol e due assist (tutti opera dell’austriaco). Tra i due, appena 15 occasioni create e nove tiri tentati, ben al di sotto non solo della media fatta registrare dalla ThuLa, ma anche di quella di gente solitamente votata a tutt’altro compito e ruolo come Bastoni e Darmian. Questo perché si può sempre fare meglio, ma i numeri dicono che l’Inter di Simone Inzaghi è già così una letale macchina da gol.

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