Inter in riserva: perché la panchina di Conte è a impatto zero

Da Gagliardini a Perisic, i ricambi di Conte non sono all’altezza dei titolari. Così le sostituzioni non fanno mai svoltare i nerazzurri

L’Inter è una e una sola. Hai voglia a cercare le alternative: non è lì che vinci le partite, non è con loro che fai la differenza. Peggio ancora: la qualità si abbassa, troppo alto il divario tra i titolari e chi c’è dietro. Questo ha raccontato la partita dell’Olimpico. Ma questo sta dicendo tutta la stagione. Bastino i seguenti numeri a confermare la tendenza: dagli ingressi dalla panchina, in questa stagione, l’Inter ha avuto solo quattro reti, meno di Atalanta, Juve, Napoli, Milan e Lazio. C’è di più: contando gol e assist, arriviamo a quota 10 giocate decisive con gli uomini entrati a gara in corso. Ma si badi bene: di queste 10 giocate, solo due sono arrivate da reali seconde linee, ovvero D’Ambrosio (gol a Cagliari) e Darmian (assist col Crotone). Nel conto non è infatti corretto contare i titolari che avevano iniziato la gara fuori, per legittimo e indispensabile turnover. Traduzione: la panchina è a impatto zero.

Ruolo per ruolo

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Che l’Inter ieri sia sparita dal campo dopo gli ingressi di Perisic, Gagliardini e Kolarov è un dato oggettivo. Conte li ha scelti pensando anche di regalare chili alla squadra, su un terreno pesante. Il tecnico si è difeso così: “I cambi sono stati fatti ruolo per ruolo, non è che mi sia inventato chissà cosa. Vidal è uscito perché infortunato (per lui solo una contusione, lo stesso vale pure per Darmian, escluse lesioni all’anca dopo la visita a Villa Stuart), Lautaro e Hakimi erano esausti, ho messo Perisic per attaccare la profondità. Eravamo alla terza partita, hanno giocato sempre gli stessi”. Eccola, la frase chiave. Nell’Inter ormai giocano sempre gli stessi. L’Inter è una sola, leggibile negli uomini come fosse una formazione degli anni Ottanta, da ripetere quasi a memoria. Fatto salvo il ruolo di mezzala sinistra e parzialmente quello dell’esterno sinistro, gli altri nove non escono più se non per infortuni e squalifiche. E qui si capisce l’altro passaggio di Conte: “Penso che una squadra come l’Inter, se ha delle ambizioni, deve avere una rosa importante. Non posso mica essere preoccupato nel cambiare giocatori ruolo per ruolo a 15’ dalla fine”. E invece la preoccupazione c’è sempre: le ambizioni scudetto non fanno scopa con un organico ridotto.

Km zero (o quasi)

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Soltanto Perisic, tra le seconde linee di Conte, ha superato quota mille minuti, sui 1.980 complessivi giocati fin qui dall’Inter. È lui il più impiegato, ma anche uno tra i più deludenti. Al contrario, l’ingresso di Sensi nei secondi tempi ha spesso portato buoni frutti, ma nelle ultime due gare – complici i due terreni di gioco pesanti – il tecnico ha preferito non utilizzarlo. Sarà bene sperare in una crescita dell’altra Inter, per puntare davvero allo scudetto. O anche alla Coppa Italia, se è vero che lo stesso allenatore ha annunciato diversi cambi di formazione per mercoledì a Firenze. Sensazioni? I titolari non pensino di riposarsi troppo, potrebbe esserci bisogno di loro.

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