Inter, il vero vantaggio senza Coppe sta nella preparazione

Rispetto alla Juve, la capolista ha giocato solo due gare in meno di Champions. Essendo fuori da dicembre, Conte però ha mirato i carichi per essere al top ad aprile-maggio. E intanto vince col cinismo

Tre gol e sei punti con 4 tiri in porta. Nell’ultima settimana l’Inter ha piazzato l’allungo con un (apparente) capolavoro di cinismo. Alla zampata di Skriniar contro l’Atalanta vanno sommate le tre conclusioni nel 2-1 in casa del Torino. La prima è arrivata al 62′, con il rigore di Lukaku, che poi ci ha provato da fuori dopo il pareggio di Sanabria, prima del colpo vincente di Lautaro. Una percentuale realizzativa da basket, difficile da spiegare soltanto con la fiducia lievitata come un soufflé a colpi di vittorie. E infatti non bisogna dimenticare che il miglior attacco del campionato (65 gol) anche contro Dea e Toro ha prodotto più di quanto resti nei tabellini. Nel big match Lukaku per due volte si è involato da solo verso Sportiello, ma non si è fidato del destro, fino ai recuperi di Djimsiti e Romero. Così come domenica Lautaro nei primi minuti ha avuto due chance per sbloccarla, con un colpo di testa sul fondo e un destro a colpo sicuro su cui si è superato Lyanco.

Ente benefico

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Resta il fatto che Conte può godersi quella concretezza a lungo invocata nei primi mesi della stagione. L’Inter in autunno infatti era un ente benefico che regalava agli avversari malgrado producesse occasioni da gol a manciate. Nel derby perso ad ottobre i nerazzurri hanno effettuato 18 conclusioni, di cui 6 nello specchio, ma segnato appena un gol. Di fatto 0,17 reti ogni tiro. Sempre in ottobre, in casa col Parma, 25 tiri (9 in porta) per due reti, di cui quella del 2-2 di Perisic in pieno recupero: media 0,22. Gli esempi sono parecchi in campionato: dallo 0,27 a Cagliari, con 11 conclusioni nello specchio per 3 gol, al 0,33 in casa della Lazio. Ma anche a inizio 2021 ci sono le due prestazioni peggiori in questo senso. Con la Samp, il 6 gennaio, giorno dell’ultima sconfitta, 24 tiri (di cui 7 in porta, con tanto di rigore sbagliato da Sanchez) hanno prodotto solo il gol su corner di De Vrij. Dello stesso mese, il 23, è invece l’unica gara senza reti. E pure l’ultima senza vittoria. Nello 0-0 di Udine non erano bastate 10 conclusioni, di cui 4 nello specchio. Ma anche in Champions l’Inter si è mangiata gol incredibili. Su tutti, l’errore a porta vuota di Lautaro a Kiev e l’incornata a colpo sicuro di Sanchez, sempre con lo Shakhtar ma al ritorno, salvata da…Lukaku.

Carichi di lavoro mirati

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Un Lukaku il cui destino da generoso è essere l’icona dei momenti topici anche in negativo – vedi autogol nella finale di Europa League col Siviglia -, ma che quel 9 dicembre contro gli ucraini era talmente stanco da non avere la prontezza di spostarsi. E qui subentra un discorso atletico e di preparazione che chiama in causa lo stesso cammino europeo. Il grande vantaggio interista di non fare la Champions in fondo rispetto alla Juve a livello pratico è durato due partite. Quelle necessarie al Porto per eliminare già agli ottavi CR7 e soci. Ma mentre Pirlo e il suo staff in inverno hanno lavorato per arrivare al meglio alla ripresa delle coppe, Conte con i suoi ha potuto aumentare i carichi per arrivare al meglio allo sprint finale, dopo l’imminente sosta per le nazionali. Anche perché, causa calendario compresso dal Covid, l’Inter ha avuto meno tempo di tutti per fare la preparazione estiva, avendo giocato fino al 21 agosto. Oltre alla forza dell’Atalanta e al fatto che il Torino (ma anche il Parma, il 4 marzo) abbiano giocato molto chiuse, questo spiega le ultime prestazioni in cui l’Inter – che peraltro ha schierato sempre gli stessi uomini – è sembrata meno brillante fisicamente e ha fatto girare palla un po’ più lentamente del solito. L’ossessivo Conte sta già preparando la volata scudetto.

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