Inter, è un’altra vita senza Lautaro Martinez

Presto o tardi bisognerà farsene una ragione: visto che il Napoli di quest’anno non è il Napoli dell’anno scorso, il Napoli di quest’anno è l’Inter. Magari non gioca proprio allo stesso modo, magari ha una postura meno spudorata, magari non vince a Genova, però così dice la classifica e così è la nuova narrazione. È talmente radicata ormai questa convinzione, che tutti quanti erano pronti a consegnare con una giornata d’anticipo il memorabile titolo di campione d’inverno, l’oscar cartonato di mezzo campionato. Invece. Invece senza Lautaro è un’altra vita, è pareggino in Liguria e se ne riparla la settimana prossima, all’ultima giornata, partita col Verona, tanto per inventarci un minimo di suspense.

Inter, dominio indiscutibile e indiscusso

Niente titolo invernale anticipato, ma sai lo sconquasso. È un titolo che di per sé non vale una sverza, che conta come il due di picche quando briscola è bastoni. Certo però dice qualcosa. Qualche primo cenno. Parlando dell’Inter, finora significa dominio indiscutibile e indiscusso – indiscusso da quelli che la amano, ma anche da quelli che la odiano -, al ritmo frenetico di parecchi gol fatti e pochissimi gol presi, in definitiva lo schema elementare e perfetto delle squadre superbe. Certo non è con lo scudettino invernale che ci si può subito sedere sugli agi e sugli ozi, tirando a campare di rendita fino all’ultima giornata. Ma nel caso non è pensabile che lo facciano proprio l’Inter, proprio Inzaghi: l’ultima volta in cui vinsero l’inverno, campionato 2021-22, nei mesi successivi si fecero sorpassare dal Milan. Se la vita è un continuo aggiustamento a colpi di esperienza, l’Inter di sicuro non prenderebbe per buono, per vero, per definitivo questo primatino di dicembre: si prenderebbe una scarpa sola, senza la seconda non vale nulla. Per cui.

Attualmente guardando nel retrovisore vede solo la Juve, non proprio lontanissima (sempre che stasera batta la Roma, altrimenti ciao, sfuma in lontananza). Le altre lasciamole perdere (anche se a perdere sono bravissime da sole). Inutile nascondersi la realtà: come succede in questi casi, da qui in avanti l’Inter continuerà a giocare contro se stessa, prima che contro gli altri. Vedi la spia accesa a Genova. Dovrà guardarsi dai cali di tensione, dalle mollezze del primato, dalla pancia piena, e blabla e blabla e blabla.

E poi, e poi. E poi tutti in attesa del 4 febbraio, giorno fatato della sfida totale a San Siro, mondanità assoluta altrimenti detta Derby d’Italia. Se ancora servirà a qualcosa.

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