Inter e lotta alla Sla: “Una risata è come un gol di Lautaro”

Domenica al Niguarda lo spettacolo per i malati organizzato da Bertolino grazie al suo gruppo di tifosi nerazzurri. Il comico: “Siamo degli ‘inter-nati’, la nostra squadra può riscaldare il cuore di chi soffre”

Filippo Conticello 

25 gennaio – 17:54 – MILANO

Un misto di solidarietà, amicizia, risate e… “interismo,” quel sentimento folle e inconcepibile che intreccia la squadra di Inzaghi e il suo popolo. Il tutto in una corsia di ospedale, per dare un sorriso ai malati di SLA e sostenere la ricerca contro una delle più infide tra le malattie. Dentro l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano domenica dalle 19, appena prima di Fiorentina-Inter, va in scena lo spettacolo comico intitolato “Uno SLAvadent alla SLA”: lo ha ideato e diretto Enrico Bertolino ed è nato proprio dentro al variegato gruppo nerazzurro a cui appartiene il comico milanese. È un’allegra brigata interista formata da diversi personaggi celebri legati dalla comune passione calcistica, dall’architetto e presidente del gruppo Stefano Boeri a Valentino Rossi, da cantanti come Max Pezzali e Francesco Renga ad attori come Giacomo Poretti. Si chiamano “Inter-nati”, con un trattino mobile: si può tirare via all’occorrenza perché in questi luoghi e con questa squadra si rischia facilmente la pazzia.


Era solo una chat WhatsApp, ma è ormai diventato un Inter club a tutti gli effetti. Così, in mezzo alle quotidiane discussioni su Calha, Barella e compagnia, è scoccata la scintilla. “Tutto è nato osservando il percorso di sofferenza e grande dignità di un nostro amico ‘inter-nato’, Luca Leoni – racconta adesso Bertolino, animatore della serata -. Luca si è ammalato tre anni fa e quando è entrato in ospedale, assistito dal centro specializzato Nemo che si occupa proprio di SLA, ha scelto di portare con sé la coperta dell’Inter. Era quasi un amuleto, qualcosa di sacro: la squadra del cuore lo riscaldava, non solo materialmente. Poi in ospedale ne ha pure approfittato per fare del sano proselitismo nerazzurro, così ha fondato l’Inter club Niguarda. Con la sua collaborazione abbiamo costruito questo spettacolo, per i malati, per chi li assiste e per tutti quelli che a teatro non possono andare: qualche risata farà bene al loro cuore quanto o più dei gol di Lautaro”. 

Bertolino, in cosa sarà uno show… diverso? 

“Abbiamo convinto Luca che si potevano fare le cose in grande, ovvero un’esibizione direttamente in corsia, nel Blocco C, quello in cui ci sono spesso i parenti dei degenti: lo show è stato organizzato superando alcune difficoltà logistiche non semplici per un obiettivo più grande. La sanità, purtroppo, è spesso considerata come il bancomat dei governi, senza considerare l’immensa fatica dei malati e pure dei dottori nell’andare avanti giorno dopo giorno. Ho chiesto di partecipare allo spettacolo ad alcuni amici come Ale e Franz, Raul Cremona e gli Jaga Pirates, un gruppo musicale che già dal nome unisce Jannacci e Gaber. Mi hanno tutti risposto immediatamente di sì, questo loro entusiasmo mi ha dato un brivido superiore a quello della Supercoppa. In un mondo di Intelligenza artificiale, chi ha cuore ‘naturale’ rende sempre felice. Prima ci sarà un aperitivo offerto da ‘SLA Food’, un’associazione di chef che aiuta i malati a nutrirsi, e si raccoglieranno dei fondi per la ricerca”. 

Quanto è servito il cordone ombelicale con l’Inter per organizzare l’evento?

“Il nostro cordone ombelicale è materialmente colorato di nerazzurro e non può spezzarsi. In questo caso, poi, il legame di partenza è con una persona meravigliosa che è pure un compagno strepitoso di tifo. La vitalità di Luca la vedi anche nell’attaccamento alla squadra del cuore: può sembrare qualcosa di futile e invece è serissimo. La SLA è vigliacca, forte, rara, ma il fratello ‘inter-nato’ e gli altri degenti del centro Nemo restano davvero attaccati alla vita. Non c’è malattia che tenga di fronte alla passione di uomo. E poi, diciamocela tutta, noi interisti ne abbiamo tanta, a prescindere: abbiamo quasi delle staminali del tifo, le ricreiamo autonomamente dopo le delusioni, quando le cose non vanno. Per fortuna, però, adesso stanno andando…”. 

Pensa che vadano ancora a braccetto le parole “Inter” e “solidarietà”? 

“Si sovrappongono, sono la stessa cosa. In questo momento, poi, meglio concentrarsi solo nel fare del bene agli altri ed evitare i finti sportivi chi ci inondano di belle parole: dietro ai loro complimenti vedo un esercito di gufi… L’indole solidale, comunque, batte nel cuore dell’Inter. Io l’ho verificato in prima persona, quando ho conosciuto le attività benefiche di Ernesto Pellegrini. E anche grazie a Massimo Moratti, che mi ha introdotto nel mondo di InterCampus e coinvolto in un progetto in Brasile. La nostra squadra ha quell’anima lì, siamo fratelli del mondo. E noi del gruppo, anche semplicemente scrivendoci in chat ogni santo giorno, cerchiamo di onorare quello spirito”. 

Ma chi siete davvero voi “inter-nati”? 

“Siamo persone normali, qualcuno più famoso e qualche altro meno, ma comunque tifosi semplici e, quindi, matti. Cerchiamo solo qualcuno che ci ascolti per condividere la nostra follia: non a caso, nel gruppo ci sono psichiatri e criminologi. Siamo dotati per ogni evenienza… E poi, come detto, proviamo nel nostro piccolo a fare anche del bene. Recentemente siamo rimasti colpiti da ciò che è successo a Maignan a Udine: anche noi interisti siamo Mike, glielo abbiamo pure scritto. Poi che shock che sia successo in casa dell’Udinese, una squadra per eccellenza multietnica e aperta. Mi chiedo cosa avrà pensato il grande Zico sapendo di quegli insulti”. 

Ha sempre detto che a darle energia è la dimensione ludica della vita: quindi anche lei giocava a guardie e ladri, come Allegri e Marotta? 

“Io come Pioli giocavo a nascondino. Il problema è che non mi trovava nessuno e restavo lì, nascosto per ore: sembravo un illusionista, David Copperfield. Diciamo così, queste tra Allegri e Marotta sono semplicemente battute e ci accompagneranno a lungo durante la stagione perché mi aspetto una lunga volata. Alla fine, è pure meglio così: la corsa scudetto è molto più interessante dell’anno scorso. Bisognerà solo armarsi di pazienza, simpatia e tanto tanto… interismo”.  

Unica controindicazione dello spettacolo è che si sovrappone in parte con Fiorentina-Inter: come si fa? 

“Questo è un problema, bisognava forse guardare con più attenzione il calendario prima. Ma per una sera lnzaghi può fare a meno di noi. O forse no?”.

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