Inter, di squadre più forti non ce n’è

Il pallone l’ha portato l’Inter da casa, che è a un’ora di bici da Monza, e la proprietà del mezzo è stata subito onorata. La partita è finita fondamentalmente dopo una dozzina di minuti e sei tiri verso la porta di Sorrentino. Verso, non dentro: c’è voluto un tocco di mano di Gagliardini, uno dei tanti ex interisti nella squadra di Palladino, per consentire a Calhanoglu di aprire – e al tempo stesso chiudere – il conto su “rigore da calcio moderno” (cit. Mourinho) trasferendo parte dei pensieri di Supersimo Inzaghi a Riyad. Il 2-0 di Lautaro poco prima del quarto d’ora mi avrebbe suggerito di lasciare l’ufficio per andare a cena in un orario decente: soltanto il senso del dovere che fu prealessandrino mi ha imposto di restare al posto di lavoro fino all’ultimo. Registrata la decima occasione da gol dei nerazzurri nei primi 25 minuti, ho avuto giusto un attimo di sbandamento per merito di Pessina che ha segnato di testa, ma con mezza chiappa e un braccio oltre la sagoma di Bastoni, come da conferma del fuorigioco semiautomatico. È difficile giudicare una partita mai nata (mi riferisco all’esito): tempo perso, più utile semmai soffermarsi sui numeri di una cavalcata impressionante. Nelle prime 20 uscite l’Inter ha messo insieme 51 punti su 60, 11 in più rispetto alla scorsa stagione e soprattutto due meno del Napoli campione d’Italia. La differenza più significativa risiede comunque nei gol subiti: 10 contro i 26 del campionato scorso, ovvero quasi uno in meno a partita. Se si considera che Simone ha il miglior centrocampo d’Italia, la più completa batteria di esterni e una coppia di attaccanti che ha già messo insieme 26 reti (18 e 8), ovvero poco più della metà di quelli realizzati dalla squadra, la conclusione è scontata. Aggiungo che con i giocatori che ha, Inzaghi può permettersi tutte le strategie, tutte le interpretazioni: palleggio, contropiede, mez e mez. Pertanto gli interisti non si offendano quando dico, scrivo e ripeto che hanno la squadra più forte del campionato. Ci sono offese peggiori.

Ecco cosa pensano gli allenatori del nostro calcio e di Rocchi

Volete sapere cosa rimproverano a Gianluca Rocchi gli allenatori di serie A? Che «non ci sono più certezze regolamentari: falli di mano, trattenute, contatti, cartellini, rigori. Niente. Rocchi non è chiaro, cambia continuamente le interpretazioni, non dà linee guida definitive, si nasconde dietro ai giovani arbitri quando i casini li combinano gli altri. Non si possono spacciare certi episodi per errori, di conseguenza il rispetto viene meno. Si è superato il limite, è tutto fuori controllo ormai, ma l’unico problema vero è, come detto, che non esistono più regole tecniche alle quali attenersi. Dopo oltre un secolo di storia nel quale hanno funzionato benissimo, ci ritroviamo con uno sport che, almeno in Italia, ha perso credibilità». Ecco, considerate che questa amarissima riflessione appartiene a un tecnico della massima serie, un insospettabile. Posso garantire che come lui la pensano tanti altri professionisti della panchina. Ieri Massimo Mauro mi ha segnalato un’altra macroscopica incongruenza arbitrale: falli che a centrocampo non vengono fischiati diventano rigori, anche se di minore entità, quando sono commessi in area con la motivazione dell’“azione pericolosa”. Mi vengono subito in mente l’ “autogiocata” e l’ “unexpected ball” troppo spesso invocati pur se non contemplati dal regolamento.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Precedente Napoli, l'esempio di Diego Successivo Fantacampionato, i consigli per il "Testa a testa" nella 20ª giornata di campionato