Inter, da Sanchez a Vidal: quanto costa la panchina

I cileni, esclusi dai titolari, sono i più pagati della rosa: così il mercato può aiutare il club

Non è il più classico dei quadretti di famiglia: nell’Inter i due più pagati della compagnia non sono titolari felici, ma riserve piuttosto scomode. Lautamente retribuiti e platealmente panchinati. Ok, entrano spesso (con alterne fortune) e i loro stipendi sono alleggeriti dalle leggi italiane, ma tra gli undici di Simone per loro al momento non c’è posto: curioso, in fondo, sia per Alexis Sanchez che per Arturo Vidal ma, soprattutto, per gli stessi campioni di Italia. C’è quindi un paradosso tutto cileno in questo inizio di stagione nerazzurra, nella quale il club si era dato come obiettivo primario l’abbassamento del monte ingaggi: il cambio di allenatore e gli addii di Hakimi-Lukaku hanno aiutato nell’impresa, ma adesso la vetta è occupata dal mugugnate Alexis e dall’esuberante Arturo, due che negli ultimi tempi hanno fatto rumore più fuori dal campo che dentro.

Polemiche e guai

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L’attaccante, rallentato da continui guai fisici, è precipitato nelle gerarchie dell’attacco interista: se in epoca contiana scalpitava dietro alla Lu-La, adesso si è ridotto al ruolo di quarto attaccante, dietro al duo Dzeko-Lautaro e al nuovo arrivato Correa. La situazione non gli garba per nulla e lui non fa niente per nasconderlo: la sua lamentela spedita nel mare dei social un minuto dopo la vittoria col Sassuolo ha infastidito i vertici interisti e portato in primo piano la possibilità di una risoluzione già a gennaio. Arturo, invece, aveva dato segnali di risveglio e, sempre dalla panchina, aveva strappato applausi convinti: certi interventi ruvidi nella rimonta di Reggio Emilia facevano perfino ricordare il Vidal che fu. Poi, però, i vecchi demoni sono riemersi, stavolta sotto forma di un filmato estivo. Un video del cileno alticcio, che fa strambe capriole sulla sua Ferrari, ha fatto il giro del web e ha messo il club di fronte al solito problema di gestione del centrocampista. Tra un paio di mesi sarà gennaio e si sanerà quanto può essere sanato: l’a.d. Beppe Marotta e il d.s. Piero Ausilio sono, infatti, attesi da una partita non semplice con Sanchez per quantificare l’eventuale buonuscita, sempre che dal mercato arrivino offerte interessanti. Certo, per il Niño 32enne c’è in ballo pure l’adorata maglia della nazionale: “I pochi minuti all’Inter sono un problema…”, ha ammesso ieri il c.t. Lasarte. Vidal, in scadenza a fine stagione, non è invece tentato da un trasferimento a metà stagione: evitare gli eccessi fuori dal campo e trarre il meglio dal suo agonismo sarà la sfida dello staff fino a maggio. Poi addio senza rimpianti.

Risparmi graditi

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Un filo più dei cileni sarebbe pagato Eriksen, ma l’ingaggio da 7,5 è coperto al momento dalla assicurazione Fifa. E poi l’Inter sfrutta comunque per entrambi i benefici del Decreto Crescita: i 7 netti di Sanchez costano al lordo 10,5, i 6,5 di Vidal più di 9. Ma, da qualunque punto si guardi lo scenario, sul lungo periodo sarebbero risparmi graditi, anche perché i destini della squadra non passano certo da loro. Se poi aggiungi che la colonna vertebrale di Inzaghi Bastoni-Brozovic-Barella-Lautaro ha (al momento) guadagni netti minori dei due, la bizzarria diventa pure più evidente. A dirla tutta, però, è anche figlia di un particolare momento: oltre alle agevolazioni fiscali, pesa il fatto che certi rinnovi non siano ancora stati messi nero su bianco. Con quello del Toro già in forno e quello di Barella e Brozo da definire, certi valori sono destinati a essere presto ribaltati.

Gli altri

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Nella variegata panchina nerazzurra abitano storie diverse e tutte rischiano, prima o poi, di intercettare gli umori del mercato. Sensi, ad esempio, sgobba alla Pinetina per recuperare dall’ennesimo infortunio e spera di invertire presto una tendenza preoccupante: in passato la Fiorentina aveva fatto più che un pensiero su di lui. Anche Gagliardini pare meno centrale rispetto al passato: al momento ha messo in cascina solo 32’ e un assist, mentre a questo punto della scorsa stagione era arrivato a 227 sommando pure un gol. L’ex atalantino, oltre a Calhanoglu e Vidal, adesso ha davanti pure Vecino, che prima di scadere nel 2022 sta aggiungendo minuti nelle gambe. Da nessuno di loro ci si potrà aspettare un tesoretto, ma le antenne sono sempre tese su possibili opportunità lungo il cammino. Di certo, il passivo record di 246 milioni dovrà essere cancellato presto dalla memoria: come altri top club ammaccati da insostenibili spese pregresse e mancati ricavi causa covid, i nerazzurri sono obbligati a rigide contromisure. Per questo, pagare le riserve meno dai titolari tornerà ad essere la normalità.

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