Il Principe Giannini incorona Pellegrini: “Sì, è come me. Mou nel posto giusto”

L’ex giallorosso ha parole di elogio per Lorenzo. E su Zalewski: “E’ giocatore di tipo offensivo che diventa un esterno a tuttafascia come Eto’o con l’Inter nel 2010”

Ieri sera Giuseppe Giannini, per tutti Peppe, per i romanisti “Il principe”, era a bordocampo all’Olimpico, ospite di Sky, per la semifinale di ritorno tra Leicester e Roma. Chissà se vedendo lo stadio così pieno e vedendo la fascia al braccio di un romano e romanista come lui abbia ripensato a quando, 31 anni fa, era lui il leader di una squadra che si andava a giocare la finale, poi persa contro l’Inter, di coppa Uefa. Il fatto che Lorenzo Pellegrini, in questo, sia il suo erede, e non quello di Totti e De Rossi, che una finale europea con la Roma non sono mai riusciti a disputarla, li accomuna. Il ruolo anche, per quanto forse Pellegrini sia oggi più dinamico e Giannini, ieri, fosse più trequartista puro, è un’altra similitudine.

Giannini, lei già nel 2018 diceva di rivedere alcune cose di se stesso in Lorenzo Pellegrini: oggi è ancora così?

“Sicuramente essere romanisti, essere così innamorati della maglia della Roma è una cosa che ho in comune con lui, con Francesco e con Daniele”.

E dal punto di vista strettamente calcistico?

“La capacità di inserirsi, di avvicinarsi all’area cercando sempre di fare la giocata giusta, che magari possa sorprendere gli avversari. E poi le linee di passaggio: a me piaceva immaginarle e credo anche a lui”.

“Ecco, appunto, la tradizione continua anche in questo (ride, ndr). Scherzi a parte, contro il Leicester Lorenzo è stato perfetto in mezzo al campo, dava solo palloni puliti e credo che con Abraham sia stato il migliore”.

Sempre in tema di prodotti del vivaio, lei ha paragonato a “Rete Sport” Zalewski a Eto’o.

“Ovviamente il mio era un discorso di natura tattica, un giocatore di tipo offensivo che diventa un esterno a tuttafascia come Eto’o con l’Inter nel 2010. Mourinho, in questo senso, è bravissimo a scovare i giocatori giovani e a convincere i più esperti a fare un lavoro di sacrificio”.

Si aspettava che Mou, alla prima stagione, portasse la Roma a giocarsi una finale in assoluto dopo nove anni e una finale europea dopo 31?

“Lo speravo. Credevo che potesse fare bene anche se non ha una squadra di fenomeni, ma ha migliorato molti giocatori e loro sono stati bravi ad affidarsi a lui. Contro il Leicester è stato emozionante vederlo in quel modo. E’ incredibile il suo legame con i tifosi, l’amore reciproco tra le parti. L’allenatore giusto nella piazza giusta, serviva tantissimo per far crescere questo club e lui ci sta riuscendo”.

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