Il no del City, la benedizione di Mutu, il record: Parma, alla scoperta di Dennis Man

Predestinato, nel 2010 fu scartato dagli inglesi: “Prendilo”, il consiglio di Adrian al ds Carli. Sarà la cessione più fruttuosa della Liga 1, ma lui: “Ai ragazzi dico di non fare come me. Andate a scuola”

Dennis Man in quattro anni alla Steaua Bucarest non è mai riuscito a vincere il titolo. Tre secondi posti e un quarto, una maledizione. Questa, però, sembrava essere la stagione giusta. La classifica lo vedeva lì, in cima e davanti al Cluj. Distacco minimo, certo (due punti e tutta una poule scudetto, la fase finale, da giocare) ma Dennis era inarrestabile: 17 gol e 7 assist in 20 partite. Il 2020 è stato terribile per tutti, tranne per quest’ala destra veloce come una scheggia e che ama accentrarsi per liberare il suo mancino. La Gazeta Sporturilor, il più antico e longevo giornale sportivo romeno, a 22 anni appena compiuti lo ha premiato come miglior giocatore del suo paese. Lo hanno votato tutti, dai lettori ai presidenti, dai capitani agli allenatori. Come era accaduto a Chivu nel 2010 o a Mutu qualche anno prima: “È chiaramente il momento migliore della mia carriera”, le parole sicure di Dennis sul palco, accompagnato dalla fidanzata Alexandra.

Lo manda Mutu

—  

Tutto perfetto, se non fosse che a Dennis piacciono le sfide. Per questo, sul più bello, ha deciso di salutare la Steaua direzione Parma. Dalla lotta per il titolo a quella per non retrocedere. Un paio d’ore di aereo e una prospettiva che si capovolge. Per portarlo in Italia è sceso in campo lo stesso Krause. Mica facile trattare con George Becali, personaggio particolare, imprenditore, europarlamentare e presidente della Steaua. Per otto mesi ha infatti respinto ogni tipo di offerta per il suo gioiello, cedibile solo per 15 milioni di euro. Una cifra a cui il Parma alla fine è arrivato proprio grazie allo sforzo del suo presidente, che ha preso il cellulare e ha chiamato il collega quando tutto sembrava compromesso. La prima offerta era di 10 milioni pagabili in 4 anni: “Mi sono messo a ridere”, il commento di Becali. Poi il rilancio e l’accordo. Sarà la cessione più fruttuosa della storia della Liga 1, superando quella di Stanciu che nel 2016 dalla Steaua passò all’Anderlecht per 9,7 milioni. Lunedì il ds Carli ha chiamato Adrian Mutu per sciogliere gli ultimi dubbi: “È fortissimo, vai sul sicuro”, si è sentito dire da chi Dennis lo ha allenato nella Nazionale U21.

Il no del City

—  

Dennis è nato a Vladimirescu, che oggi è abbellita da ville e supermercati, ma che fino a ieri era un semplice sobborgo industriale in piena Transilvania. L’unico sfogo per i ragazzi consisteva nelle partitelle in piazza. È lì che Dennis ha imparato a controllare la palla fra pozze e buche. Nel 2005 l’Atletico Rad, che lo vedeva come un predestinato, per averlo riempie la piccola squadra locale di borse e magliette dando inizio allo show, perché si imporrà sempre come miglior giocatore o capocannoniere. L’Atletico vincerà una dozzina di tornei internazionali fra Polonia, Slovenia, Inghilterra e Italia. Nel 2009, a Costanza, fa sua anche la Coppa Hagi in finale contro la Steaua. A premiare i ragazzi c’è Gheorghe in persona, che Dennis però non riesce a guardare negli occhi. Non aveva giocato bene, venendo sostituito fra le lacrime. L’anno dopo il City, appena acquistato dallo sceicco Mansour, lo inviterà in Inghilterra per un provino che non andrà a buon fine. Intanto Giuseppe Materazzi, padre di Marco, lo vede e mormora all’intermediario Virgil Colfescu: “Questo diventerà un grande giocatore”. Dai 13 ai 15 anni Dennis soffre, perché cresce improvvisamente con tanto di fitte alla schiena. Piange per il dolore ma, mentre gli amici vanno in città a divertirsi, lui continua ad allenarsi.

Andate a scuola

—  

Nel 2016, appena 17enne, lo prende la Steaua, sogno di una vita come quello – un giorno – di giocare per il Real. A Bucarest va a vivere insieme al padre, che oggi guarda le partite del figlio da casa in una stanza diversa da quella della moglie. Troppa tensione: “Prima o poi ti comprerò una macchina”, la promessa di Dennis. Alla Steaua inizia alla grande e gioca subito 9 partite. Poi solo panchina: “Deve crescere”, si giustifica mister Reghecampf. A fine stagione la verità la dice il presidente Becali: “Alla decima gara avrei dovuto dare altri 100mila euro all’Uta Arad”, dirà, lui che per strapparlo a quella squadra ne aveva versati già 500mila. Oggi Dennis è pronto a sbarcare nel calcio che conta: “Ho solo un rammarico – ripete spesso – da bambino mi sono concentrato esclusivamente sul calcio, per me la scuola era al secondo posto. Ai ragazzi dico che non è così, è lì che si costruisce il futuro. Andateci”. Bravo e saggio, non male per un 22enne la cui vita sembra perfetta.

Precedente Nicola cita Kobe Bryant: “Se non crediamo in noi stessi, nessun altro lo farà” Successivo Da Luna Rossa alle parole di Tomori: ascolta le notizie del giorno

Lascia un commento