Il Napoli alla Scala: Osimhen cerca il primo acuto

Victor ha segnato due gol con la Nigeria nello spazio di tre giorni, uno con la Liberia su rigore e un altro con Capo Verde, ma con il Napoli è proprio al verde da quattro partite di campionato: ha saltato per infortunio quella con la Salernitana, è vero, però meglio non gli è andata con la Roma, il Bologna e il Verona. L’ultimo ruggito risale al 17 ottobre con il Torino – il terzo tempo alla Jordan che fece consumare le mani a quelli del Maradona -, mentre in assoluto è dal 21 ottobre con il Legia che il colpo non gli riesce: domani, insomma, sarà un mese tondo. Un anniversario al contrario che Osimhen farà di tutto per cancellare sia per cominciare a regalare perle scudetto, sia per arrivare al più presto dove gente come Mertens e Higuain, principi e favole azzurre del gol, non sono arrivati. Già: è da un po’ che un centravanti da copertina non spara un bel Do di petto alla Scala del calcio con l’Inter. Centravanti azzurri vs San Siro nerazzurro: non è un caso che Callejon, a conti fatti, risulti il recente cannoniere leader nella Milano interista. Sì. L’ultimo attaccante vero a segno al Meazza? Il Matador. Cavani: era il 9 dicembre 2012. Il 9 dicembre di 9 anni fa. Nove, appunto: il numero del centravanti di nome Osi.

I NUMERI – E allora, tutto su Victor: lui è uno dei totem del Napoli di Spalletti nonché il terminale dell’asse centrale con Koulibaly e Anguissa che il signor Luciano ha plasmato con la gentile collaborazione di Mamma Africa. Lui è un ciclone: nella prima fase della stagione, quella che ha permesso agli azzurri di partire per Milano con il vanto del comando del campionato, decisiva è stata proprio la trasformazione di Osimhen: più affamato che mai, sempre più uomo-squadra e decisamente più preciso. Sì: tanto da risultare il cannoniere più prolifico dei top campionati d’Europa nel mese di settembre insieme con Benzema; e tanto da collezionare 9 gol fi no al 21 ottobre compresa l’Europa League (5 in A). Alé. Poi, la magia s’è un po’ affievolita: non tantissimo per il momento, nel senso che Osi non segna da un mese domani e in campionato da trentacinque giorni domani.

TABÙ 9 – Quattro partite, insomma, ma tre effettive considerando che quella con la Salernitana l’ha guardata in borghese perché infortunato: non troppo, giova ripeterlo, ma un pochino nell’ottica delle sue recenti abitudini. Del tutto dimenticata, invece, è la sensazione di vedere un centravanti del Napoli fare centro con l’Inter a San Siro. Quasi un tabù, ormai: non ce l’ha fatta Higuain ai tempi azzurri e per il momento neanche Mertens (che però può sempre recuperare, per carità). L’ultimo, dicevamo, fu Cavani: era il 9 dicembre di 9 anni fa, 2012 per la precisione, e il Matador rese meno dura la sconfi tta con la rete del 2-1. Altri tempi. Come quelli di Hamsik e Lavezzi, rispettivamente autori di uno e 2 gol con i nerazzurri a Milano, e soprattutto Callejon. Il re di questa speciale classifica con 3 reti: una doppietta a inchiodare il 2-2 del 2014 e poi un acuto per brindare all’1-0 del 2017. Per la cronaca anche Insigne è a zero con l’Inter in trasferta, a dispetto del tris calato in faccia al Milan in carriera proprio a San Siro. Questione di prospettive.

GOL SCUDETTO – Statistiche a parte, sembrano assolutamente forieri di ottimi auspici i due gol firmati da Osimhen nello spazio di tre giorni con la Nigeria nelle qualificazioni mondiali: uno su rigore con la Liberia e uno su azione con Capo Verde. Bum-bum e via, il ritmo con la Nazionale è già quello dei giorni migliori e dunque ora non resta che suonare anche del sano rock azzurro. Gol scudetto, pesanti e importanti: è ciò che serve sin da domani, giorno della prima e vera sfi da di tre colori. Bianco, rosso e verde. E Osi: voce del verbo osare. O magari segnare.

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