Il “muro” Italia alla prova Lukaku. Ma un’altra squadra ha fatto meglio degli Azzurri

Un solo gol subito e appena cinque tiri incassati nello specchio della porta uniti alla capacità offensiva rendono gli Azzurri un ostacolo complicato per il Belgio

Dal nostro inviato Marco Pasotto

1 luglio – Monaco di Baviera (Germania)

A questo punto occorre onestà: in quanti, alle ore 20.59 del 10 giugno, pensavano che l’Italia a inizio luglio si sarebbe ritrovata fra le otto più belle d’Europa con un solo gol incassato in quattro partite? Pochi? Probabilmente pochissimi, una manciata di irriducibili ottimisti, nonostante i (più che) confortanti segnali lanciati dalla banda Mancini nei mesi precedenti. Perché insomma, un gol in quattro uscite è davvero l’ingrediente segreto – non l’unico, certo – di questa squadra che stupisce da 36 partite. Ovvero da quando Mancini ne ha raccolto le macerie, riedificandola con istruzioni capaci di mettere insieme le due essenze del calcio: la capacità offensiva e la solidità difensiva. Il secondo aspetto ci vede protagonisti assoluti in questo torneo: un gol preso, alla pari del Belgio. Meglio ha saputo fare soltanto l’Inghilterra, che fin qui è rimasta del tutto illibata ma ha segnato col contagocce. Noi invece vantiamo una differenza reti complessiva di +8, la migliore di tutte.

Protezione

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E siccome abbiamo parlato di onestà, ci sta anche una seconda domanda: quanti pensavano che Donnarumma se la sarebbe cavata così placidamente, senza scossoni nonostante l’epocale cambio di maglia piovuto – con tanto di visite mediche romane – proprio in mezzo agli Europei? Placido nel senso di approccio tranquillo. Nessuna tensione, nessuna ansia, nessun logorio interno. Magari contro l’Austria non è stato perfetto ma in generale, quando è stato chiamato al lavoro, ha fatto il suo dovere. E in almeno un paio di circostanze ha chiarito perché è fra i migliori guanti al mondo. La sua numero 21, tra l’altro, è appena stata consegnata alla bacheca del Museo del Calcio di Coverciano: la maglia indossata contro l’Austria, infatti, è quella che ha permesso a questa Italia di superare il primato mondiale di imbattibilità detenuto da Zoff (1.168 minuti contro i 1.143 di Dino). Certo, i compagni hanno agevolato parecchio l’invidiabile condizione “contemplativa” di Gigio, proteggendolo nel migliore dei modi. Costruendogli in pratica un muro azzurro davanti. A quel poco che ha fatto breccia, poi, ha pensato lui. I numeri della fase difensiva in effetti spiccano parecchio, anche perché non erano per nulla scontati.

Il Belgio ci doppia

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A brillare è in particolare il dato dei tiri subiti nello specchio, che si fa interessante considerando le sedici squadre arrivate agli ottavi. Chiellini e soci hanno concesso le briciole. E non è un modo di dire: parliamo di 5 tiri nello specchio della porta in quattro partite. Ovvero una media di 1,3 a gara. In questa particolare casella non abbiamo rivali. Siamo davanti a tutti. L’Inghilterra insegue con 8 tiri, poi Danimarca e Repubblica Ceca con 9, Spagna con 10. Il Belgio? E’ a quota 11 (media di 2,8 a partita). Il primato ci sfugge se si allarga il discorso al numero di conclusioni subite complessive. In questo caso comandano Danimarca e Spagna con 24, segue la Germania con 25 e poi ci siamo noi con 28. Da segnalare il dato del Belgio: 56 tiri, esattamente il doppio del numero azzurro. Il dato è rilevante, così come lo è quello dei nostri gol presi: d’accordo, l’Austria ha interrotto un filotto virtuoso che ci ha visti immacolati per 11 partite, ma arriviamo da dodici partite di fila in cui abbiamo sempre vinto subendo soltanto la rete austriaca. E’ troppo banale dire che Lukaku è avvisato?

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