Il Milan ricerca il suo passato: contro la Lazio serve il vecchio Diavolo

Un anno fa Pioli sconfisse Sarri nel recupero e si lanciò sullo scudetto. Ora, senza Theo, prova a ripartire

Più o meno la sensazione di sconforto che assale un uomo di mezza età davanti alle foto dei suoi 20 anni sbucate da un cassetto: più capelli, meno pancia. Per il Milan sono passati solo 275 giorni (24 aprile 2022-24 gennaio 2023), eppure la sensazione di sconforto davanti al ricordo del Milan che affrontò la Lazio allora è simile. Troppo diverso da quello che scenderà in campo stasera. Quello, vincendo 2-1, conservò i 2 punti di vantaggio sull’Inter che avrebbe difeso nelle ultime 4 giornate; questo, eliminato in Coppa Italia e sconfitto in Supercoppa, che non vince da 5 partite, al momento dista 12 punti dal Napoli capolista. Il Diavolo ha un vantaggio sull’uomo di mezz’età: fa ancora in tempo a perdere la pancia e ritrovare i capelli. Può ancora tornare com’era. A queste condizioni.

INDIFESI

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Primo: ritrovare solidità difensiva. Minuto 4 dell’ultimo Lazio-Milan: Milinkovic-Savic crossa da destra, Kalulu lascia colpevolmente sfilare la palla, Immobile anticipa Tomori e mette in rete il vantaggio. L’errore della giovane coppia, rivelazione del torneo, è stato l’eccezione in un campionato impeccabile: la difesa di Pioli è stata la migliore (solo 31 gol subiti). Non è ancora terminato il girone d’andata e il Diavolo ne ha già incassati 20, 6 più del Napoli. Gli errori sono diventati regola e non eccezione. Kalulu e Tomori non si sono confermati ad alto livello. Ma non è solo colpa loro. Spesso è mancata la protezione alla difesa. L’utilità fisico-tattica di Kessie è stata sottovalutata. Il Tonali che a Riad ha consegnato le pistole a Dzeko non è lo stesso leone di quel Lazio-Milan. Tutti i rossoneri devono ritrovare il furore da scudetto. Il recupero del solido Krunic, che giocò uno spezzone all’Olimpico un anno fa, può essere utile per ridare energia a una mediana atleticamente affannata. Il bosniaco, Pobega o Vranckx possono offrire un’interpretazione più fisica al centro del tridente: più peso nell’aggressione all’area e nell’interdizione. Anche se Pioli potrebbe confermare la fede in Diaz.

SENZA CIRO

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Dopo il gol-lampo di Immobile, il Milan venne tenuto in vita da due uscite provvidenziali di Maignan. Tatarusanu non può avere la plasticità e il carisma rassicurante del portiere francese, ma deve assicurare il massimo del suo rendimento nel momento cruciale della stagione. Rispetto all’ultimo incrocio mancherà Immobile, uno che ha segnato 83 gol negli ultimi tre campionati. Buona notizia per il Diavolo, ma fino a un certo punto. Ciro era un pericolo costante, ma dava punti di riferimento. Contro il tridente liquido di Sarri, che cercherà di aprirsi spazi verso la porta con incroci e movimento continuo, la difesa rossonera, quest’anno vulnerabile alla distrazione, dovrà garantire il massimo della concentrazione per leggere in anticipo spostamenti e traiettorie. Zaccagni sta vivendo una stagione di grazia realizzativa (già 7 reti), Felipe Anderson ha preso il vizio di impallinare le grandi: Inter, Atalanta, Roma. Milinkovic-Savic è tornato avvilito dal Qatar. Sperava di fare molta più strada con la sua nazionale e di mettersi in vetrina. La prospettiva juventina si è ristretta parecchio visti i guai della Signora. Ma incrociare i campioni d’Italia è una buona occasione per svegliarsi, la scossa giusta per riattivare l’orgoglio e rimettersi in vetrina. Le lodi pubbliche di Sarri a Luis Alberto hanno consacrato il ritorno dello spagnolo tra i titolari dopo un girone diplomaticamente complicato. Significa che la Lazio garantirà alta qualità di palleggio, amplificato da un tridente offensivo, senza prime punte, portato alla manovra. Di conseguenza il Milan dovrà essere disposto al sacrificio collettivo per recuperare la palla. Corto, affamato e compatto. Lo scorso anno il Diavolo lo era sempre. Quest’anno molto meno.

STELLE E CUORE

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Torniamo a Lazio-Milan di un anno fa. I rossoneri pareggiano al 50’. Theo Hernandez calibra un lungolinea per Leao che s’ingoia Radu e assiste l’1-1 di Leao. Theo e Leao furono i migliori all’Olimpico, devastanti e incontenibili; a Riad sono stati tra i peggiori. Pioli non ha scampo: se vuole ritrovare il Milan perduto, deve riuscire a riaccendere le sue stelle. Stasera non potrà far brillare Theo, rimasto a Milano infortunato. Dovrà aggrapparsi a Leao, l’uomo scudetto, e ritrovare i gol di Giroud, il centravanti che lo ha marchiato con reti decisive. Il francese, tornato svuotato e sconfitto dal Mondiale, non segna in rossonero dal 5 novembre. Ma se non lui, chi altro? De Ketelaere e Origi, quelli arrivati in estate per rimpolpare l’arsenale offensivo, ne hanno sparato uno in due. Ma è soprattutto il gol-partita alla Lazio di un anno fa a suggerire come dovrà essere il Milan stasera. Arrivò perché Rebic sradicò una palla da piedi laziali con una rabbia che non ha mai più mostrato. Arrivò perché al 92’ tutto il Milan ci credeva ancora e ha riempito l’area di Sarri. Arrivò perché Tonali si avventò con fede e furore sulla sponda di Ibrahimovic e trascinò la palla in rete, come avrebbe fatto pochi giorni dopo a Verona, per due volte. Palloni da scudetto. Rabbia, fede, furore collettivo. Il Milan di Lecce e della sconcertante prestazione di Riad, deve ritrovare prima di tutto lo spirito giusto, se vuole assomigliare alla fotografia felice di un anno fa. Con i capelli lunghi e la tartaruga addominale.

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