Il Milan passa, ma che fatica: Genoa piegato ai supplementari

A San Siro finisce 3-1 con gol di Ostigard, Giroud, Leao e Saelemaekers. I rossoneri troveranno la vincente di Lazio-Udinese. La panchina di Sheva resta pericolante, ma il Grifone dà cenni di vita

Marco Pasotto

13 gennaio – Milano

Dagli amici mi guardi Iddio. Andriy Shevchenko deve averlo pensato anche stavolta, dopo aver visto com’era già finita in campionato a Marassi. Contro il “suo” Milan due gare, sei schiaffi, zero punti, addio alla Coppa Italia. E panchina che magari non salterà stavolta, ma resta evidentemente col boia pronto a entrare in azione. Il Genoa si illude e poi ai quarti ci finisce il Milan, che la porta a casa con un 3-1 maturato ai supplementari – non il massimo quando c’è emergenza d’organico – facendo valere il maggiore tasso tecnico, la prorompenza dei cambi e svegliandosi con rabbia dal supponente torpore del primo tempo.

Diciamo che la cattiveria esibita in campionato è un’altra storia. Se a Sheva sarà concessa un’altra occasione per restare in sella (al momento siamo fermi a una vittoria in 11 uscite) è grazie alla prima ora di gara, che il Genoa ha interpretato in modo convincente sia in termini tattici, sia nell’atteggiamento. Potrebbe essere un principio di rinascita, ma occorrerà continuità immediata già lunedì a Firenze. Il Milan intanto prosegue il suo viaggio immacolato del 2022. Alla rete di Ostigard hanno risposto Giroud, Leao e Saelemaekers, gli ultimi due nei supplementari.

Le scelte

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Pioli, un po’ per costrizioni mediche, un po’ per gli assenti in Coppa d’Africa e un po’ per normali rotazioni, ha cambiato la squadra per sei undicesimi rispetto al Venezia. Riverniciata totale in attacco: dentro Messias, Maldini (debutto in Coppa Italia contro il Genoa come papà Paolo 37 anni fa: tutto molto romantico) e Rebic, con Giroud al posto dello squalificato Ibra. Poi, Krunic per Bakayoko e il lieto ritorno di Tomori al centro in coppia con Gabbia, con Kalulu spostato a destra al posto di Florenzi. In porta Maignan. Sheva ha perso negli ultimi giorni Cambiaso e rispetto alla catastrofica sconfitta con lo Spezia ha dovuto rinunciare anche a Fares (motivi di mercato), Rovella e Criscito (postumi di guai muscolari e da Covid), oltre ad altri due giocatori risultati positivi l’altro ieri. Cambio di sistema: da 3-5-2 a 4-3-3 con attacco affidato a Ekuban, Caicedo e al debuttante Yeboah. Avanti tutta, insomma. Un cambio tattico che ha pagato perché, molto semplicemente, il Genoa ha occupato gli spazi molto meglio rispetto al consueto. I tre attaccanti si sono mossi parecchio, offrendo a turno profondità e soluzioni ai portatori di palla, Portanova e Melegoni si sono alternati con intelligenza negli inserimenti e la difesa è rimasta sempre molto compatta. Limitare tutto all’aspetto tattico però sarebbe sbagliato. A cambiare registro è stato anche l’atteggiamento, con una squadra con la testa evidentemente molto più leggera rispetto al peso del campionato. Cosa che ha sciolto le idee dei giocatori più tecnici.

Tomori k.o.

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Approccio, spirito. Ovvero ciò che per una parte di gara è mancato al Milan e la tirata d’orecchie è doverosa perché una squadra che ambisce a fare il definitivo salto di qualità non può permettersi superficialità in un impegno ufficiale. Le ultime partite di campionato, trionfali su tutta la linea, hanno evidentemente prodotto un eccesso di certezze e anche un pelo di presunzione poco gradita. Agevolata forse dalla grande giocata personale di Maldini e dalla traversa di Krunic nei primi quattro minuti. Insomma, dev’essere sembrato già tutto comodamente in discesa, ma la realtà dice che il Milan del primo tempo è finito lì. Dopo 360 secondi. Scarso il supporto di Krunic a Tonali, ma soprattutto un disastro davanti: Giroud poco servito, Messias poco ispirato, Maldini poco presente, Rebic poco pulito nelle giocate, anche se della batteria offensiva è stato il più vivace. Il Genoa, sciolto nelle gambe e nella testa, e ben disposto, ha iniziato a capire che poteva combinare qualcosa di interessante intorno al quarto d’ora. Prima Vanheusden ha chiamato Maignan a una parata bassa tutt’altro che banale, poi (17’) il Grifone è passato: angolo di Portanova e testa vincente di Ostigard, completamente dimenticato da Hernandez. Milan senza cattiveria ma anche sfortunato: al 23’ è finita la partita di Tomori, fuori per un risentimento al ginocchio (dentro Florenzi, con Kalulu centrale). Difesa senza pace, infermeria perennemente piena. E Genoa ancora pericoloso allo scadere con Portanova, fuori di un soffio.

Rafa lo spacca-gara

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Il 90 rossoblù è andato a tanto così dal raddoppio anche in avvio di ripresa, poi è stato Semper a salvare la sua porta davanti a Gabbia. Al quarto d’ora triplo cambio per Pioli: Leao per Rebic, Diaz per Maldini e Bakayoko per Krunic. Sheva ha cambiato Caicedo con l’ex Destro. Le mosse del tecnico rossonero hanno aumentato il peso offensivo del Diavolo soprattutto a sinistra, dove è tornato in vita il super tandem Theo-Leao. Un paio di percussioni del portoghese hanno abbassato parecchio il Genoa e al 24’ il Milan ha riacciuffato il match: magnifico cross di prima intenzione di Hernandez (praticamente un no look) e altrettanto magnifica inzuccata di Giroud, che ha sovrastato Vasquez. Il francese ci ha riprovato pochi minuti dopo e la partita si è indirizzata fortemente su tinte rossonere. Milan installato nella metà campo rossoblù, Genoa con la testa fuori dall’acqua solo di rimessa, sporadicamente, ma rossoneri comunque incapaci di bissare il guizzo vincente. Supplementari, quindi. E ancora Milan. Prima Leao (super Semper), poi Tonali (fuori per millimetri), quindi Hernandez (alto da ottima posizione). E infine i gol della vittoria, uno per supplementare. A firmare il vantaggio è stato il più meritevole, ovvero Leao, assistito però dalla buona sorte: il sinistro che sbatte lento e beffardo sul palo di Semper per poi infilarsi in rete era un cross sbagliato. E lui mostra di saperlo bene. Poi il sigillo di Saelemaekers, imbeccato da Hernandez. Nel finale un altro debutto di un Primavera rossonero fra i grandi: stavolta è toccato a Roback, svedesino arrivato dal Malmoe. Ibra sarà molto soddisfatto.

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